Aspetti interessanti si rinvengono ogni volta che si celebra un avvenimento. Così, nel 150° della fine del dominio Austriaco – che si spera quanto prima sia degnamente ricordato nella nostra provincia – emergono dagli archivi novità sostanziali circa l’umore che in quei frangenti caratterizzò la popolazione locale, ben decisa a scrollarsi di dosso l’aquila Asburgica.
Dopo la seconda guerra di indipendenza combattuta nel 1859, i primi anni ’60 avevano fatto registrare a Melara e dintorni diverse scaramucce fra la popolazione locale e i soldati presenti nelle località vicine come Ostiglia. Così come pure erano apparsi manifesti contro i dominanti e scritte anonime sui muri. Non pochi furono inoltre i fuoriusciti, approdati oltre il Po, in Emilia, per arruolarsi nell’esercito dei Savoia o accorrere fra i volontari garibaldini.
Se si vuole citare uno degli ultimi episodi accaduti a Melara, prima dello scoppio della Terza Guerra di Indipendenza che vide l’Italia aprire le ostilità il 20 giugno 1866, dobbiamo riferirci all’anno precedente: il 26 febbraio 1865 ci fu infatti una rivolta in piena regola contro i gendarmi austriaci.
Nella piazza pubblica di Melara, dopo lo scontro, rimasero a terra sedie rotte e ben sei sciabole, coi militari austriaci in fuga nelle campagne inseguiti dai locali. Fra i protagonisti anche il figlio del deputato politico del paese.
Risulta evidente che la misura era colma, ma come documentare il periodo, visto che la mancanza di un idoneo materiale ci fa arzigogolare fra un avvenimento e l’altro nel tentativo di ricomporre i fatti accaduti? La documentazione di quell’importante anno 1866, difatti, non è sopravvissuta al tempo, agli incendi dell’archivio, al depauperamento dei documenti. Certo a Venezia ci sarà molto materiale nella miriade dei documenti conservati all’archivio di Stato, ma “in situ”, in paese, non è sopravvissuto molto.
Cosa sappiamo delle prime votazioni del regno d’Italia e del Plebiscito che autorizzava i Savoia a subentrare agli Austriaci?
In questa carenza documentale ci soccorre quanto meno un Registro delle Elezioni Comunali, redatto scrupolosamente nella seconda parte dell’Ottocento e continuato sino al 1921. Solo scorrendo le pagine di questo volume possiamo comprendere come Melara volesse veramente il cambiamento. Si intendeva uscire dalla stretta asburgica, confidando nell’auspicato nuovo corso italiano, pronti ad agire con un entusiasmo ed un eccesso d’impeto prima sconosciuti. Ecco i fatti.
Melara liberata l’8 luglio
Va innanzitutto ricordato che il primo importante scontro dell’esercito italiano, che inaugurò la Terza Guerra di Indipendenza, fu più che deludente, risolvendosi nella sconfitta di Custoza del 24 giugno.
Poi però si riaccendono le speranze, quando giunge la notizia che il 3 luglio 1866 i Prussiani (alleati degli Italiani) vincono gli Austriaci a Sadowa.
La ripresa delle ostilità italiane con il generale Enrico Cialdini suscita nuovi entusiasmi. Cialdini “libera” queste zone del Polesine occidentale: provenendo dalla mantovana Revere e dall’argine del Po passa a Melara l’8 di luglio, come ancora recita la targa affissa murata nell’arco Chigi. A Rovigo reparti dell’esercito italiano entrano il 10 Luglio, come è ricordato dalla via intitolata a questo evento e dalla scritta che appare nella lapide affissa sulla facciata della torre civica.
Il regio decreto n.3064 emesso a Ferrara, introduce intanto le nuove regole per i territori liberati. Ma altrove la guerra è ancora in atto e giunge la ferale notizia della sconfitta di Lissa del 20 luglio. Di fatto la guerra si interrompe però qualche giorno dopo questo infausto evento, quando il 26 luglio la Prussia firma l’armistizio con l’Austria.
Gli ultimi gendarmi Austriaci usciranno da Massa Superiore solo fra il 15 ed il 30 di agosto, quando vi giungono i primi Carabinieri italiani, ma la situazione è ancora fluida.
Le votazioni “garibaldine”
Nelle operazioni belliche si erano distinti ancora una volta i garibaldini vittoriosi a Bezzecca. I melaresi e tanti altri volontari polesani, a conclusione del conflitto, contano nell’interessamento dell’eroe dei due mondi nei confronti del Polesine.
