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MUSICA & TEATRO

Minimiteatri

Da un fortunato incontro di artisti, un’idea nuova per fare teatro

di Sofia Teresa Bisi

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 116–119

Le più alte forme di espressione artistica si sono unite per ridursi “al minimo” e avvicinarsi sempre più al pubblico. È un recente merito del capoluogo polesano quello di aver dato origine a “Minimiteatri”, un’idea nata dall'incontro di personalità artistiche provenienti da diversi ambienti: Conservatorio, Teatro, Università, Accademia dell'arte.

L’obiettivo è quello di portare sulla scena ciò che nella vita è “minimo”: una stanza, oggetti quotidiani, abitudini, rapporti umani; ma anche il “minimo” in senso più ampio, le fondamenta dell'esistenza che risiedono tanto nella quotidianità tangibile quanto in quella dei valori essenziali.

“Minimiteatri” prende origine dalla volontà di sperimentare un tipo di teatro che metta insieme diverse forme di espressione artistica: musica, danza, recitazione, per realizzare una continua e inesauribile ricerca, volta a rendere fruibili le potenzialità della parola come suono, della musica come parola, della corporeità. Ogni luogo è teatro della vita: una stanza d'albergo, un appartamento o un giardino; analogamente ogni contesto “minimo” può divenire scena per Minimiteatri, il cui spettacolo “pilota”, intitolato “Cordis Duo”, ne rappresenta perfettamente l’estetica.

Gli spettacoli hanno un cast “minimo”, formato da pochi artisti, e un “minimo” allestimento che punta su pochi elementi densi però di significato. Tali scelte indirizzano le produzioni verso spettacoli agili, facilmente allestibili ma, al contempo, ricchi di spessore e di suggestione, nell'ottica di una ricerca teatrale e musicale finalizzata ad emozionare il pubblico e ad aprire le porte alla riflessione intima e personale. Il cast deve pertanto essere composto da artisti eclettici, poiché ogni spettacolo non può avere un autentico copione, ma si realizza tramite la rappresentazione di momenti emozionali e poetici che si vogliono “trasferire” e non narrare. Ogni evento diventa quindi unico e irripetibile, e al suo interno tutte le forme di espressione artistica concorrono alla realizzazione di emozioni.

Minimiteatri è un progetto attivo a Rovigo da poco più di anno, ma ha già avuto numerose occasioni di proporsi al pubblico riscuotendo successi e consensi che fanno pensare che anche negli spettatori sia vivo il desiderio di assistere alla messa in scena di eventi innovativi, alla ricerca di nuove forme di espressione artistica ed emotiva. Fautori fondanti di questo modo innovativo di vedere e proporre il teatro sono Letizia E. M. Piva e Gabbris Ferrari.

Letizia E. M. Piva è un’artista eclettica, attiva come strumentista d’arpa, solista e in varie formazioni cameristiche ed orchestrali con le quali ha effettuato numerose incisioni discografiche. Attrice e vocalist, impegnata nella ricerca vocale e sperimentazione, si esibisce in recitals e spettacoli teatrali; scrittrice di testi di teatro musicale per ragazzi sia originali che come riduzioni da libretti d’opera, da libretti di teatro o da fiabe e favole; ideatrice di manifestazioni legate alla cultura musicale giovanile; didatta di musica e teatro, svolge lezioni concerto, laboratori musicali per Enti e Istituti scolastici. Ha collaborato con molti Enti, Associazioni di rilievo tra cui: Fondazione Teatro La Fenice di Venezia; CeDi Centro Beni Culturali Ambientali di Rovigo; Teatro Stabile del Veneto; Federazione Cemat; Centro Ricerche Musicali di Roma; Istituto Musicale Europeo; Orchestra di Padova e del Veneto; Centro per il Teatro Musicale da Camera di Spoleto. Ha lavorato in diverse produzioni teatrali con importanti registi ed attori.

Gabbris Ferrari, nato a Rovigo, dove tutt’ora vive e lavora, affianca ad un attività come docente universitario e pittore, l’interesse per la ricerca grafica. Attualmente collabora come scenografo con il Teatro Sociale di Rovigo. Da anni segue gruppi teatrali e compagnie di danza, curando scenografie e scrivendo testi per il balletto. Importante nel suo percorso il legame con la Compagnia di Danza Contemporanea diretta da Elsa Piperno. La ricerca scenografica, il costume teatrale e la regia costituiscono i suoi interessi principali firmando, sia in Italia che all’estero, importanti allestimenti. Attivo anche in ambito didattico presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino e l’Accademia di Venezia dove occupa la cattedra di scenografia. La stampa e la critica specializzata hanno sempre seguito il suo lavoro con interresse.

Accanto a questi due personaggi, altri collaborano più o meno assiduamente con Minimiteatri. Luciano Borin, concertista e compositore, docente al Conservatorio di Padova, è attivo come insegnante sulla pedagogia del Training Funzionale della Voce. Sue composizioni vocali e strumentali sono state eseguite in importanti sedi concertistiche tra cui la Società del Quartetto di Vicenza e il Teatro Politecnico di Roma.

