L’idea della mostra di pittura Rivisitazioni in terre d’acque ha preso avvio da Luciano Scarpante, ispirato dai contributi e dalle immagini del volume Trasparenze di paesaggi. Atlante aerofotografico del Polesine, curato da Raffaele Peretto e Sandra Bedetti, edito nel 2013 grazie alla collaborazione tra la Provincia di Rovigo e il Centro Polesano di Studi Storici, Archeologici, Etnografici (CPSSAE) e con il sostegno della Regione del Veneto.
E’ certamente sorprendente constatare che il Polesine, se osservato dall’alto, è in grado di mostrare segni della sua antica storia e prendere atto che questi palinsesti del suolo, integrandosi con le conoscenze archeologiche, giungono anche a mostrarci brandelli di paesaggi nei quali l’uomo seppe sfruttare la potenzialità di ambienti favorevoli ai traffici commerciali e allo sfruttamento agricolo fin da quattromila anni fa.
Quell’antico Polesine si riflette e sopravvive ancor oggi negli scenari del Delta Padano con i suoi deboli equilibri di terre e di acque, di paesaggi anfibi protesi verso il mare, condivisi e governati dall’uomo.
Il Delta, tanto giovane ed effimero, è espressione dell’antico.
Scarpante ha colto in particolare questo aspetto e, da uomo e pittore del Delta, ha coinvolto gli amici del gruppo Arte Sentimentale. Questi, dopo un accurato esame dell’Atlante aerofotografico, hanno condiviso, senza esitazioni, lo stimolo ad esaminare, attraverso le loro espressioni emotive, aspetti storici, ambientali, tradizionali della terra polesana, per loro familiare nel comune sentimento artistico che li lega, già sperimentato nel 2009 con il progetto didattico I fantasmi di Scano Boa dell’Accademia delle Belle Arti di Firenze.
L’intento degli artisti era quello di esprimere ancora una volta la loro riconoscenza al Polesine, con la possibilità anche di inserirsi tra le celebrazioni dei cinquant’anni di attività del CPSSAE, che molto ha dato per ampliare e diffondere le conoscenze sulla storia di questa terra d’acque.
Ne è nata una bella mostra, che sarà itinerante (nell’estate 2016 sarà a Crespino e a settembre a Portotolle) e che ha avuto il suo debutto nel novembre 2015 nelle storiche barchesse della palladiana Villa Badoer, sede del Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine.
La rassegna pittorica è stata organizzata dal CPSSAE e da Arte Sentimentale con il sostegno e la condivisione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo-Polo Museale del Veneto: un omaggio al Polesine e alla sua storia antica, riscoperta attraverso le suggestioni delle fotografie aeree¹.
Grazie alla creatività dei quattro artisti del gruppo Arte Sentimentale, hanno così preso vita, attraverso le loro opere pittoriche, figure, paesaggi, feste, ritualità attinenti a storie racchiuse in quelle trame di acque e di suoli stratificati nel tempo da sedimenti alluvionali e che solo in minima parte la ricerca archeologica ha riportato alla luce.
Il tutto, inoltre, non poteva essere disgiunto dal fascino di narrazioni mitologiche, tramandate dai poeti greci, e che trovano finalmente la loro giusta ambientazione nell’antico delta, rafforzando, anche per questo aspetto, la verosimile connotazione del territorio, coinvolto negli attivi traffici commerciali lungo la nota “via dell’ambra”. La rivisitazione del passato, seguendo il coinvolgimento emotivo di quanto suggerisce la conoscenza scientifica ma staccandosi dalla stessa, ha portato gli artisti a immergersi nei sentimenti dell’antico e a interpretare la realtà secondo un gusto nuovo.
Umberto Falchini, livornese d’origine e residente a Rosignano Solvay, si esprime attraverso sette opere, una per ogni area con cui è stato suddiviso il Polesine nell’ Atlante aerofotografico. In sei di esse sono raffigurati a mezzo busto personaggi che rievocano tappe significative dell’antichità polesana affiancati da simbologie per rimandare all’organizzazione e alla gestione delle risorse ambientali. Ed ecco trovare vita il banchetto di “Visna, l’etrusco del Po” o “L’agrimensore” intento a progettare bonifiche; appaiono anche personaggi storici in “Ecateo e le terre d’Adria” (fig.1) e “Le selve del Duca”. Sono solo gli occhi del tempo in “Herboso flumine” a seguire le lente e tormentate trasformazioni del Po.
Anche il fiorentino Amedeo Lanci continua ad essere nel gruppo; prematuramente mancato, è stata la moglie Anna a non volerlo assente alla mostra per il suo particolare amore nei confronti del Delta. Nelle tre opere presentate traspare il profondo legame con il mondo agricolo e pastorale in romantiche scene di rievocazioni agresti, che riflettono l’universalità di tradizioni e di riti secolari ormai soppiantati, i cui ultimi, lievi suoni nostalgici delicatamente affiorano dalla sua “Meditazione”(fig.2). Lanci, noto come il pittore delle chitarre, lascia in questa occasione il suo strumento per dare risalto al bucolico flauto e alla “umile zampogna” che allietavano la quotidianità del lavoro tra boschi, campi e pascoli.
Luciano Scarpante, polesano nato a Fiesso Umbertiano ma da sempre profondamente radicato nel cuore del Delta, in sei tele raffigura, tra storia e attualità, la poesia della sua terra a partire da “Approdi ai Septem Maria”(fig.3) oltre le quinte di vele di navi greche, siano esse di mercanti o di eroi, per passare agli “Affioramenti” di testimonianze archeologiche, lasciando intravvedere nelle “Metamorfosi” la peculiarità di un paesaggio effimero, mutevole come la nostra esistenza. Affiorano anche i miti di “Lacrime d’ambra per il figlio del Sole” e tra pioppi e salici rivieraschi nell’immaginario ancora si nasconde “Silvanus dio dei boschi” mentre un sandalo spiaggiato e calzato da ombre accompagna alla riscoperta del passato.
Gunther Wolf, nato a Stoccarda, trascorre la giovinezza tra Austria e Germania come attore e artista, prima di stabilirsi a Pellestrina e poi a Venezia, si presenta pure lui con sei opere. Tre sono rivolte a gioiosi momenti di “Feste agresti” come l’affollata e vivace sagra paesana nella “Piazza per Fetonte” (fig.4) e il richiamo alla “Danza per Cerere” sia a propiziare un buon esito della semina sia a riconoscenza di una campagna generosa. Gli altri dipinti sono dedicati alle risorse e alle potenzialità del singolare ambiente deltizio, descritto da Plinio simile a quello del Nilo. Simbolicamente Wolf collega le due aree umide mediterranee attraverso l’elegante corteggiamento di una coppia di gru cenerine, da qualche anno tornate a frequentare anche il nostro Delta².
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Rivisitazioni in terre d’acque”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/rivisitazioni-in-terre-dacque/