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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Una scuola che fa scuola

L'Einaudi di Badia Polesine frequentato da studenti di quattro province. I tre corsi di studio offrono risposte aggiornate alle reali richieste di una società che si evolve

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 144–146

Un incredibile trend di crescita caratterizza l'Istituto "L. Einaudi" di Badia Polesine. Nato da una necessaria azione di riconversione scolastica, a seguito dell'esaurirsi delle motivazioni che stavano alla base dell'istituzione concepita al suo nascere come istituto tecnico femminile, nel 1980-81, giusto dieci anni fa, prendeva l'avvio il corso di studi ad indirizzo biologico sanitario. Sul nuovo troncone sperimentale nel 1982-83 veniva innestato un altro tralcio, destinato a dare in breve i suoi frutti, ovvero l'indirizzo linguistico, specializzato nelle lingue moderne. Alla fine l'ultima operazione, anche questa ottimamente riuscita: nell'anno scolastico 1988-89 nasceva il primo Igea della provincia.

Un lavoro continuo di ampliamento e di adeguamento alle nuove esigenze di una società che rapidamente si trasforma, che ha portato il nuovo I.T.F. badiese dal primo timido corso sperimentale del 1980-81 a strutturarsi come uno degli istituti polesani a più consistente richiesta di utenza. Cosicché, con il prossimo avvio dell'anno scolastico 90-91, varcheranno i cancelli dell'Einaudi circa 850 alunni, distribuiti in 37 classi, di cui 13 per il biologico sanitario, altrettante per il linguistico ed 11 per l'Igea, il cui corso di studi giunge al terzo anno.

L'istituto badiese è una consistente fucina di promozione umana, che accoglie ragazzi provenienti, oltre che dal Polesine, anche dalle vicine province di Padova e Verona, e perfino da Sermide in provincia di Mantova, un'utenza scolastica che ha costituito la necessaria premessa per l'impostazione di nuove linee di trasporto pubblico quali la Stienta-Gaiba-Badia, la Fiesso Umbertiano-Badia e, da fuori provincia, la Montagnana-Merlara-Castelbaldo-Badia, che vanno ad aggiungersi alle tratte preesistenti, facendo della cittadina altopolesana una autentica "capitale di bacino" dell'area occidentale della provincia.

Ma quali sono le reali possibilità offerte dai tre corsi di studio dell'istituto badiese?

Ce le illustra il preside prof. Fausto Merchiori.

– Quali le prospettive per i giovani che si iscrivono al Biologico-Sanitario?

“Il titolo che si acquisisce frequentando l'indirizzo Biologico-Sanitario è quello di tecnico di laboratorio chimico biologico. Va dunque ben precisato – sottolinea il preside – che lo sbocco del corso di studi non è la professione di assistente sociale, ma quella di analista, che effettua analisi di laboratorio presso strutture pubbliche o private. Oltre che nel reparto della sanità, i giovani che escono dal biologico di Badia possono trovare occupazione in istituzioni pubbliche o private che operino nell'ambito delle scienze dell'alimentazione e dell'igiene ambientale. L'accesso all'Università si configura interessante per la frequenza di facoltà tecnico-scientifiche quali ad esempio Scienze biologiche o chimiche, oppure Farmacia o Tecnologia farmaceutica.

Particolarmente adatti si configurano per i diplomati del biologico i corsi di tipo paramedico presso l'università, che offrono una specializzazione intermedia tra il medico e l'infermiere, come i tecnici di radiologia, i fisioterapisti e molti altri che danno vita a professionalità molto interessanti per il supporto del sistema sanitario. A questo proposito va detto che il decreto ministeriale 189, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 Agosto 1988, dà l'opportunità ai tecnici di laboratorio medico – e quindi ai nostri diplomati – di accedere ad idonei concorsi, riservati dall'Ulss a questa specifica professionalità, senza frequentare il triennio di specializzazione richiesto per gli altri candidati. Va ricordato ancora come l'impegno degli studenti trovi, specie nel quarto anno, lunghi periodi di tirocinio in aziende del settore anche durante i mesi estivi”.

– Analizziamo ora, sig. preside, lo sbocco del linguistico.

“Il corso, ad indirizzo moderno, si distingue da quelli tradizionali per uno spazio, che definirei vitale, dato alla terza lingua e all'apertura del piano di studio verso le discipline giuridiche ed economiche e a quelle dell'area scientifico-informatica, con l'acquisizione quindi di questo nuovo fondamentale linguaggio sempre più importante oggigiorno.

