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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Sulle tracce di A. F. Farsetti

A Donzella la statua del nobile veneziano recuperata vent’anni fa

di Luciano Scarpante

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 20–23

Non lontano dal centro di Ca’ Tiepolo, sulla sponda sinistra del Po di Gnocca, incontriamo Donzella, tra le prime frazioni a svilupparsi e una delle più popolate del territorio di Porto Tolle.

Durante la dominazione austriaca proprio in questi luoghi fu arrestato Angelo Brunetti detto Ciceruacchio che con i suoi compagni, si dirigeva a portare aiuto a Venezia che ancora resisteva contro gli austriaci¹.

Nel ‘600 il primo proprietario della zona fu Antonio Francesco Farsetti, un nobile nativo di Massa, ma che risiedeva abitualmente a Venezia, nel palazzo che ora è sede del Comune. Si era arricchito a Roma dove per alcuni anni aveva gestito la zecca pontificia. Nel Delta comandava la palude che dal Molo andava fino al mare; tale zona, conosciuta col nome di Ca’ Farsetti, era allora un unico canneto ed era abitata da poche famiglie di pescatori.

Sul nome attuale della località di Donzella esistono alcune leggende, una delle quali (priva di fondamento storico) racconta che, alla morte di Antonio Francesco Farsetti, i terreni passarono in eredità alla figlia non sposata, ossia ad una “donzella”. Più romantica l’interpretazione tradizionale tramandata oralmente, secondo la quale il nome del paese ricorderebbe una giovane Farsetti, annegata nel Po per un amore contrastato dalla famiglia. In realtà, più semplicemente, il nome sarebbe mutuato da quello di un antico ramo secondario del Po.

Oltre alla casa padronale in località Alba (ora nel territorio di Ca’ Tiepolo), i Farsetti fecero costruire, nel 1696, la chiesa di Donzella, distrutta in epoca recente in seguito ai lavori di consolidamento degli argini e di sistemazione del corso del Po.

In essa erano custodite alcune pregevoli opere d’arte che sono andate per lo più disperse o abbandonate tra le macerie; tra queste la statua di Farsetti, recuperata qualche anno fa e ora in attesa di degna collocazione. Autore del ritrovamento il dott. Claudio Modena, che attualmente vive a Roma, ma che mantiene un legame fortissimo con la sua terra di origine e non perde occasione per ritornare nella sua casa di Donzella.

Circolano voci diverse riguardanti questo recupero, su cui si sono innestati malintesi e anche una vicenda legale; abbiamo perciò chiesto informazioni al diretto interessato il quale ci racconta che, nel 1981, tornato da Roma, è stato contattato da un gruppo di cittadini di Donzella (in testa Gino Veronese e Lino "Ciccio" Marchesin). Lamentavano il fatto che, demolita la chiesa nei lavori di consolidamento degli argini, non restava in paese nessuna testimonianza del passato. Per questo proponevano di riportare alla luce quanto era rimasto sotto le rovine dell’edificio.

Modena interessò della cosa alcuni amministratori locali, senza però trovare alcun incoraggiamento e non se ne fece niente. Ma nell’estate del 1983, durante un’eccezionale secca del Po, mentre nella golena erano in corso alcuni lavori di scavo e di rinforzo arginale, proprio nel luogo dove sorgeva un tempo la chiesa, emersero un pezzo di parete e il piedistallo che in origine sosteneva la statua del Farsetti.

La statua era lì, sotto pochi metri di fango. Da qui il rinnovato entusiasmo della gente per tentare il recupero di quanto era andato perduto a causa dell’incuria (o forse, più semplicemente per ignoranza) e nuovo coinvolgimento del dott. Modena, il quale ci racconta: “Mi buttarono giù dal letto e mi convinsero che bisognava fare qualcosa per salvare la statua. Spiegai agli amici che non era il caso di intraprendere da soli la ricerca, ma non ci fu verso di convincerli: a loro parere non c’era tempo da perdere, perché i pesanti mezzi meccanici usati per la sistemazione degli argini avrebbero sicuramente rovinato i reperti, e avevano anche paura che la statua potesse, a questo punto, essere trafugata”.

Per questo, dopo aver informato l’Amministrazione comunale e il Commissariato di Pubblica Sicurezza, Modena si mise alla testa del gruppo che eseguì lo scavo e recuperò la statua. D’altra parte – come ci dice lo stesso Modena – non è che volevamo portarcela via, sistemarla a casa nostra: volevamo solo restituire alla collettività un bene perduto”.

