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ATTUALITÀ - ANNIVERSARI

I cinquant’anni della Malvi Cervati

Da un’intuizione dell’allora giovanissimo Malvino Cervati, sviluppata una florida azienda basata sulla commercializzazione dell’aglio polesano

di Fabrizio Braga

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 162–165

“La felicità non viene dal possedere un gran numero di cose, ma deriva dall’orgoglio del lavoro che si fa”: questa filosofica massima del Mahatma Gandhi è riportata nelle premesse del volumetto celebrativo dei cinquant’anni di attività della Malvi Cervati s.a.s , impresa presente sul mercato mondiale nell’import-export dell’aglio.

L’interessante pubblicazione, in lingua italiana ed inglese, dal titolo “Alle radici di una storia: Malvi Cervati una vita, un’azienda”, racconta le vicende della nascita e dello sviluppo di un’industria polesana di livello internazionale, nata grazie allo spirito imprenditoriale, all’inventiva ed al coraggio di un giovanissimo polesano che cinquant’anni fa ebbe la felice intuizione di valorizzare uno dei più significativi prodotti agricoli della nostra terra, l’aglio, chiamato familiarmente “oro bianco”.

Il racconto, piacevolmente autobiografico, prende avvio dal 1965, in occasione della visita alla Borsa Merci di Bologna del diciottenne Malvino Cervati, allora studente di ragioneria, che accompagnava il padre, commerciante in grano e cereali, ad uno dei periodici conferimenti.

Nella presa di coscienza che il commercio paterno costava molta fatica e scarso guadagno, il giovane Malvi, attento a valutare altre opzioni per un’attività complementare più remunerativa, aveva in precedenza conosciuto a Rovigo un’azienda che commerciava l’aglio fin dagli anni ’40.

Per un giovane, già dotato di spirito intraprendente, il contatto con una realtà commerciale di grande rilevanza come il mercato ortofrutticolo di Bologna, agisce da stimolo per cercare di integrare l’attività di famiglia con l’offerta dell’eccellente aglio polesano.

Con la sfrontatezza – come egli la definisce – della giovane età, Malvi Cervati prende contatto con gli operatori del settore e torna da Bologna con il primo successo: un contratto per la fornitura di un camion del pregiato prodotto agricolo che gli garantisce, alla prima consegna, un guadagno di ben duecento mila lire, cifra per quel periodo, assai ragguardevole.

La vendita di Bologna accende il fuoco dell’iniziativa in questo giovane studente di Ragioneria, che, con il fondamentale appoggio del padre, pensa a nuovi obiettivi. Una volta consolidato il rapporto con la città emiliana, il successivo mercato da conquistare era rappresentato da Milano, il cui ortomercato era già uno dei fiori all’occhiello dell’Italia laboriosa e poteva rappresentare lo sbocco verso l’estero.

Detto fatto, stabilito il rapporto con la ditta Peviani, azienda tra le più grandi del Paese nel commercio dei prodotti ortofrutticoli (a cui Malvi deve gran parte della sua formazione soprattutto per il metodo di confezionamento del prodotto) in breve tempo gli ordinativi arrivano a 100 quintali per volta, consentendo l’aumento delle dipendenti a 15 unità e l’ampliamento della sede della Ditta in un magazzino precedentemente utilizzato per lo stoccaggio delle granaglie.

Dopo Milano, l’intraprendente Malvi si lancia sui mercati del settore di Torino, Genova, Firenze, Udine e Trieste, trasformandosi, come egli ama definirsi, nel “commerciale di sé stesso”. La collaborazione con il padre in questo periodo risulta indispensabile: mentre il giovane si occupa di prendere i contatti e di girare l’Italia, il genitore coordina le spedizioni ed i contatti con i produttori di aglio e cerali del territorio.

Nel racconto autobiografico di Cervati non manca tuttavia l’aspetto umano e sentimentale: se è vero che vicino ad un grande uomo c’è spesso una grande donna, l’omaggio di Malvi alla moglie, madre dei suoi figli, è incondizionato, con il riconoscimento che, senza di lei, egli non avrebbe mai raggiunto gli attuali, prestigiosi obbiettivi imprenditoriali. Sposatosi giovanissimo nel 1968 con Maria Grazia, diventa padre di due figli, Alessandra e Roberto, future colonne portanti dell’azienda.

Malvi frattanto punta ad un mercato internazionale, ma l’ottenimento in sede locale della licenza per commerciare con l’estero incontra in loco qualche difficoltà: l’infaticabile Malvi si rivolge quindi direttamente al Ministero competente a Roma e, grazie anche all’intervento di un noto personaggio politico polesano, ora scomparso, ottiene in breve tempo, nel 1971, l’agognato “pezzo di carta”.

L’attività con la Francia assume in breve un importante sviluppo, tale da consentire l’aumento della manodopera con l’assunzione di altre quindici donne e l’ampliamento della sede di lavoro con altri due stabilimenti.

