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STORIA - TRADIZIONI

Oltre il fosso, il Casone

Un ricordo per non dimenticare il passato

di Augusta Baldan

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 84

Vorrei fermare nel tempo le ultime testimonianze di una realtà che sta scomparendo; conoscere la storia, l'iconografia artistica, l'evoluzione dal 500 ai giorni nostri.

Il mio impegno consiste proprio nella rivalutazione della dimensione estetica di queste originali abitazioni soffuse di chiara poesia, in armonia con la natura e i suoi stessi colori.

Il perché di questo mio desiderio e interessamento è presto detto. È un fatto che è nato spontaneamente nel mio animo come una margherita in un prato, come un papavero in un campo di grano.

La vita del casone io l'ho vissuta intensamente. Sono i ricordi della mia infanzia, le prime note di poesia e di mistero che sono scese nel mio animo. Il casone era là, poco lontano dalla mia casa. Bastava passare il fosso, e in estate era possibile, per raggiungere il casone: là c'erano le grida gioiose di tanti bambini, i miei amici. La porta era sempre spalancata. Il pavimento in terra battuta molle tenero e fresco sotto i miei piedini scalzi.

Ricordo il sapore di un mondo antico, un odore di fumo, di polenta abbrustolita e l'acre profumo del vino.

"El fogo… le bronze de casteloni, la torta margarita so 'na teciona de rame col fogo soto e sora…"

Non sempre, ma qualche volta potevo entrare furtivamente nella camera da letto.

Dai cassetti dell'armadio nero un odore strano si spandeva intorno, un odore misto di stantio di mele cotogne e, in bella mostra, i "payoni de scartozzi" l'erba menta che invadeva l'aria di profumi e l'"osmarin posà al riparo del camin de la cavarzerana"!

E di notte quanto mistero, quanta poesia!

Si vedeva la luna calare "da drio el cason" verde, livido, tremante di paura, e il lume a petrolio si accendeva su la finestrella.

Era una luce che durava poco ed era subito notte, notte profonda; e come dice il poeta: tacevano le piante, gli animali, le cose.

È un silenzio che oggi noi non conosciamo più.

Il ritmo frenetico della nostra vita ha distrutto tutta la poesia del silenzio impedendo al pensiero di vivere la sua vita, la sua stessa intimità.

Qualcosa di misterioso, di umano, di sacro si è spento per sempre nella grande fiammata del casone.

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Come citare questo articolo

Augusta Baldan. “Oltre il fosso, il Casone”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/oltre-il-fosso-il-casone/

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