Thierry Parmentier, nato a Bruxelles, dopo la preparazione presso la Scuola Internazionale di Danza di Rosella Hightower, inizia un’intensa attività che lo porta a collaborare con importanti compagnie europee (Ballet Theatre Joseph Russillo, Parigi; Ballet du XX siècle de Maurice Bejart, Bruxelles; Ballet Contemporain de Karmen La rumbe, Bruxelles) ed italiane (Teatro Sociale di Rovigo; Compagnia La Piccionaia, Vicenza; Teatro del Lemming, Rovigo; Teatro Stabile di Trieste; Compagnia Teatrale del Teatro Stabile di Fiume). Tra il 1983 e il 1986 fonda le Compagnie “Lagos Dance Theatre” e “Era Acquario”. Inizia poi l’attività di coreografo. Dal 1993 tiene stages e corsi di perfezionamento dedicati alla danza contemporanea, al teatro-danza e alla danza-terapia.

Claudio Moretti, inizia ad esibirsi come cantante ed intrattenitore, ma ben presto si avvicina al teatro e diventa allievo di Giorgio Albertazzi. Ha fondato i “Beta Pictorus” un gruppo con cui affronta testi che egli stesso scrive, pensando al miglior utilizzo delle proprie doti vocali e sceniche. Affronta anche il cabaret con uno spettacolo tutto suo. Ha collaborato per alcuni anni con la compagnia Veronese Mini Teatro Immagina diretta da Alessandro Cherubini. Dirige da diversi anni dei laboratori teatrali per i ragazzi delle scuole medie Per il Teatro Sociale di Rovigo ha lavorato nel dramma “Matteotti ad Memoriam” con la regia di Gabbris Ferrari. Ha debuttato come mimo nell’opera “Il Barbiere di Siviglia” continuando poi questa esperienza anche in altre opere.

Stefano Skalkotos ha vinto il premio per la migliore interpretazione nel concorso Teatrale città di Vicenza, con uno spettacolo dal titolo “Confessioni di maschere” da lui stesso scritto, diretto e interpretato. Ha coordinato il laboratorio “Bottega Teatrale” a Padova; ha partecipato come attore coprotagonista allo spettacolo “Virus Pestis: Venezia 1640” per la regia di Gabbris Ferrari, al Teatro Bissuola di Mestre. Attualmente partecipa ai laboratori Zelig. Dal 2003 collabora per la produzione del programma “Munchies” in onda su MTV come doppiatore e autore. E’ anche autore di testi comici da lui stesso interpretati.

Giuliano Scaranello, diplomatosi in arte scenica e dizione con Ernesto Calindri, ha compiuto numerose tournèe in tutti i teatri d’Italia con diverse compagnie di prosa e di operetta. Recentemente si è dedicato alla regia lirica.

Anna Tringali, diplomata all’Accademia d’Arte Drammatica “Palcoscenico” del Teatro Stabile del Veneto C. Goldoni.Scelta tra i finalisti del Premio alla Vocazione Hystrio 2004 a Milano, è stata attrice in ‘Ippolito’ di Euripide con Luca Bastianello e Fiorella Rubino e in “Delirio a due” di Ionesco con la regia di Gabbris Ferrari. È attiva in serate di reading di poesie, come doppiatrice di pubblicità e in laboratori di teatro per le scuole.

Gli spettacoli

CORDIS DUO

AZIONE TEATRALE PER VOCI E MUSICA

Con: Letizia E. M. Piva, Luciano Borin. Regia: Gabbris Ferrari

Testi di Satie, Sports e divertissements; Gershwin, The man I love; A. Merini, Corpo d’amore; Bilhana (XI sec.), Le stanze d’amor furtivo; L. Piva e G. Ferrari, Cordis; M. Yourcenar, I trentatrè nomi di Dio. Musiche: Anonimo inglese del XVI sec, Over the mountains; E. Satie, Sports e divertissements; Gershwin, The man I love; F. Garcia Lorca, Anda Jaleo; L. Borin, improvvisazioni.

Una stanza con un pianoforte che lei non suona, ma che lui suonava divinamente. Lei ricorda anche le musiche che lui amava suonare: gli autori inglesi, Satie, Gershwin con vecchie canzoni. Lui era francese. Ci sono anche una lampada e un ombrello: se un ombrello racchiude un mistero può diventare un ottimo interlocutore. Lei vive in quella stanza dove c’è anche un attaccapanni con un cappotto che non le serve perché non esce mai. Lei parla da sola, sempre più spesso. Qualche volta si racconta cose che non ha mai fatto, cose mai accadute. Lui se ne è andato ormai da molto tempo ma la ferita non si rimargina. Lei ha preso la tenera abitudine di esprimersi, o meglio, di parlarsi con frammenti di poesie che adora, con brevi aforismi, piccoli brani di letteratura. Il racconto di quell’amore si arricchisce di dolci richiami, gli artifici della poesia danno l’illusione di poter rivivere la passione di un tempo. E ogni volta questo sortilegio le consente di riportarlo a casa: il francese, fargli suonare il pianoforte, gli stessi brani naturalmente e le stesse vecchie canzoni.

