udito) sfrecciano lungo le scale che dividono i tre piani dell’abitazione: garage-taverna, cucina-salotto e reparto notte.
Mi armo di furbizia e penso: se fossi un gatto, dove mi nasconderei? Mi rendo subito conto che è meglio, però, seguire semplicemente “gli indizi”, partendo proprio da qui, da questo gomitolo di lana sfatta che, sfiorato delicatamente dalle mie dita, torna comodo a sonnecchiare con i suoi fratelli di altri colori, nel cestino da lavoro, accanto alla Tv.
I miei occhi attenti non demordono, e poco più in là raccolgono un’immagine nitida: il terriccio, nel vaso del ficus, non è più piatto ma bucherellato, come se fosse stato reimpastato dalle mani di un fornaio, rimasto per mancanza di ingredienti (in questo caso, di tempo), a metà dell’opera. Spillo ha giocato anche qui. Toccata e fuga. Quel tanto che basta per far penzolare la foglia più vecchia dal fusto dalla pianta, ormai irreparabilmente spezzata. “Gattaccio dispettoso!” penso, ma subito la mente corre all’immagine gioiosa di quando io e Spillo ancora non ci conoscevamo, al nostro primo incontro in quell’orto verdeggiante dove la sua voglia di vivere era un tutt’uno con la natura fresca e rigogliosa nel cuore dell’estate. Era talmente piccolo da stare comodamente seduto nel palmo della mia mano. La grigia rabbia sfuma in un lampo, addolcita dalle tinte semitrasparenti dell’affetto che sgorga come acqua fresca e dissetante nell’arida vita di quotidiane, dure razionalità.
Dove può essersi nascosto Spillo? Esco dal salotto. Getto un fugace sguardo in cucina ma non scorgo nessuno. Decido di salire al piano di sopra. La porta della camera da letto non è ermeticamente chiusa. Entro come un bimbo talmente coinvolto nel nuovo gioco da dimenticare tutto il resto: i lavori di casa, la biancheria da stirare, la lavatrice da riempire. I miei anfibi, ai piedi del letto, dimostrano chiari segni di ‘cedimento’. Non più parallelamente riuniti, compensano la loro diversità vicendevolmente: il destro è perfetto, ancora intatto, sull’attenti, seriosamente pronto per essere indossato; il sinistro, invece, dall’espressione alquanto trasognata e divertita, sembra subire ancora gli effetti postumi di una imprevista solleticata. I lacci sono stati masticati, leccati, la punta della calzatura è graffiata e bucherellata come una minigroviera, così come la suola. Altro indizio, ma Spillo non c’è.
La biglia rossa è scomparsa. Fino a qualche minuto fa, ne sono sicura, era nel cesto portatutto appoggiato sul tappeto della mia stanza da letto. Ecco il motivo dello strano tintinnio avvertito in una manciata di istanti: il micio ha preso la pallina, con le zampette l’ha fatta uscire dal contenitore, alto pochi centimetri, per poi costringerla a una caduta rovinosa per le scale, giù… giù….. fino… a dove?
Ridiscendo al primo piano, poi al piano terra. Riecco la biglia, giunta al capolinea della corsa, sul tappetino del pianerottolo, attorniato da tre porte chiuse: garage, taverna, vano attrezzi. “Spillo, dove sei?” Ultima chance, a questo punto, la cucina, appena controllata, fugacemente ma efficacemente…riprovo comunque. Risalgo una ventina di scalini che mi separano dalla ‘zona cottura’, riflettendo tra me e me sul valore delle cose, su come probabilmente qualcuno mi giudicherebbe infantile e poco costruttiva nel perdere tempo giocando, a ‘caccia’ di un ‘insignificante felino’.
Lo direbbe la mia vicina che lo odia a morte e lo saluta quotidianamente con il lancio della scopa; lo ripeterebbe un mio collega di lavoro: dice che i gatti sono creature infernali e, quando tocchiamo l’argomento, inizia a citarmi luoghi comuni su come, in passato, i gatti venissero considerati le sembianze in cui si trasformavano le streghe, quindi portatori di sfortuna, da bruciare al rogo, come nel Medioevo.
Ma poco m’importa. L’affetto del mio ‘pelosino’ non ha prezzo ed è ben più forte di assurde superstizioni. “Spillo….sei qui?” varco la porta della cucina…silenzio…impossibile non trovarlo, l’ho cercato dappertutto senza esito. Il divanetto è intatto: nemmeno un nuovo graffio sulla struttura di vimini intrecciata. Ma noto strane impronte…sul pavimento….il micio ha rovesciato la ciotola dell’acqua, si è diretto…sulla sedia, poi sul tavolo, poi…..i fornelli!. Ho come uno strano presentimento. Esco solo per un istante, poi rientro lentamente nella stanza, introducendo soltanto il capo. Silenziosamente alzo lo sguardo, puntando gli occhi sopra la mia testa, a destra… e appare il musetto bianconero sporgere con l’aria furba dall’alto del mobile cucina, a oltre due metri dal pavimento, ormai palcoscenico di indizi dove si susseguono decine di zampette stampate sulle piastrelle bagnate.
Incredula ma felice, scoppio a ridere. “Come hai fatto ad arrampicarti fin lassù, micio?” chiedo divertita. Spillo emette un miagolio entusiasta, si concede l’ultima corsa zigzagado tra le bottiglie ornamentali e le lattine vuote, senza farne cadere nemmeno una, nonostante la velocità. Poi, esibisce un salto olimpionico da togliere il fiato… finalmente è a terra.
Mi guarda, dal basso ora, con piccoli occhi gialli, in attesa di una carezza. “Hai vinto tu, sei il più bravo a nascondino” gli sussurro all’orecchio, mentre lo accolgo in un abbraccio infinito. Insieme raggiungiamo il divano. Iniziano le fusa e quel suo strano modo di dimostrare affetto, appallottolandosi nello spazio tra le mie braccia e le ginocchia non prima di aver portato a termine uno strano rituale, una specie di marcia a tempo, con le zampette anteriori, come se impastasse qualcosa, come se ritmicamente dimostrasse la voglia di appartenere a qualcuno.
Ora entrambi seduti, esausti dopo un’ora di giochi, sono gli sguardi reciproci a parlare. In un linguaggio che non ha bisogno di traduzioni, ma che è universale, comprensibile a ogni essere vivente. Spillo è felice; ho riempito di cibo la sua ciotola, ma lui ha preferito le mie ginocchia dove riposare le stanche membra. A volte la vita è un gioco autentico, in cui riscoprire, confuso fra troppi segnali devianti e inutili, il vero valore dei sentimenti, dell’esistenza.
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Spillo”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/spillo/