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UN RICORDO

Ricordato don Valentino

Ad un anno dalla sua scomparsa, ripercorse a Panarella le principali tappe della vita del fondatore dell’Associazione Polesani nel Mondo

di Paolo Rigoni

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 106–107

Il 14 agosto, ad un anno esatto dalla morte, Panarella ha voluto ricordare don Valentino Tonin con un momento di riflessione e di incontro promosso dalla Parrocchia di S. Luigi e dall’Amministrazione comunale di Papozze.

Un programma semplice, ma denso di significato, perché nei due paesi il “prete dei migranti” ha lasciato una traccia indelebile. Di Papozze, era cittadino onorario, e con Panarella intratteneva rapporti profondi.

Don Valentino si era spento giovedì 14 agosto alle 13.00, nella Casa del Sollievo di Lendinara, all’età di 84 anni. Nato a Rasa il 14 febbraio del 1930, giorno di san Valentino da cui prese il nome, entrato in seminario per propria vocazione, non incoraggiato, ma nemmeno ostacolato dal padre che seguiva una diversa ideologia, ordinato sacerdote il 23 giugno del 1957, cappellano a Trecenta e a Villadose, parroco a Molinella, Bornio, Pezzoli e Ceregnano, canonico della Cattedrale penitenziere vescovile dal 29 settembre nel 2012.

Insegnante di Religione all’ITIS di Rovigo, prete operaio molto attento alle problematiche del lavoro, presidente della Caritas diocesana, presidente regionale di Migrantes, fondatore e presidente dell’Associazione Polesani nel Mondo nel 1970. Momento esaltante l’inaugurazione della Casa del Polesano a Ca’ Cappello di Porto Viro nel 2005, con la ristrutturazione dell’edificio delle ex scuole elementari, edificate nel 1960 con fondi donati del post-alluvione, ma per il cronico abbandono del territorio rimaste inutilizzate.

A don Valentino, il pensiero riconoscente e devoto di Papozze e di Panarella di cui è sempre stato grande amico. A Papozze era di casa, così come era di casa l’Associazione Polesani nel Mondo con cui l’Amministrazione Comunale in questo ultimo decennio ha intrattenuto un rapporto di cordiale e affettuosa collaborazione per una sorta di rifusione, di riparazione nei confronti di quanti hanno dovuto lasciare.

Molte sono state le iniziative pensate e realizzate insieme a don Valentino, a Roberto Bottin, presidente della fameja di Nichelino e ai papozzani che fanno parte delle varie fameje di migranti per mantenere in vita valori, speranze e legami. Ricordiamo soltanto l’intitolazione di una strada e di un vicolo, le numerose feste ripetute negli anni.

La malattia che ha colpito il fondatore ed animatore dei “Polesani nel Mondo” si era manifestata con i primi segni il 3 agosto del 2013, proprio a Panarella durante l’annuale e tradizionale Festa dei Migranti, giunta alla 17ma edizione. Durante la cena, appena concluse le premiazioni, aveva lasciato anzitempo la compagnia dicendo di non sentirsi “troppo bene” e la cosa aveva turbato i presenti, perché di solito partecipava molto amabilmente non disdegnando il piacevole conversare ed il canto.

Sentita e partecipata la messa in suffragio, celebrata dal parroco don Stefano Maniezzo che si è soffermato a ricordare la figura di chi tanto ha operato e fatto per il Polesine e per i polesani. Oltretutto, il giovane e grintoso parroco di Papozze e Panarella conobbe don Tonin quando egli era ancora ragazzo perché frequentava la sua casa paterna. Quindi, la consuetudine giovanile gli ha consentito di sperimentarne la bontà, la generosità e la preparazione culturale. “Una persona, ha detto don Maniezzo, che prima di essere prete era uomo; una precisazione doverosa perché oggi molti pensano di essere cristiani senza essere uomini ed invece prima di tutto bisogna essere uomini. Chissà quanta gente don Valentino ha aiutato, quante persone ha sostenuto, quanti ha incoraggiato e ed oggi forse lo hanno dimenticato.

Presenti il vice-sindaco di Papozze, Diego Guolo con l’ass. Federica Bergo, l’incontro è proseguito per il circolo CSI, Il Girotondo, con lo spettacolo di canzoni popolari del gruppo folcloristico “Zente del Po”, alla sua seconda uscita ufficiale, che si è cimentato in un repertorio di canti significativi della zona, alcuni dei quali raccolti in loco.

La serata è continuata con l’intervento del prof. Dino Felisati, classe 1922 ed ancora attivo, figlio illustre di Panarella, nonché polesano nel mondo doc che ha presentato la sua ultima fatica letteraria, I secoli d’oro della Medicina; con il saluto del prof. Paolo Rigoni, che si è soffermato sul dovere della memoria e che ha invitato a riflettere sulla situazione odierna, così come faceva don Valentino e così come è l’insegnamento di Papa Francesco, sul fatto che in tutte le famiglie del Polesine ci sono stati migranti, parenti ed amici, che hanno avuto problemi di accoglienza.

E’ seguito l’intervento di Diego Guolo, che ha lanciato l’idea di organizzare un summit delle famiglie per ridare slancio alla Polesani nel mondo assicurando sin da ora che a don Valentino sarà intitolata una sala della Biblioteca comunale. Ha concluso Alessandro Vallese, amico e collaboratore di don Valentino, d’accordo sulla necessità di rinsaldare i rapporti, e di continuare l’opera del presidente defunto affinché la sua opera e tutto il bagaglio di esperienza umana accumulato in quasi cinquanta anni di attività non vadano perduti. Sarebbe una perdita grave e colpevole per questa terra provata dalle tante partenze”.

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Come citare questo articolo

Paolo Rigoni. “Ricordato don Valentino”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/ricordato-don-valentino/

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