Dopo “A vago via in spadina” e “A son in te na bote de fero”, ecco l’ultima raccolta: “A zugarìa a bindèche”. E’ il terzo originale vademecum del lendinarese Paolo Rossi, meglio conosciuto come Siro: una sorta di anagramma, questo soprannome, che sfida l'inevitabile anonimato di uno dei cognomi più diffusi nel Paese. La nuova raccolta sembra racchiudere tutta la riconoscenza e il sincero affetto per amici e conoscenti che – attraverso le molteplici espressioni di stima per le simpatiche e ilari vignette, organizzate da Paolo Siro Rossi come “corso veneto/inglese per principianti” – hanno favorito il superamento dell’innata ritrosia dell’autore a presentare i suoi lavori in veste ufficiale.
Nell’ambiente cittadino Paolo Siro Rossi è conosciuto e benvoluto anche per il suo pluriennale impegno sportivo come dirigente accompagnatore delle due società calcistiche lendinaresi e per la sua schietta spontaneità e disponibilità. Altri suoi caratteri distintivi sono la battuta pronta ma non scontata e la goliardica ironia che accompagna i molti proverbi e le allocuzioni con le quali è solito esprimersi, intrise della lingua dei “vecchi”, che sa colorare con risultati sorprendenti situazioni di estrema attualità vivacizzando e sdrammatizzandone i toni.
L’innata verve, corroborata da un segno grafico suadente e nel contempo ironico, sta dunque alla base delle sue illustrazioni accompagnate – e questa è sicuramente una chicca esclusiva ed inattesa – da testi bilingui. Un bilinguismo improbabile perché nasce dalla traduzione letterale, non tanto dall'italiano bensì direttamente dal dialetto: ne scaturisce un inglese che l’autore stesso definisce “maccheronico”, che è un’ulteriore fonte di risata. In questa contrapposizione di suoni rimangono inalterati il senso e l'idea che “tutto il mondo è paese” quando si tratta di vizi e virtù e di tutto ciò che accomuna l'umana natura.
La presentazione della prima raccolta, organizzata dalla Pro Loco di Lendinara presso il Salone degli Specchi del Caffè Grande tra un folto pubblico attratto, in primis, dalla carismatica simpatia dell’autore, ha beneficiato della conduzione del professor Gualtiero Bellucco, ex insegnante di Paolo Rossi. L’ultimo lavoro non ha bisogno di presentazioni perché Paolo Siro ha oramai un suo affezionato pubblico ed il volumetto “A zogaria a bindeche” sta andando a ruba.
Se la maturata esperienza nel settore della grafica può aver sortito positivi effetti ai fini della velocizzazione dei lavori e uniformità di stile nei vari progetti, nulla ha però sacrificato al talento artistico del disegnatore di una vasta gamma di soggetti. Paesaggi, interni, personaggi, sia nella riproduzione realistica che in quella caricaturale, raccontano della particolare capacità di Paolo Siro Rossi di sondare l’anima dei luoghi e di cogliere i tratti salienti della personalità, anche in assenza di conoscenza diretta o di assidua frequentazione.
L'amore per la sua città è testimoniato dalle innumerevoli istantanee sugli scorci più affascinanti e caratteristici che danno vita ad eleganti composizioni ottenute con china su cartoncino.
La quotidianità, gli interventi e i piccoli mutamenti urbani, catturati dall'acuta osservazione di Paolo Siro, sono documentati, assieme agli “echi” di piazza e dintorni, nell'interpretazione grafica fantasiosamente (ma più che fedelmente) elaborata con un surplus di umoristica predisposizione ad accogliere ogni punto di vista; spettatore imparziale e al tempo stesso parte integrante dell'amata comunità cittadina.
Il leone alato e la torre dell'orologio di piazza Risorgimento prendono vita, il primo turbato dall'inattesa “toelettatura”, l'altra nel tentativo di bloccare il flusso dei “pedoni” di un'immaginaria quanto metaforica scacchiera; anche la discarica, ritornata operativa, invita, più o meno garbatamente, al senso civico.
Con ineguagliabile arguzia, le vicende significative della “civitas” sono impresse attraverso la caratterizzazione dei protagonisti, come sempre, con estremo e spassionato garbo. Ma sono soprattutto personaggi lendinaresi, senza distinzione di età o appartenenza, in vita o scomparsi, a vivacizzare le raccolte di vignette di Paolo Siro, in un crescendo di affettuosa attenzione verso nuovi “esemplari”.
Non solo satira, seppur annacquata e mai fiacca, ma anche poesia quella che scaturisce in particolar modo da alcune immagini, quali il profilo di Ottavino, un personaggio molto conosciuto dai lendinaresi e non, da poco passato a miglior vita, singolare al punto da incutere timore per aspetto e movenze ma mite e innocente oltre ogni limite. (A “L'òmo de'l ponte”, così era soprannominato Ottavino Fagan, anche il poeta Bepi Targa ha voluto dedicare dei versi, davvero commoventi).
Ad ogni ritratto si affiancano storie più o meno conosciute e anche per questo ogni sua nuova creazione è oggetto di dibattito tra i molti seguaci e ammiratori di Paolo Siro, il quale supera se stesso quando, in assenza di documentazione fotografica, anche parziale, riesce a rievocare con identica sembianza volti di compaesani ormai dimenticati. Ne è l'esempio la Giannina delle “Due Palme” mitico locale sito nella piazza principale la cui attività è cessata da qualche anno.
Generosità e diletto sono forse i principali motori dell'attività “no profit” dell'artista; nella scelta comunicativa, non solo pittorica, tutta la sua filosofia di vita, nella quale lealtà e amicizia appaiono valori essenziali.
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Come citare questo articolo
Laura Viaro. “Le illustrazioni di Paolo Siro Rossi”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-illustrazioni-di-paolo-siro-rossi/