Un cucchiaio da cucina, semplice oggetto quotidiano, quello con cui mangia sua figlia, è divenuto oggetto di una foto, dando vita ad un’immagine poi stampata su un segnalibro. Sul retro, a racchiudere il senso della vita, del lavoro e della propria passione, è incisa una frase di Marcel Proust: “L’unico vero viaggio, l’unico bagaglio di giovinezza sarebbe non andare verso nuovi paesaggi ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è”.
Per Davide Rossi, artista di Polesella, “la fotografia è un ampio spazio in cui è compresa la poesia; una forma di espressione agli antipodi della tecnologia, spesso lasciata in disparte, ma in cui – così si descrive l’artista – mi riconosco. Con le tecniche di sviluppo dei primi anni dell’Ottocento, un’arte che sta scomparendo, ogni risultato diventa un pezzo unico, bastano strumenti semplicissimi”. La sua è una mente attenta anche alle più piccole cose del mondo, soprattutto ai particolari quotidiani che, spesso, vengono lasciati come sfondo ai giorni frenetici, alla ricerca di sempre nuovi abbagli.
Davide Rossi, fin da bambino, affronta il mondo con occhi curiosi. Nel 1994, quando per lui la fotografia è ancora un gioco, decide di avvicinarsi alle più significative tendenze dell’arte contemporanea. Frequenta Marcel Durand, in Francia e, attratto dal fascino della fotografia nel cinema, sbarca a Hollywood, negli studi della Warner e della Universal, per un seminario sull’importanza dell’uso delle luci sul grande schermo negli anni ‘30 e ‘40.
Prende come esempio il grande fotografo di quel tempo, Luxardo, per le immagini fatte di icone fisiche e spirituali. Nel 1998, Attilio Pavin, uno dei suoi maestri, lo stimola a uscire dagli schemi e dal prospetto reale con il solo uso della macchina fotografica. Capisce che “ogni esperienza va vissuta come un viaggio di formazione”, percorso che lo porterà a vincere un premio per l’opera “Reserved Seata” al “The Inc International Exhibition” in California.
L’idea di unire tecniche di pittura e disegno alla fotografia e l’uso dei materiali Polaroid come forma espressiva, arricchisce e accelera il desiderio di misurarsi verso i limiti del proprio ardore creativo. Dopo anni di studio dedicati alle tecniche di stampa, tra cui la carta salata, la cianotipia, la callitipia, la stampa bruna, la gomma bicromata, nel 2005 viene ufficialmente riconosciuto come uno dei 200 artisti in tutto il mondo che praticano la fotografia alternativa.
Per Davide Rossi non ci sono tempi lavorativi o medie di lavoro. Ogni scatto deve essere il linguaggio con cui arrivare alla sensibilità dell’interlocutore. Ogni progetto deve “rendere al massimo una espressività, essere rappresentativo indipendentemente dai costi dei materiali e di lavorazione. Una sola immagine – ammette – può richiedere giorni, settimane, mesi di lavoro. In un mondo in cui velocità, tecnologie e consumismo stanno soffocando il pensiero e la comprensione dell’espressione artistica prendere una strada contromano, è spesso una sfida difficile”.
Dal 1 aprile al 30 maggio 2006, Rossi ha raggiunto il Museo d’arte contemporanea di Orebro, in Svezia, dove ha affiancato una ventina di colleghi, tra i più famosi al mondo, in una esposizione collettiva internazionale sulla stampa d’arte, incentrata su “Il cianotipo”. “E’ una tecnica inventata dall’astronomo inglese John Herschel nel 1839, ancora oggi molto utilizzata in particolare a scopo creativo – spiega Rossi -. La caratteristica peculiare di questo procedimento è quella di produrre immagini di colore blu. Rientra a tutti gli effetti fra le stampe d’arte ed è il procedimento più antico, insieme alla carta salata”.
Dopo il successo della manifestazione, Davide Rossi anticipa il contenuto di “The book of art and artist”, il primo libro a diffusione mondiale nel quale sono presenti gli artisti di “AlternativePhotography.com” con le loro opere e le descrizioni dei procedimenti usati, un punto di riferimento per le gallerie, uno stimolo per i gruppi di appassionati, nonché fonte di ispirazione anche per gli stessi rappresentanti di questo tipo di fotografia. Il libro, in uscita il prossimo Natale, potrà essere acquistato tramite il sito “AlternativePhotography.com”.
“Per istinto e sentimento, ho scelto di remare controcorrente, nella vita e nel lavoro, e poco mi importa della mode o tendenze, perchè ho trovato nella fotografia alternativa la vera rappresentazione del mio stile – conclude Rossi -. Due delle foto contenute nel volume, “A perfect imperfection” e “Contemplation”, rappresentano il mio più recente studio sulla stampa Van Dick e le ho realizzate appositamente per l’uscita del libro. La prima è stampa bruna su carta Fabriano artistico, collaggio carta 25gr/l; la seconda, stampa bruna su carta Pescia, collaggio carta 50gr/l, sviluppo in acqua e potassio bicromato 1ml/l diluito al 13,25%, sovraesposizione del 35% in fase stampa.
Davide Rossi e le sue foto artistiche trovano anche spazio, in una galleria permanente, sul sito internet www.alternativephotography.com, uno delle più autorevoli ‘location virtuale’ al mondo in materia di fotografia alternativa. Inoltre, un suo cianotipo, “Plastic Lady”, è attualmente conservato a Stoccolma (Svezia), nella sede dell’Alternative Photography, per il progetto “Showcase – a portfolio”, che si occupa dell’educazione e della promozione dei processi della fotografia alternativa nel mondo.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Davide Rossi e la fotografia”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/davide-rossi-e-la-fotografia/