Alla confluenza tra due vie d'acqua, il Canalbianco e lo Scortico, dove si trova l'Ecomuseo Mulino al Pizzòn (alla periferia di Fratta Polesine), ha sede un romantico imbarcadero per la pratica della Voga alla Veneta con le tradizionali barche a fondo piatto e senza timone, tipiche della laguna veneta e di Comacchio.
Questa pratica, tutt'ora utilizzata dai gondolieri della città più bella del mondo, sport agonistico per professionisti del remo e della forcola – e pure diverso modo di vivere il turismo fluviale – da qualche anno è dunque approdata anche in una zona centrale del Polesine, grazie ad una iniziativa promossa dal Ctg.
Tutto è iniziato quando i vogatori del Ctg di Rovigo hanno portato a termine il recupero di tre barche per la pesca di laguna e di lago, restaurandole in un apposito "squero" (cantiere veneziano) appositamente attivato in un locale adiacente al Museo del Pizzon.
Va detto che nei periodi in cui i vogatori polesani non sono impegnati in regate con altre società remiere della specialità, sono soliti percorrere le quiete acque del Canalbianco, portando a spasso amici e conoscenti ad ammirare il panorama da un punto di vista – quello del fiume – che assicura insospettabili emozioni.
Tanto l'entusiasmo registrato, per cui i vogatori hanno pensato di sviluppare questa attività remiera, proponendo corsi di avviamento alla voga per bambini e adulti da tenersi nei fine settimana a partire dalla primavera, mettendo a disposizione la loro esperienza in tutta sicurezza.
La tecnica della voga alla veneta – caratterizzata dal fatto che il vogatore sta in piedi, a poppa dell'imbarcazione – ha origini antiche che derivano dalla condizione idrogeologica della nostra laguna. Nasceva dalla necessità di procedere a remi da un punto di osservazione idoneo a scandagliare, con occhio vigile i bassi fondali delle barene e dei canali lagunari. L'assenza di chiglia e timone aumentava la capacità delle imbarcazioni leggere di avanzare senza pericolo di arenarsi, specie con la bassa marea.
Esistono sostanzialmente due modi diversi di voga in piedi, in relazione alla situazione del corso d'acqua in cui questa viene professata.
Innanzitutto c'è la voga a remi incrociati, detta "alla valesana", perché molto praticata nelle valli da pesca, anche con fondali di pochi palmi d'acqua, da un solo vogatore, magari con l'aiuto della vela al terzo (vela di forma trapezoidale tipica con i colori della famiglia di appartenenza). Questa tecnica, con la quale si riesce a navigare anche lungo i fiumi, risultava impraticabile negli stretti spazi dei canali di Venezia, dove ci si incrocia con altre barche.
I vogatori pertanto affinarono una nuova tecnica con un solo remo a poppa rialzata, dando vita così all'esclusivo sistema del "voga e para" o "premi e staissi". Consiste nel far seguire al colpo di remo (di spinta) il recupero con la pala immersa e moderatamente angolata, compensando la tendenza della prua a ruotare, e ottenere così una corretta andatura rettilinea della barca.
Questo gesto spiega la costruzione asimmetrica delle gondole e altre barche simili progettate per essere condotte con tale tecnica, riducendo lo sforzo stabilizzatore e aumentando la governabilità dell'imbarcazione.
Braccia, gambe, caviglie e busto in movimento fanno della voga alla veneta uno degli sport più completi.
Fino a pochi anni fa non c'era riscontro che questo modo originale di vogare in piedi venisse praticato nell'entroterra polesano, fino a quando non è stato portato in auge da qualche appassionato come Cristiano, Luca ed Eligio proprio nella zona del Pizzòn dove il Canalbianco riceve le acque dello Scortico.
Questo gruppo di amici, dopo un discreto periodo dedicato all'acquisizione di tale divertente pratica, partecipa regolarmente alle manifestazioni delle società remiere quali l'apertura del Carnevale di Venezia, Vogalonga, Regata Storica e Riviera Fiorita (processione di barche d'epoca lungo il fiume Brenta).
In queste occasioni si sono incontrate allegre compagnie provenienti anche dalle città di Amburgo, Monaco di Baviera, Cremona e altre, presentandosi nei loro costumi tradizionali. Si è così scoperta la diffusione internazionale della Voga alla Veneta che oramai pullula di associazioni in tutto il mondo, ed ora si intende diffondere nei nostri corsi d'acqua polesani.
Già, il nostro Polesine, territorio solcato da fiumi e canali come nessun altro in Italia – e con un patrimonio da esplorare come il Delta, sulle tracce dei vecchi pescatori di valle – non può non riscoprire la Voga alla Veneta, come nuova opportunità di turismo ludico sportivo, da praticare in un clima di tranquillità e totale sostenibilità ambientale.
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Come citare questo articolo
Eligio Garbo. “La Voga alla Veneta”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-voga-alla-veneta/