LE CORDE DELL’ANIMA

Con: Thierry Parmentier, Letizia E. M. Piva. Interventi grafici : Gabbris Ferrari Regia, scene e costumi: Thierry Parmentier

E’ uno spettacolo dove il piano della danza, dell’azione scenica e della musica s’intreccia con quello degli schermi su cui sono proiettate suggestive immagini, il filo conduttore della narrazione. Il lavoro di creazione e montaggio delle installazioni visive è il punto di partenza del lavoro e ne costituisce l’ispirazione. La danza crea monologhi e dialoghi fra i due protagonisti; l’azione scenica suggerisce i miti celtici; la musica dal vivo dell’arpa s’intreccia con le potenti suggestioni delle canzoni celtiche e di musiche nordiche, sia classiche che popolari. Tutto ciò rende lo spettacolo un evento ricchissimo di situazioni che si avvicendano tra loro, quasi una magia.

Si racconta dell’incontro tra lo spirito, rappresentato dalla femminilità, e il corpo, rappresentato dall’arpa. Il percorso parte da una fase di Avvicinamento e passa all’Esplorazione delle possibilità del nuovo ‘strumento’. Dopo la Perturbazione, cioè la difficoltà e perdita di equilibrio, lo spirito acquista una Nuova Prospettiva. Avendo sperimentato il dolore e la difficoltà, comprende di essere un tutt’uno con lo ‘strumento’ ed attraversa una fase di Simbiosi. Anche questa però rappresenta solo un passaggio che porta ad un distacco necessario per giungere ad un vero Equilibrio. Una volta trovato l’equilibrio tra spirito e carne, si compie l’elevazione finale: la contemplazione, l’Estasi. A questo punto lo ‘strumento’ non ha più nulla da dare e viene abbandonato.

PALMIERI – L’ABATE DEGLI ILLUSI

Musiche di Luciano Borin, eseguite dall’autore. Costumi di Giovanna Fiorentini

Con: Claudio Moretti, Giuliano Scaranello, Letizia M. Piva, Stefano Skalkotos, Luciano Borin

Regia: Gabbris Ferrari

Lo spettacolo si avvale di un testo ricavato quasi esclusivamente dall’opera poetica di Palmieri e comprende un periodo che si aggira intorno agli anni trenta del secolo scorso. Nell’intento di dare struttura drammaturgica allo spettacolo, la traccia elaborata da Minimiteatri racconta un breve periodo di vita dell’autore che attraverso la propria poesia riesce ad esprimere quelle emozioni che gli provengono dagli ambienti quotidiani della sua stessa vita e dalle persone che ama.

Palmieri era molto legato al Polesine e alla piccola città di Rovigo che egli interpreta come un luogo del sogno fino a renderla un mito quasi privato, astratto e universale. Questo sentimento poetico ha rarissimi riscontri nella letteratura moderna e Palmieri costruisce una presenza originalissima nella letteratura del ‘900. La creazione di un testo interamente basato sull’opera poetica si è reso possibile in funzione della teatralità e della forma narrativa di questa poesia nonchè della carica visionaria dell’autore che nel suo lungo soggiorno polesano ha creato, con altri sognatori, quella Abbazia degli illusi di cui egli fu indiscusso abate. Lo spettacolo riesce a ricreare quel mondo non tanto per il gusto di una rievocazione sentimentale quanto invece per il recupero dell’identità culturale che questo territorio possiede ma che troppo spesso si rifiuta di riconoscere.

IL CUORE DI SAFFO

AZIONE TEATRALE PER VOCI E MUSICA

Voce ed azione teatrale: Letizia E. M. Piva; voce ed azione teatrale: Anna Tringali; danza: Thierry Parmentier. Regia di Gabbris Ferrari.

Le musiche sono distribuite lungo il percorso. Si tratta di suoni evocativi, molti dei quali prodotti dagli attori con piccoli strumenti o con la voce, oppure etnici e tribali, mescolati a pezzi originali scritti da Luciano Borin.

Per un girovago del teatro incontrare nella vita la poesia di Saffo può anche diventare una rivelazione. Una sorta di esperienza spirituale che porta con sé emozioni durature e profonde.

“La prima volta, dopo la scuola, dove mi era sfuggita ogni cosa, fu con Lilla Brignone, una grande attrice italiana che aveva il raro dono di capire in profondità ciò che recitava, che ebbi l’incontro magico con Saffo.” Si tratta di un vecchio disco, oggi introvabile, che la Brignone incise anni fa e più di molti libri servì a farmi comprendere quanto la poesia greca sia vicina a quella purezza dell’origine dove forma e sostanza sono la stessa cosa. I personaggi dello spettacolo sono tre e ciascuno interpreta, con messaggi diversi, il ruolo della Poetessa. Due attrici e un danzatore interpretano la molteplice natura di Saffo e la sua versatile inclinazione amorosa. I tre diversi aspetti si fondono nel finale in una sola figura che è sostanzialmente l’essenza stessa della poesia.

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Come citare questo articolo

Sofia Teresa Bisi. “Minimiteatri”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/minimiteatri/

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