Dolore e Disperazione nel monologo presentato al ‘Teatro – in – Bustine’ di Spazio Contemporaneo
Una giovane donna araba si aggira sulla piazza di una città americana affollata di gente. Si guarda attorno osservando uomini e donne che camminano tenendosi per il braccio; si parlano e sorridono felici. Poco lontano, ragazzi e ragazze seduti su una panchina si abbracciano e si baciano incuranti della folla che va e viene. Sotto l’ampio vestito scuro che la copre da capo a piedi, la ragazza araba porta una cintura esplosiva, l’unico mezzo per riscattarsi dalla colpa di aver rubato. Procede a caso, cercando di non farsi notare e, raggiunta la stazione degli autobus, si siede e attende. Il cuore le martella nel petto e la mente è avvolta da dubbi e domande che non danno tregua. Con angoscia ripercorre la storia della sua vita: quel breve periodo di felicità, ormai finito per sempre, che l’ha portata ad essere in quel luogo per farsi esplodere o, forse, sparire per sempre .
La giovane mamma, però, non riesce ad accettare la separazione. Piange, si dispera e decide di rapire la sua bambina per fuggire con lei in un paese lontano. Ha bisogno di soldi, tanti soldi. Prende le cose preziose della madre e della zia; le vende per acquistare il biglietto dell’aereo e si allontana lasciando un biglietto di scuse.
Non fa molta strada. Allertate dal biglietto , madre e zie la rintracciano e la insultano pesantemente. La denunciano per il furto e la cacciano di casa dopo averle tolto di nuovo la figlioletta. Privata di tutto, le resta un solo modo per riscattarsi: morire per la Jihiàd. Farsi esplodere trascinando con sè il maggior numero possibile di miscredenti…… o, forse scegliere un’altra strada....La vita fra le donne del villaggio, sempre in silenzio e vestite di nero è ormai impossibile.Contattato il gruppo dei Kamikaze, viene vestita all’occidentale, le forniscono un cellulare e la mandano in una città americana per la sua Jiihàd, la battaglia contro se stessa e la sua volontà….