C’era tutta Donzella sull’argine del Po quel 17 agosto, e fu grande l’emozione della gente nel vedere riemergere un reperto che riportava alla loro memoria tanti ricordi e li ripagava in parte del dispiacere provato quando l’antica chiesa fu distrutta.

Venne recuperato anche un cartiglio marmoreo che era alla base del monumento funerario, sul quale era stato inciso: “D.O.M. ANTONIO FRANCISCO FARSETTI PAT.° VEN.° BENEFACTORI ET PATRONO. ORATE PRO EO”, alcuni elementi architettonici in marmo e anche il fonte battesimale.

Sulla denuncia per la mancata comunicazione alla Guardia di Finanza, l’interessato giustamente minimizza: è stata solo un’ingenuità; d’altra parte, come lui stesso dice, erano altri tempi. “Un giornale locale – è sempre Modena che parla – riferendo sul ritrovamento, riportò erroneamente la notizia del recupero di un reperto archeologico. Da qui la denuncia per scavo non autorizzato e il sequestro cautelativo della statua, che già qualcuno voleva portare via da Porto Tolle”.

Il Pretore di Adria sentenziò di “non doversi promuovere l’azione penale” e il Modena pagò 400 mila lire di multa. Fortunatamente il difensore, avvocato Luigi Migliorini, con gesto nobile e raro, non pretese alcun compenso per le spese legali.

Ma l’importante per Modena era far sì che la statua non fosse portata altrove. Per questo, fin dal momento in cui, ancora sporco di fango, si trovava nella caserma Guardia di Finanza di Gnocchetta, senza perdersi mai d’animo, avviò un’azione capillare di sensibilizzazione affinché la statua potesse essere restaurata e ricollocata a Donzella.

Nel 1998, ultimati i lavori di restauro, eseguiti dalla Soprintendenza per i beni culturali del Veneto, l’allora assessore alla cultura del Comune di Porto Tolle, Silvano Vanzelli, promosse un dibattito pubblico al quale parteciparono, oltre a Claudio Modena, Loris Vedovato, autore della storia della famiglia Farsetti, Claudio Mancin, cultore di storia locale, il senatore Elios Andreini, l’avvocato Luigi Migliorini, il noto divulgatore scientifico Giorgio Celli e lo scrivente.

Come ebbi a dire in quell’occasione, al di là del valore artistico della statua, è ammirevole la volontà della gente di recuperare i propri simboli e la propria tradizione. I portotollesi si stanno riappropriando del passato: sono uscite numerose pubblicazioni che ricostruiscono la storia locale (tra le quali molto importanti per la completezza della documentazione quelle di Claudio Mancin), c’è una rinnovata attenzione verso le antiche corti rurali e le case padronali, che erano un tempo luoghi di aggregazione e riferimento sociale. Si sta in definitiva diffondendo sempre di più la passione per la ricerca delle proprie radici, sia attraverso lo studio e la rivalutazione delle figure legate all’evoluzione del territorio e allo sviluppo sociale e culturale di Porto Tolle, sia attraverso la salvaguardia e il recupero delle rare testimonianze che ancora sopravvivono dopo un periodo nel quale, per incuria, alluvioni ricorrenti e scelte politiche, tutto veniva distrutto, con perdita della maggior parte del patrimonio.

L’Amministrazione comunale ha ritenuto giusto trovare finalmente alla statua di Antonio Francesco Farsetti una collocazione, non con lo scopo unico di conservare le pochissime opere d’arte che ci sono rimaste (forse modeste per altre realtà, ma altamente significative per noi), ma in una prospettiva di attualità e di sviluppo sociale e culturale. Sempre più forte è infatti l’esigenza di conservare e di trasmettere ai nostri figli i valori del passato, facendo conoscere la nostra pur recente storia, che dovrà diventare polo di riferimento attuale e strumento di promozione di un territorio, nel quale i beni culturali e i beni ambientali tendono inevitabilmente a fondersi e si dimostrano elementi indispensabili per garantirne il futuro.

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Come citare questo articolo

Luciano Scarpante. “Sulle tracce di A. F. Farsetti”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-tracce-di-a-f-farsetti/

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