Dall’atrio del Sociale, dove si è svolta la prima parte della recita, sfruttando le porte e le scale che guidano ai diversi settori del teatro, il pubblico si è spostato al piano superiore, nella sala del Ridotto. Luci abbassate e strane forme immobili, accovacciate sul pavimento e coperte da ampi veli neri. Da una porta entra un principe sfarzosamente vestito e munito di spada. Si guarda attorno, meravigliato per lo splendido giardino in cui è capitato. Il laghetto con i pesci colorati, i fiori e le piante rigogliosi e tutte quelle statue che lo circondano. Un luogo di delizie che sembra non appartenere a nessuno. A quel punto compare uno strano personaggio che lo invita a entrare nel palazzo. Il principe non si fida e continua a osservare in giro. Proprio allora le statue cominciano a gemere e da una porta, che si spalanca, appare un giovane uomo con le gambe imprigionate che lo supplica di mettere fine alle sue sofferenze. Per convincerlo gli racconta la sua storia. Dice di essere il re delle Isole nere, condannato a quel tormento per aver ucciso l’amante della moglie, dopo averli sorpresi insieme un giorno in cui, egli, tornava da una battaglia. La moglie, inferocita per la perdita del suo amante, invoca l’aiuto di una strega che, con un sortilegio, condanna il re ad essere una specie di statua mentre salva dalla morte l’amante rendendolo un morto -vivente. Gli racconta anche che i pesci del laghetto sono gli abitanti del suo regno e le statue le persone uccise. Arriva la regina che invoca la maga, sua amica, di frustare, come ogni giorno, marito per l’omicidio commesso. Impietosito da tanta crudeltà, il principe straniero decide di aiutare il povero re e, fingendosi l’amante morto – vivente, convince la regina a interrompere le frustate e, di conseguenza i lamenti che riempiono il palazzo. La regina acconsente nella speranza di riavere il suo amore; troverà, invece, la morte che spezza il sortilegio.
Dall’atrio del Sociale, dove si è svolta la prima parte della recita, sfruttando le porte e le scale che guidano ai diversi settori del teatro, il pubblico si è spostato al piano superiore, nella sala del Ridotto. Luci abbassate e strane forme immobili, accovacciate sul pavimento e coperte da ampi veli neri. Da una porta entra un principe sfarzosamente vestito e munito di spada. Si guarda attorno, meravigliato per lo splendido giardino in cui è capitato. Il laghetto con i pesci colorati, i fiori e le piante rigogliosi e tutte quelle statue che lo circondano. Un luogo di delizie che sembra non appartenere a nessuno. A quel punto compare uno strano personaggio che lo invita a entrare nel palazzo. Il principe non si fida e continua a osservare in giro. Proprio allora le statue cominciano a gemere e da una porta, che si spalanca, appare un giovane uomo con le gambe imprigionate che lo supplica di mettere fine alle sue sofferenze. Per convincerlo gli racconta la sua storia. Dice di essere il re delle Isole nere, condannato a quel tormento per aver ucciso l’amante della moglie, dopo averli sorpresi insieme un giorno in cui, egli, tornava da una battaglia. La moglie, inferocita per la perdita del suo amante, invoca l’aiuto di una strega che, con un sortilegio, condanna il re ad essere una specie di statua mentre salva dalla morte l’amante rendendolo un morto -vivente. Gli racconta anche che i pesci del laghetto sono gli abitanti del suo regno e le statue le persone uccise. Arriva la regina che invoca la maga, sua amica, di frustare, come ogni giorno, marito per l’omicidio commesso. Impietosito da tanta crudeltà, il principe straniero decide di aiutare il povero re e, fingendosi l’amante morto – vivente, convince la regina a interrompere le frustate e, di conseguenza i lamenti che riempiono il palazzo. La regina acconsente nella speranza di riavere il suo amore; troverà, invece, la morte che spezza il sortilegio.Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, la data di pubblicazione e il collegamento alla pagina originale.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Lauretta Vignaga. “Shahrazàd racconta e la magia diventa realtà.”. Ventaglio Novanta, 30 Maggio 2017. https://ventaglionovanta.it/shahrazad-racconta-e-la-magia-diventa-realta/