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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

“Le Catalane”

A Bergantino una corte rurale che va salvaguardata

di Corrado Ferri

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 36–39

A chi percorre le strade dell’alto Polesine, appaiono spesso dei cartelli turistici che indicano aree, monumenti, musei di interesse artistico e culturale. Si ha l’impressione che questa zona, nei secoli, sia stata veramente baciata dalla fortuna, vista la sua ricchezza di beni architettonici e di tesori d’arte!

Poi, quando ci si inoltra all’interno dei vari paesi, per andare alla scoperta di tali preziosità, può succedere di rimanere un po’ delusi, trovandosi di fronte magari a piccoli oratori tristi e diroccati o a corti rurali da tempo disabitate e all’apparenza piuttosto comuni.

E’ facile restare incantati ad osservare la maestosità di un duomo di città, o l’imponenza di un palazzo signorile; certe piazze, certi castelli, certi paesaggi tolgono il fiato ed emozionano anche il visitatore meno preparato. Ci sono, invece, piccoli, modesti, ma importanti tesori, che per brillare necessitano d’essere svelati e rivelati. E’ il caso della corte “Le Catalane” di Bergantino.

Insediamenti rurali in Polesine

Le vicende politiche e storiche ed i tempi diversi in cui si è evoluta la condizione idro-geologica della nostra provincia hanno dato luogo a forme e tipi vari di insediamento. In alto Polesine, dove le “terre vecchie” (cioè quelle di più antica bonifica) sono state frazionate in piccole e medie proprietà, ha prevalso l’insediamento sparso, testimonianza di una tendenza, da parte dei coltivatori, ad abitare sul proprio fondo. Questi tipi diversi di insediamento, a loro volta, hanno generato abitazioni contadine dalle caratteristiche peculiari e ben individuabili. Negli ultimi decenni, l’industrializzazione di ampi settori dell’agricoltura, però, ha determinato un mutamento dell’abitazione rurale, che ha perduto la specificità delle sue forme: ecco perché risulta oggi interessante ed importante imparare ad osservare esempi di vecchie corti rurali come “Le Catalane”, cercando di riallacciare i fili della storia di ciascun manufatto con quelli del territorio in cui esso è inserito.

L’abitazione contadina in alto Polesine

La piccola proprietà, diffusa nel territorio alto polesano, ha dato origine ad un tipo di abitazione unitaria, di non grandi dimensioni, con la caratteristica di accostare l’abitazione alla stalla-fienile, cioè – come si dice – una casa ad elementi giustapposti.

A differenza delle “boarie” medio polesane e delle “corti di bonifica” del basso polesine, le vecchie corti rurali alto polesane, generalmente, avevano forma rettangolare, con casa a due piani, con tetto a due spioventi.

Gli ambienti si trovavano allineati in una sola fila e, dove l’ampiezza della proprietà lo permetteva – come nel caso della corte “Le Catalane” – poteva trovarsi anche una seconda fila di ambienti sul retro, dove venivano collocati la cantina, il forno, la dispensa (“camera dei salami”), la legnaia e, a volte, pure il granaio.

Più spesso, però, alla funzione di granaio veniva adibita una stanza del piano superiore della casa, luogo in cui il raccolto poteva conservarsi meglio, al riparo dall’umidità. Più o meno discosti da questi, si trovavano altri ambienti fondamentali, tra cui il porcile ed il pollaio.

La corte bergantinese, in particolare, doveva caratterizzarsi per una stalla molto capiente e ben fornita, vista la presenza, ad est del fabbricato, di un’ampia concimaia e l’esistenza di altre due barchesse fienile: una posta sul retro del fabbricato principale ed un’altra davanti all’abitazione, proprio di fronte alla sua facciata.

Per diversi decenni, l’abitazione rurale alto polesana ha mantenuto inalterata la sua struttura esterna, anche se ha via via mutato la funzione di alcuni ambienti interni.

Ciò è accaduto probabilmente anche a “Le Catalane”: la dispensa è divenuta sala da pranzo o soggiorno; al posto del granaio è stato introdotto il bagno; nella stalla, gli animali hanno ceduto il posto ai trattori e ai vari attrezzi agricoli.

In queste abitazioni rurali, l’accesso alla stalla-fienile poteva essere frontale, oppure – più spesso, come a “Le Catalane” – si trovava su un lato dell’abitazione: in tal caso la stalla-fienile era sempre un po’ più alta dell’abitazione ed aveva uno spiovente anteriore molto prolungato, fino a formare l’ampio portico chiamato barchessa.

La facciata, come nel nostro caso, era spesso rivolta a mezzogiorno o comunque verso un fiume o un qualsiasi altro corso d’acqua. Altro elemento caratteristico dell’abitazione rurale era l’aia.

La corte “Le Catalane”

La corte “Le Catalane” di Bergantino, dunque, rappresenta un chiaro esempio di abitazione rurale alto polesana. Disabitata da almeno due decenni, essa, con il suo forno ancora ben evidente, con il suo pozzo, l’ampia aia antistante, il Cavo delle Terre Vecchie che scorre lì davanti, racconta (o meglio, vorrebbe raccontare) di un passato in cui la vita era molto più difficile e precaria.

Sulla parete esterna, quella rivolta alla vecchia via Burchiellara, è stata conservata una nicchia con una Madonnina, ricordo di una radicata religiosità popolare, che rendeva l’immagine sacra di buon auspicio per il passante.

La corte bergantinese racconta (o vorrebbe raccontare) di un modo di vivere legato alle coltivazioni, alle stagioni, ad opere e giorni d’altri tempi, alla fame e all’inesauribile desiderio di estinguerla, alle lunghe serate a filò. Una cultura popolare che non ha mai avuto una sua “summa”, ma che ha cercato (e forse cerca ancora) di sopravvivere in una tradizione lunga quanto un’interminabile catena di generazioni. Questo oggi potrebbe dire la corte “Le Catalane” di Bergantino, ma essa può parlare solo a chi ha occhi e cuore per ascoltare.

Non basta allora un cartello stradale per suggerire tutto ciò. E’ veramente indispensabile, invece, per conoscere e conservare le nostre radici, recuperare queste forme di insediamento. Esse potrebbero divenire sede di uno dei numerosissimi “musei della civiltà contadina”: non però una semplice esposizione di strumenti di lavoro, bensì una ricostruzione di ambienti di vita e di cultura rurale; potrebbero divenire laboratori didattici, per insegnare alle nuove generazioni “senza storia” dove ricercare le loro origini; potrebbero, al limite, divenire ostelli, agriturismi, veri e propri punti di recupero delle tradizioni, dei gusti e dei sapori dei nostri nonni.

La corte “Le Catalane” di Bergantino potrebbe costituire il primo tassello di un organico e razionale piano provinciale di recupero di questa importantissima eredità storico culturale polesana. Potrebbe…

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Come citare questo articolo

Corrado Ferri. ““Le Catalane””. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-catalane/

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