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POESIA

Ape azzurra

poesie di Leda Maccaferri

di Leda Maccaferri

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 135–137

ALLE FOCI DEL PO

Che pace c’è intorno… La senti? C’è solo la voce del vento tra magiche canne d’argento, c’è solo il frusciare tranquillo del mare che qui si confonde con le onde del fiume.

Si ode uno sbattere d’ali, un frullo di piume, e poi, sopra mille riflessi e guizzi e colori, si leva nel cielo un gran sole che sgocciola oro…

Nel lieve tremore del tempo rintocca nel chiaro mattino il lento pulsare d’un cuore che batte vicino. E’ solo un battello, il primo che torna dal mare ma pare, con l’ampia sua rete, tirare, su in secca, la sete del giorno che nasce, perché, mentre passa, trascina una scia luminosa di rosso, di verde, di rosa.

APE AZZURRA

Fra il cielo e la terra, in bilico, ecco vorrei volare ape azzurra nel mare dei ricordi, acrobata sul filo dei pensieri… Libera come un falco, senza spegnere le luci ma specchiando nel riflesso di un sogno il mio volo danzante sull’incompiuto senso della vita

DELFINA

Ai piedi dell’aspra collina di rossi coralli, giocava Delfina sull’onda che lieve cullava tra valli d’argento la sponda fiorita di vita.

Felice e lucente cantava nell’acqua la vecchia canzone del mare…. Poi ecco avanzare la bocca, la chiostra dentata corrotta dal gelo mortale. Piangevano lacrime e sale gli anemoni blu. E intanto, Delfina, sospinta da un tenue fulgore, saliva lassù, tra nuvole bianche, arcate forgiate nell’oro, tra un coro raggiante di suoni d’ali spiegate.

Poi, tutto fu nero, nel cosmo, fatate visioni di mondi, di luci e di stelle vibrarono attorno a Delfina:

anelli di ghiaccio, colori, profumi e sapori, pianeti e comete, uscivan nel loro contorno di morbide sete, di fulgidi anelli, di spruzzi di fuoco, dal buio profondo.

Delfina fu attratta in un mare di stelle e di musica arcana, finché non udì quella voce, insieme alla luce più strana, unirsi alla foce di un fiume turchino… sul tetto del mondo, sull’arcobaleno divino che unisce in un’unica sorte la vita alla morte.

“Delfina! La vita ti viene ridata! Non più come quella di un pesce… Sarai un’umana creatura!”

Infatti, era al mondo… Era nata: una bella bambina, di nome Delfina!

LA PIOGGIA

Scende la pioggia cantando sui pallidi tetti d’argento

rubando le note più belle al soffio del vento,

brillando sugli alberi e i fili sottili dell’erba, sul lucido asfalto sul vivido smalto dei fiori appena socchiusi ricolmi di mille colori.

Sì, scende frusciando la pioggia e il canto dei timidi uccelli si stempera lieve nel giorno che muore nel tenue languore d’un raggio di sole soltanto.

Che odore la terra, che incanto! La menta e l’alloro, il pino, il ginepro, sprigionano effluvi di resine chiare, pulite… di vetro.

Ed ora le vene turchine già aprono in cielo le porte divine così che la sera, nel suo luccicare, alfine si possa affacciare per coglier dai prati diademi di stelle e serti rosati.

LA TELA DEL RAGNO

Nel roseo chiarore del cielo tremante di lucido stagno, scintilla uno straccio di velo… una tela di ragno.

VORREI

Vorrei comodi calzari di agave per camminare sola sotto le pallide stelle del cielo tra i ripidi sentieri dei boschi che la luna bagna di liquido argento.

Camminare nella notte tranquilla accompagnata dallo scrosciare solitario di un torrente, dal profumo dei pini, dal frinire dei grilli tra l’erba fino ad arrivare laggiù dove finisce il mondo e contemplare, nel baratro dell’universo, rovesci di stelle tra la vita e la morte

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Come citare questo articolo

Leda Maccaferri. “Ape azzurra”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/ape-azzurra/

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