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ARTEOGGI

(In)sensate esperienze

Nelle opere di Gianluca Gulli è centrale il bisogno di recuperare “il segreto primitivo del nostro significato nel mondo”

di Maria Angela Tiozzi

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 118–120

Siamo abituati da tempo ad abbattere qualsiasi divisione nel lavoro di un artista, il concetto di multidisciplinarietà è ereditato fin dal Rinascimento: l’artista è homo faber, pittore, scultore, architetto, scienziato, letterato. Non stupisce, dunque, se ancora oggi le tangenze tra le varie discipline sono per taluni artisti più che mai necessarie per indagare le differenti enucleazioni espressive della realtà e della fantasia artistica che li sostanzia e contraddistingue.

Gianluca Gulli è architetto, già dalla fine degli anni ’90 lavora a importanti ristrutturazioni e progettazioni, ma la necessità di perseguire, oltre la stessa architettura, il concetto di fare forma, fare spazio, lo spinge a cercare anche altri territori espressivi. È l’interrogazione artistica unita a un bisogno tormentato di recuperare “il segreto primitivo del nostro significato nel mondo” che lo conduce alla pittura.

E’ così che dal primo decennio del 2000 inizia una vera e propria sperimentazione e la pittura diventa concreta possibilità di introspezione e di libertà: può inabissarsi nel mondo dell’irrazionale, scoprire valori emotivi, inseguire entità, forze arcaiche che contengono idealità simboliche e archetipi latenti, quelli che per Jung fanno parte del nostro immaginario collettivo.

Ricorrente diventa specialmente il tema dell’Angelo che, come l’eroe, fugge alla scoperta di se stesso. Artisti di ogni epoca, cineasti, scrittori si sono misurati e continuano a farlo con quelle misteriose creature celesti, così pure con l’altro tema, caro anch’esso a Gulli, della Luna.

Ci troviamo di fronte a una tensione conoscitiva densa di turbamenti, di presentimenti che si sostanzia in una pittura che oscilla tra pulsioni vitali e vuoti, tra luci e ombre, scenari di masse informi che creano nuovi paesaggi immaginativi dell’anima, vibranti e sempre cangianti.

“(In)sensate esperienze, (Ir)reali emozioni”, la mostra tenutasi lo scorso novembre nella splendida Villa Morosini a Polesella ha sancito un importante debutto denso di turbinose apparizioni: “Che cos’è l’uomo? Mi rincresce, ma nemmeno Nietzsche ha saputo rispondere a questa domanda. Vivere, allora, andare al di là di noi stessi, trascendersi. Ecco perché ancora viviamo, con questa speranza” (Licini, 1943).

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Come citare questo articolo

Maria Angela Tiozzi. “(In)sensate esperienze”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/insensate-esperienze/

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