E’ tornato al suo posto, dopo lungo e complesso intervento di restauro, il prezioso organo settecentesco della parrocchia di Lion di Albignasego, che conta 572 canne di legno e lega di piombo e stagno. Un ritorno che la parrocchia ha festeggiato con un grande concerto dell’organista Silvio Celeghin, docente del Conservatorio “Marcello” di Venezia.
Questo è quanto si è letto sui quotidiani, senza sospettare come lo storico organo padovano da poco restaurato sia legato alla storia del Polesine ed in particolare a quella di Castelguglielmo.
Ripercorrendo le vicende di questo strumento, costruito nel 1790 dal veronese Girolamo Zavarise, si scopre infatti che questo pregevole organo era collocato nella chiesa di Castelguglielmo.
Solo nel 1910, dopo 120 anni di permanenza a Castelguglielmo, fu acquistato dalla parrocchia di Lion per 1350 lire. Con il recente restauro è stato accertato che l’organo è l’unico fra quelli antichi, presenti nelle chiese del Padovano, realizzati interamente dallo Zavarise.
Oggigiorno, a ragion veduta, non possiamo che rimpiangere l’alienazione del bene che si configura come una grande perdita per la parrocchia di Castelguglielmo. Uno strumento che nei primi anni del ‘900 era ritenuto inservibile e venduto “per vetustà e mal uso ridotto quasi inservibile” come riporta lo scrittore Pio Mazzucchi nella sua “Cronaca di Castelguglielmo” redatta in quegli anni.
Certamente, a quel tempo, non veniva apprezzato il suo grande valore, come risulta anche da due lettere autografe, recentemente ritrovate, scritte, nel 1907, dal maestro Marco Enrico Bossi, direttore del Liceo musicale “G.B.Martini” di Bologna, che all’epoca godeva di grande fama sia come compositore che concertista d’organo ed era considerato una vera autorità nell’ambito dell’attività organistica e organaria.
L’illustre personaggio non prendeva in considerazione minimamente l’ipotesi di un restauro dell’organo settecentesco, consigliando alla signorina Marina Pelà, nota benefattrice di Castelguglielmo, di affidare la costruzione del nuovo organo al torinese Carlo Vegezzi Bossi, “considerato l’organaro più rappresentativo in Italia di quel periodo”. Per questo lavoro “di così grande impegno artistico e finanziario”, la scelta della signorina Pelà cadde quindi “su questa persona ritenuta più qualificata e autorevole”.
La realizzazione fu abbastanza rapida e l’arrivo del nuovo organo è così ricordato da Pio Mazzucchi nella sua Cronaca in data 24 giugno 1909: “Dalla stazione di Badia si trasporta chiuso in grandi casse, su quattro carri, il nuovo organo, del peso complessivo di cinquantasei quintali”. E il 25 giugno: “Suonano a distesa le campane per festeggiare l’arrivo dell’organo”.
E in data 5 settembre 1909: “Grandi festeggiamenti in chiesa, per l’inaugurazione del nuovo organo, costruito dalla rinomata fabbrica pontificia del cav. Carlo Vegezzi Bossi, di Torino. La mattina, messa solenne celebrata da mons. vescovo Pio Tommaso Boggiani, accompagnata dal cav. Oreste Ravanello, di Padova, maestro della cappella antoniana. Nel pomeriggio alle ore 4 concerto d’organo, eseguito dallo stesso maestro Ravanello; e alla sera, in piazza, la rinomata banda di Castagnaro, svolge il suo ricco programma di scelti pezzi. Alcuni fuochi d’artifizio chiudono la festa, alla quale intervenne buon numero di curiosi, anche dai paesi limitrofi”.
Questo strumento, costruito con nuovo sistema (per allora) pneumatico tubolare, fu posto, ampliandolo, all’interno della precedente cassa e dell’antica cantoria. Ha una consolle a due tastiere di 58 tasti ricoperti di avorio e ebano, una pedaliera di 27 pedali di rovere con tasti cromatici ricoperti di legno di ebano.
Per i materiali usati, la perfezione del lavoro e l’equilibrato impianto fonico, il Vegezzi Bossi può essere paragonato soltanto al celebre organaro francese dell’800 A. Cavallier Col.
Il collaudatore Oreste Ravanello, sopra ricordato dal Mazzucchi, era insegnante d’organo al Liceo musicale “B.Marcello” di Venezia e, dal 1912, direttore del Liceo musicale di Padova. Si dedicò all’attività concertistica, compose musica vocale sacra e fece parte a Venezia della Commissione per il rinnovamento del canto sacro, nominata dal Patriarca cardinale Sarto, il futuro Papa Pio X.
Per il pagamento del nuovo organo, oltre ai contributi della signorina Pelà, i parrocchiani di Castelguglielmo escogitarono mille strategie: raccolte di fondi, lotterie, tombole e feste di beneficenza e, perfino, l’allevamento da parte degli agricoltori del paese di vitelli, la cui vendita era appositamente destinata a tale scopo.
Ma per la chiesa di Castelguglielmo non si parla soltanto di questi due organi: quello dello Zavarise del 1790 e del Vegezzi Bossi del 1909. Desta perplessità il ritrovamento fatto nei primi anni del ‘900 da alcuni operai, mentre stavano effettuando lavori di ripristino in questa chiesa parrocchiale.
Riporta, infatti, il Mazzucchi: “…furono poste allo scoperto tre iscrizioni fatte a mano, con carboncino, o matita rossa, in caratteri grossi e leggibilissimi. A sinistra del lettore: ‘In questo volto vi era l’organo ed è stato desfato a dì 7 agosto l’anno 1790 e quel nuovo fu fatto dal 1791 io Guido Guido’. La seconda, in mezzo: ‘questo volto fu fatto da Nicolò malveto detto bocardo e il manuale sisto alegro’. La terza, a destra: ‘Calido calidorum Professor magnus organorum Castrum Gulielmi’”. Furono scritte da operai addetti ai lavori, e si capisce che il Guido ha voluto far memoria del fatto: cosa la quale comprova che la forma della chiesa non era quella d’oggigiorno”.
Noi riteniamo che la terza citazione dell’operaio facesse riferimento ad un organo del Callido, il primo dunque presente a Castelguglielmo demolito per lasciare posto a quello dello Zavarise, sostituito infine dal Vegezzi-Bossi. Uno strumento quest’ultimo di quasi cento anni che attualmente si presenta molto malandato, per il cui restauro si prevedono spese ingenti e insostenibili dalla parrocchia. C’è però la promessa dell’Amministrazione comunale di un suo interessamento presso la Regione Veneto al fine di ottenere un consistente contributo.
Si spera, pertanto, che lo strumento possa essere riattivato e il lavoro possa essere ultimato almeno per il 2009, anno in cui ricorre il centenario della sua costruzione.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Gli organi di Castelguglielmo”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-organi-di-castelguglielmo/