Che la Vangadizza avesse avuto possedimenti in Lessinia era abbastanza noto tra gli studiosi, ma che cosa l’abbazia badiese avesse fatto di importante nella zona pedemontana lo ha recentemente chiarito Marco Pasa nell’ambito del X Convegno di Studi Vangadiciensi¹, partendo da un articolo a suo tempo pubblicato da Giulio Scassani relativo in particolare alla chiesa lessinica di S. Salvar, (o Salvator) Corte Regia di Verona che venne fatta edificare – scriveva Sancassani – da Berengario I re d’Italia nell’anno 915.
Lo storico veronese Marco Pasa ha poi trovato nell’Archivio Vangadiciense nuovi interessanti elementi: “Che hanno finito col porre in evidenza il fondamentale contributo, offerto dall’Abbazia di santa Maria di Vangadizza e dal monastero di San Salvaro di Corte Regia che le fu donato dal duca di Baviera Guelfo nel 1073. Bene poi confermato da papa Callisto II con bolla del 1123 e sino al 1486 strettamente legato alla istituzione polesana”.
“Una delle aree dove si sono maggiormente sviluppati gli interessi dell’abbazia polesana in territorio veronese – chiarisce Pasa – è infatti l’area di Cancello nella cui giurisdizione erano collocate tanto la zona delle antiche Saline di età romana, quanto quella della boscosa Piegara, sino a giungere a Roverè, celebre per essere stato il primo villaggio “cimbro” dell’Altopiano dei XII Comuni veronesi. E’ infatti proprio in quest’area che si concentravano buona parte delle proprietà fondiarie che le più importanti famiglie della nobiltà guelfa veronese, come i Lendinara e i Sambonifacio, costrette all’esilio e alla migrazione verso le terre polesane dalla sconfitta nella battaglia della Braida; ed è presso l’abbazia di santa Maria che trovano rifugio. La storia dell’area e di conseguenza anche i preziosi atti conservati in parte presso l’Archivio del Sodalizio Vangadiciense di Badia Polesine, in parte presso l’Archivio di Stato di Verona, assumono quindi fondamentale importanza nella ricostruzione non solo della storia dell’area prealpina ma anche della stessa storia degli Scaligeri come signori di Verona”.
Per successive donazioni, San Salvaro Corte Regia di Verona amplia la sua presenza in Lessinia e per contro aumenta in quest’area l’importanza della Vangadizza “proprietaria” del monastero veronese.
Lasciamo da parte le vicende politiche per soffermarci sulla conseguente, diremmo oggi, urbanizzazione della Lessinia sottoposta al controllo di San Salvaro Corte Regia che è diretto dalla Vangadizza.
Se cresce la presenza di persone in un luogo, necessariamente c’è bisogno di viabilità e su questo aspetto al convegno Marco Pasa arriva alla svolta: “La via alla Lessinia è aperta. A partire dal primo decennio del Duecento l’area di Cancello, Varano e Morago viene sempre più popolandosi con il considerevole apporto anche di “cimbri” (toponimi come “Hebene”); alla metà del secolo tutti e tre i centri si sono dotati di case e torri a difesa della via Carbonara. Si moltiplicano i toponimi, la via ai pascoli lessinici è resa sicura. Nel 1287 c’è la fondazione di Roverè, prima colonia “cimbra” della Lessinia, che si presenta come tappa successiva nel consolidamento della direttrice che sale al passo Portica per scendere poi in valle dei Ronchi a monte delle Chiuse d’Adige”.
Quindi l’intervento della Vangadizza, attraverso San Salvaro di Corte Regia, si concretizza nella realizzazione della viabilità principale in Lessinia; e Pasa spiega:
“L’asse viario portante è costituito dalla via Carbonara che sostanzialmente segue l’attuale percorso della Montorio-Roverè. Nel territorio di Cancello giunge da Trezzolano, nella contrada della Palude di fronte a beni degli eredi di Domenico Lora e a diritti del comune di Trezzolano, si dirige sino ad una pietra detta la Pietra Bianca sulla quale è scolpita una croce, e qui confina con diritti di Magrano di fronte a diritti dello stesso comune di Moruri con Magrano e di Andrea de Rossi per proseguire per Roverè attraversando i territori della Piegara e delle Saline.
Anche allora a Mizzole la strada si biforcava dando origine alla Via Grande che risaliva la valle di Squaranto e, passando da Pigozzo, ripercorreva l’attuale Pissarotta. Alla luce delle fonti di San Salvaro, siamo di fronte ad un progetto razionale ed integrato.
La colonizzazione “cimbra” è operazione concertata, pianificata come viene confermato anche da miei recentissimi studi relativi all’area di Cancello – Castagnè, vera e propria porta alla Lessinia e condotti sulla scorta di documenti custoditi sia presso l’Archivio di Stato di Verona, sia presso l’Archivio di Santa Maria della Vangadizza, area di rifugio dei fuoriusciti “guelfi” veronesi”.
I rilievi di Pasa mettono perciò in luce l’importanza della Vangadizza nel creare la prima viabilità in Lessinia e quindi favorire gli iniziali interventi di urbanizzazione e il collegamento con Verona.
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Come citare questo articolo
Paolo Aguzzoni. “La Vangadizza e la Lessinia”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-vangadizza-e-la-lessinia/