Ed ecco che, a rinfocolare gli entusiasmi giunge a Melara una lettera, spedita dallo stesso Garibaldi dal quartier generale di Firenze il 26 settembre 1866, nella quale egli conferma la sua disponibilità di essere presidente della locale Società di Mutuo Soccorso. Un fatto questo che galvanizza i locali, convincendoli che davvero era iniziata una nuova era. E a Melara, fatto davvero sorprendente, si decide – in solitaria – di accelerare le tappe del nuovo corso.
Mentre mancano ancora i riferimenti politici nazionali, stante il fatto che non è ancora del tutto definita la pace, e che pertanto formalmente il Veneto non è ancora stato aggregato all’Italia, i melaresi decidono di darsi dei nuovi rappresentanti eleggendo il proprio consiglio comunale il 6 ottobre 1866!
Nel paese che contava 2619 abitanti, votarono in 68 dei 162 aventi il diritto. Risultarono eletti: Borghi avv. Fabio (nato nel 1804), Sani Giuseppe (1834), Losi Gaetano (1807), Leati dr Alessandro (1813), Soncini Giuseppe fu Domenico (1800), Rossi Carlo (1816), Gobbi Leopoldo (1824), Pastorelli Domenico (1826), Borghi Pietro (1826), Bernini Francesco (1815), Pastorelli Antonio (1829), Sani Severino (1840), Montagnana Cirillo (1810), Losi Vincenzo (1821) e Soncini Giuseppe fu Domenico (1797), che ebbero dai 65 ai 28 voti.
I Melaresi avrebbero potuto aspettare istruzioni dai vertici del governo italiano prima di avviare la consultazione elettorale, ma non lo fecero. Italiani purosangue? Incoscienti? Chi può dirlo!
L’11 ottobre si festeggerà in piazza a Castelmassa coi fuochi d’artificio e solamente il 13 ottobre il paese sarà inserito d’ufficio nella provincia di Rovigo con regio decreto n. 3282.
Melara, frattanto, continua imperterrita nella sua proclamata libertà ed il 18 ottobre eleggerà i suoi quattro assessori comunali spettanti, nelle persone di Borghi avv. Francesco, Sani Giuseppe, Pastorelli Antonio e Rossi Carlo.
Le votazioni ufficiali
Sono avvenimenti che non sono ancora noti abbastanza nella loro globalità, anche per mancanza di studi appropriati, ma che forse ci autorizzano a pensare che, prima ancora del plebiscito, alcuni piccoli comuni avessero già provveduto ad arrangiarsi in proprio.
La cessione ufficiale del Veneto allo Stato Italiano avvenne il 19 ottobre 1866, con la firma di un atto sottoscritto a Venezia nell’albergo Europa, di cui l’indomani ne diede notizia la Gazzetta di Venezia.
A Melara il 5 novembre Pastorelli Domenico, quale primo deputato uscente della cessata amministrazione austriaca, fece la sua regolare consegna degli uffici alla novella giunta subentrata, che erano situati nella piazza oggi XX settembre.
Frattanto poco più di un mese dopo la repentina nomina dei quattro assessori melaresi esce il regio decreto n. 3296 del 17/11/1866 che convoca i collegi elettorali con tanto di liste e numero degli elettori. Evidentemente il Re, allo scopo di fare chiarezza anche relativamente ad altre situazioni verificatesi, col regio decreto n. 3352 del 2 dicembre 1866 imporrà nuove elezioni comunali.
Al 6 dicembre risale anche la fondazione della Guardia Nazionale in paese che prenderà servizio col capitano Amos Bernini (1842-1909).
Solo l’8 dicembre ci sarà la promulgazione della legge comunale e provinciale che andrà bene sia per il mantovano che per le province venete (allora v’era anche Udine). Ora finalmente ci siamo: le leggi e i regolamenti ci sono e si può procedere alle elezioni ufficiali.
Ancora una volta Melara non aspetta tempo, e la vigilia di Natale dà vita a nuove votazioni che culmineranno con la nomina degli assessori il 30 dicembre.
Votarono in questo frangente in 66 su 162 iscritti ed il massimo dei voti fu di 54. Gli assessori furono i due precedenti Sani Giuseppe e Pastorelli Antonio, affiancati da Montagnana Florindo e Bononi Cesare.
La grande tenacia dei melaresi ad avere una propria rappresentanza eletta sarà premiata il 23 gennaio 1867 con la nomina regia del primo sindaco “effettivo” del paese: Giuseppe Sani (1834-1892), al quale qualche mese dopo si affiancherà il segretario comunale Diego Bianchini. E la nuova era italiana anche per Melara ebbe così inizio… 150 anni fa!
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “150° della Terza Guerra di Indipendenza”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/150-della-terza-guerra-di-indipendenza/