Consolidato il mercato francese, l’attenzione di Malvi si rivolge quindi alla vicina Germania ed in particolare ad una ditta specializzata nelle forniture a grandi supermercati, disponibile ad importare l’aglio polesano.

Ma la Germania, dal punto di vista dei trasporti, gode di un’organizzazione logistica diversa, in quanto le merci viaggiano principalmente a mezzo ferrovia: l’Azienda deve quindi adeguarsi al sistema tedesco e predisporre la partenza dei containers che, dalla stazione ferroviaria di Lama, via Rovigo, vengono dirottati alla stazione di Bologna per lo smistamento presso le varie destinazioni.

L’innato impulso a progredire ulteriormente, suggerisce all’oramai affermato imprenditore l’idea di introdurre la commercializzazione di altri prodotti agricoli, quali le fragole ferraresi e le carote di Chioggia e Rosolina al fine di consentire un ciclo continuo dell’attività nei mesi di fermo dell’aglio e di dar modo, nel contempo, agli oramai 50 dipendenti, di poter lavorare quasi tutto l’anno.

Ma quando tutto sembrava andare per il meglio, con frequenti viaggi in giro per l’Europa e Maria Grazia a casa al lavoro ed allevare i figli, un tragico evento impone un doloroso stop alla frenetica attività imprenditoriale: nel 1973, di ritorno da un viaggio in Germania, un pauroso incidente stradale causa la morte dell’autista e il grave ferimento di Malvi stesso.

Il trauma, non solo fisico subìto, ed i lunghi mesi di ricovero in ospedale rappresentano, secondo l’Autore, un doloroso momento di riflessione sulla caducità della vita ed un serio esame delle priorità esistenziali che fino ad allora erano rappresentate soprattutto dall’Azienda.

Nel contempo, ripensando agli obbiettivi che si era posto, una volta consolidata la “piazza” tedesca, Malvi prende in considerazione la possibilità di esportare l’aglio oltreoceano. Dai primi contatti ha tuttavia la sensazione che il mercato americano non sia ancora pronto a recepire l’offerta, mentre trova terreno favorevole nella Cuba di Fidel Castro con la quale, grazie all’Ambasciata cubana di Milano, allaccia proficui rapporti commerciali.

Arrivati alla fine degli anni settanta, le premesse che il nuovo decennio fosse foriero di benessere e di sviluppo economico, così come rilevato dai continui contatti con la Germania, fa balenare all’intrepido imprenditore l’idea di rilevare una catena di supermercati ove investire proficuamente gli utili; ma il progetto rimane sulla carta anche per la contrarietà dei genitori che preferivano acquistare terreni per la coltivazione dell’aglio da esportare.

Gli anni ottanta sono anni di grande crescita per l’azienda con la costruzione della nuova sede che passa da 1000 a 4000 metri quadrati per la lavorazione. Ma se l’attività di esportazione va a gonfie vele, rimane il problema della produzione agricola che in Italia è in costante calo.

L’ulteriore internalizzazione della “Malvi Cervati” avviene quindi con il necessario approvvigionamento dell’aglio presso altri paesi esteri produttori, con il non trascurabile vantaggio che le naturali condizioni climatiche stagionali consentono la raccolta in mesi diversi: in Andalusia, ad esempio, la produzione comincia a Giugno mentre in Egitto si inizia la raccolta nel mese di Marzo. Ed è così che l’Azienda è in grado di importare, lavorare ed esportare il prodotto dodici mesi su dodici.

Nella costante ricerca di nuovi paesi produttori, Malvi prende contatto anche con l’Argentina ove la produzione inizia già a Dicembre, rendendo disponibile l’aglio nel Gennaio successivo. Ma un capitolo a parte merita l’immensa risorsa dell’agricoltura cinese il cui aglio monobulbo costituisce, non solo qualitativamente, un’importante opzione nell’approvvigionamento del prodotto.

Nel gennaio del 1994 nasce la nuova Società con l’ingresso dei figli Roberto ed Alessandra che danno nuovo impulso all’attività, cresciuta negli anni con l’individuazione di nuovi mercati e di nuovi produttori.

Ora, a cinquant’anni dalla felice intuizione del fondatore, la Malvi Cervati s.a.s ha 35 dipendenti, uno stabilimento tecnologicamente avanzato, un fatturato consolidato di 20 milioni di Euro annui e la commercializzazione di 8.000 tonnellate l’anno di merce su scala mondiale.

P.S. Ora che l’Azienda è saldamente diretta dal figlio Roberto, coadiuvato dalla sorella Alessandra, Malvi potrà finalmente dedicarsi maggiormente alla sua grande passione per il calcio, in particolar modo per quello polesano del quale è stimato dirigente, oltre ad agire come sponsor commerciale della Femi-Cz Rugby Rovigo Delta.

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Come citare questo articolo

Fabrizio Braga. “I cinquant’anni della Malvi Cervati”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-cinquantanni-della-malvi-cervati/

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