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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Crispo attende

A Castelmassa un originale complesso architettonico, risalente al XVII secolo, versa in stato di grave degrado.

di Sandra Cignoni

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 60–63

Accanto ad un Polesine da vedere e valorizzare siamo consapevoli che esiste, sia sotto il profilo naturale che artistico-architettonico, anche un Polesine da salvare. In ogni numero di VENTAGLIO 90 dedicheremo pertanto un adeguato spazio per segnalare la necessità di interventi per conservare aspetti ambientali di rilievo.

Cominciamo con "Il Crispo" di Castelmassa. Si tratta di un complesso, risalente al XVII sec., veramente originale che sorge in località Ca' Matte, da troppo tempo in stato di totale abbandono e preoccupante degrado. La tenuta del Crispo, interamente cinta da mura, è costituita da un edificio principale che rappresenta un bell'esempio di architettura gentilizia di campagna, dagli annessi rustici e da una chiesetta.

La dimora padronale è costruita con mattoni a vista, con elementi decorativi ricavati dalla lavorazione stessa del mattone. Sulla facciata sono infisse lapidi con stemmi delle famiglie che per prime l'abitarono.

Importante è il tetto a quattro falde, tipico dell'architettura della bassa mantovana. L'interno presenta due piani con sala centrale e stanze ai lati, collegati da una scala interna ed il sottotetto per le granaglie. In ogni stanza è presente un grande camino. I solai sono in legno, i pavimenti in cotto. Le due barchesse laterali presentano aperture ad arco a sesto ribassato lavorate in cotto con forati, mentre il tetto è a 4 falde.

La chiesetta è stata costruita nel XVIII sec. ed è dedicata ai SS. Rocco e Sebastiano. Esiste pure un pozzo. Vi sono cinque accessi alla proprietà ed i cancelli presentano giochi di prospettiva. Originali pilastri sono ai lati dei cancelli e segnano anche gli angoli delle mura.

Il nome "Crispo" deriva dalla famiglia gentilizia che lo abitò nel sec. XVII e precisamente i marchesi Crispi Manfredi dei Conti di Montalto. Data la sua posizione, rispetto all'antico nucleo abitato, si suppone che il "Crispo" sia stato costruito come caposaldo di un sistema fortificato.

In un antico quadro appeso ad una parete della Cappella, ma ora scomparso, si poteva vedere la cerchia delle mura dell'intera tenuta, cinta da un ampio fossato che antiche cronache riferivano imprendibile.

Il maggior esponente della famiglia Crispi Manfredi, il marchese Eustachio (ebbe importanti cariche presso la Corte di Ferrara e fu anche poeta), si preoccupò di ingentilire la vetusta dimora: acquistò una cappella votiva, la ricostruì inserendola nella cerchia delle mura della sua proprietà. Questo oratorio privato, dedicato ai Santi Rocco e Sebastiano, venne benedetto nel 1688 e fu decorato di torre, facciata, sacrestia, quadri ed altri ornamenti marmorei (come riferisce l’abate Giuseppe Bellini). Il marchese lo dotò inoltre di settantasette reliquie di Santi e di una particella della Santa Croce.

La tenuta – come ci documenta il maestro Luigi Parmeggiani che ha condotto un’accurata ricerca storica in proposito – passò successivamente alla famiglia dei Conti Riminaldi. Il 7 ottobre del 1789, da una cronaca del tempo (Mantovani: Territorio Semidese e limitrofi – Cattaneo – Bergamo 1886), si sa che morì nella sua dimora di campagna il cardinale Gio Maria Riminaldi. Gli eredi, conti Saracco, adottarono il doppio cognome assumendo quello di Saracco Riminaldi. A questi succedono i marchesi Renuncini.

Agli inizi del XX sec. la tenuta figura in proprietà della famiglia Bresciani; passò poi per successione al rag. Poletto, che, dopo l’ultima guerra, l’aveva decorosamente restaurata. I proprietari, che seguirono l’hanno spogliata di tutto l’arredamento (mobili e quadri, compresi quelli della chiesetta) e poi venduta.

Gli attuali proprietari volevano trasformare la villa padronale e le antiche barchesse rispettivamente in appartamenti e garages. Per fortuna la Soprintendenza di Verona ha bocciato il progetto! Gli alberi del frutteto sono stati divelti, il giardino distrutto, il terreno è stato arato, compresa l’area occupata dalla spaziosa aia.

Da qualche anno il complesso (catalogato nel volume “Atlante dei beni storici del Polesine”, edito dalla Regione Veneto) è in vendita. Qualche breccia è stata aperta nel muro di cinta ed il “Crispo” è diventato rifugio di drogati e teppisti. Il tetto sta crollando.

Un gruppo di persone di Castelmassa da anni sta lottando per proporre un progetto di restauro conservativo che preveda il pieno recupero di tutto il complesso architettonico, compresa la chiesetta e la cinta muraria. Ne parlano il Consiglio Comunale, scrivono alla Soprintendenza, interessano enti come Italia Nostra, ma finora si sentono dei Don Chisciotte contro i mulini a vento!

Continuano comunque a sperare di poter salvare il “Crispo” per un riuso in senso pubblico che preveda le seguenti utilizzazioni:

– Centro di raccolta di archivi pubblici e privati;

– Raccolta dell’Archivio di Bonifica (già i Bentivoglio volevano donare il loro archivio);

– Sezione cartografica etnografica locale della transpadana ferrarese;

– Spaccato delle produzioni agricole di un tempo (l’Istituto Tecnico Agrario di Trecenta [RO] aveva dato la propria disponibilità) per un riutilizzo del terreno circostante;

– Sede per enti ed associazioni culturali, per convegni, conferenze o congressi.

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Come citare questo articolo

Sandra Cignoni. “Il Crispo attende”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-crispo-attende/

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