Per quanto riguarda le possibilità professionali, va detto innanzitutto che il corso di studio è stato concepito in funzione di una prosecuzione nell'ambito universitario. Oltre alle lingue, gli studenti che acquisiscono questo tipo di maturità, potranno iscriversi a facoltà di tipo giuridico o economico.

Per chi intenda comunque inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro, le opportunità certamente non mancheranno come dimostrano interessanti esperienze in proposito”.

– Veniamo all'ultimo nato, l'Igea.

“L'I.G.E.A. è stato autorizzato dalla direzione tecnica del Ministero della Pubblica Istruzione al fine di adeguare la tradizionale professionalità del ragioniere alle mutate esigenze della società, anche in vista delle prossime scadenze comunitarie. Si tratta pertanto di un arricchimento del profilo professionale del ragioniere, con l'apporto di ulteriori contenuti nell'ambito di discipline quali l'informatica, le lingue straniere e le tecniche aziendali. La risposta molto lusinghiera degli alunni per quanto riguarda le iscrizioni a questo nuovo corso è una riprova della bontà della via intrapresa, che soddisfa una reale necessità di utenza scolastica in un ampio raggio che spazia su tre province: l'alto Polesine, il basso Padovano e la fascia orientale della provincia di Verona”.

– Il fatto che tutti e tre gli indirizzi di studio siano di tipo sperimentale non pregiudica in qualche modo il concetto di stabilità dell'istituzione scolastica?

“Un tempo effettivamente il termine ‘sperimentale’ era inteso, erroneamente, come precario ed istabile. Oggigiorno fortunatamente si è chiarita la sostanza. Genitori ed alunni hanno compreso che ‘sperimentale’ significa continua attenzione per le reali esigenze della società con l'introduzione di piani di studio adeguati; inoltre comporta l'approfondimento costante delle metodologie didattiche, con un confronto assiduo su di esse da parte degli insegnanti. ‘Sperimentale’ diventa allora sinonimo di impegno, serietà e attualità del corso di studi”.

– Come riesce l'istituto a far fronte alla continua crescita di iscrizioni?

“La sensibilità dell'Amministrazione Comunale di Badia Polesine, che ha ben compreso l'esigenza di spazi moderni ed adeguati, è stata per noi uno stimolo per continuare nella via intrapresa, che gode degli incoraggiamenti del Provveditorato agli Studi di Rovigo e del coinvolgimento attivo dell'Amministrazione Provinciale. Ai due blocchi recentemente edificati, in tempi molto brevi grazie al ricorso alla tecnica dei prefabbricati, si aggiungerà quanto prima un terzo blocco attrezzato con laboratori quanto mai indispensabili per l'indirizzo biologico. Tutto ciò resta comunque al di sotto delle reali necessità dell'istituto che, per far fronte all'utenza di 840 alunni, è attualmente frantumato in varie sedi. Direi che una soluzione radicale del problema debba essere quanto prima studiata e definita dagli enti responsabili per l'edilizia scolastica”.

A far eco alle osservazioni del preside Merchiori, sottolineando in positivo gli sforzi disinteressati di docenti ed amministratori locali a favore di una crescita dell'istituto, interviene il presidente del Consiglio di Istituto geom. Franco Veronese, sopraggiunto nel frattempo.

“Sono orgoglioso – ci dice il presidente dell'istituzione – di collaborare alla gestione di questa scuola che, per lo spirito che la anima è certamente unica nel Polesine. Dei miei due figli, uno frequenta l'indirizzo biologico-sanitario, l'altro l'Igea. Io abito a Rovigo e ho scelto, di comune accordo con i miei ragazzi, questa istituzione scolastica per il clima di armonia e lavoro che la caratterizza. E come presidente del consiglio di Istituto posso veramente dire che qui si lavora con uno spirito unitario e di apertura; ben al di là di quelli che sarebbero i compiti stabiliti dai decreti delegati, in altre realtà scolastiche spesso interpretati soltanto in senso burocratico. Ho notato una grande disponibilità degli insegnanti e degli amministratori locali per superare alcuni problemi contingenti ed accogliere nuovi impegni provenienti da sollecitazioni esterne. Un interessante esempio in questo senso è il ‘controllo dell'acqua’ in chiave didattica fatto dagli alunni del biologico, con un interesse quindi verso i problemi reali della società nella quale i giovani si apprestano ad entrare come professionisti consapevoli ed attivi”.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Una scuola che fa scuola”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-scuola-che-fa-scuola/

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