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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il centro Giona di Castelguglielmo

Escursioni equestri tra paesaggi sconosciuti e seducenti

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 56–59

Tempo di agriturismo: tendono a svilupparsi questi centri, incentivati anche dalle istituzioni provinciale e regionale. Pure a Castelguglielmo, dopo un avvio un po’ alla chetichella avvenuto cinque anni fa, ha preso piede una di queste iniziative equestri, ormai nota soprattutto nel medio ed alto Polesine.

Si tratta del centro “Giona” dal nome della zona terriera. La sua posizione è veramente ideale, in quanto è ubicato in un’azienda agricola in mezzo alla campagna, lontano da strade, da case, da rumori. Si scosta dalla provinciale Castelguglielmo-Pincara in località “Gambaro”.

Una tabella segnala il suo accesso e, varcato il cancello, si entra proprio in un altro mondo, si ritorna indietro nel tempo.

Normalmente c’è Osvaldo ad accogliere i clienti o i visitatori. In sua assenza sanno disimpegnarsi bene anche i due figli Alessandro e Pierangelo che, seppur giovanissimi, hanno imparato il lavoro dal padre con grande entusiasmo ed una vera passione. Non da meno è la moglie Beatrice la quale, seppur impegnata con la scuola (è insegnante), con la casa e, da pochi mesi, con un terzo figlio, sa accogliere gli ospiti con gentilezza, affabilità e padronanza.

Osvaldo Caniato, 37 anni, è l’artefice di questo centro. È partito da solo, con pochi cavalli, sfidando i problemi, i prevedibili sacrifici, le ingenti spese. Per quanto riguarda i cavalli, s’era appassionato dapprima alla razza aveglinese, ottenendone la prerogativa per il Veneto. Questi animali sono docili, piccoli e quindi adatti anche ad una clientela poco esperta e addirittura per i principianti.

Osvaldo, però, sta ora indirizzandosi verso la razza “bubyonny”, un cavallo alto, resistente che “dà più emozioni”. È stato il primo importatore nel Veneto di questi stalloni, che giungono dalla Russia, anch’essi per effetto della “Perestroika”. Il loro nome – spiega Osvaldo – deriva da quello di un maresciallo russo, che rubò cavalli agli inglesi e agli arabi, durante la guerra, e li incrociò con quelli del Don, ottenendo questo ottimo risultato.

Nel centro “Giona” vi sono ora ventitrè cavalli, tra cui un purosangue francese, un inglese, un arabo e trottatori francesi ed americani. Vi sono inoltre quattro soggetti da trotto che Osvaldo abbina con calesse o carrozza quale alternativa alle normali passeggiate.

Oltre alle lezioni di equitazione, nel centro è possibile fare gite organizzate, escursioni guidate, anche per una intera giornata con pranzo in trattorie tipiche della zona e con una spesa alquanto contenuta.

Gli argini e le golene dei fiumi e dei numerosi canali, i campi ed i boschetti danno la possibilità di muoversi in mezzo alla natura, nel silenzio della campagna e consentono di attraversare paesaggi ancora incontaminati e sconosciuti, un po’ selvaggi ma seducenti: fossati con bianche ninfee, costeggiati da arbusti colorati di robinie, gelsi o aceri, che sembravano scomparsi, cespugli variopinti di fiori campestri che spuntano tra i rami di rovi carichi di more, angoli suggestivi creati dalla folta vegetazione, nata spontanea lungo le sponde dei canali. E non mancano gli uccelli e persino i fagiani che escono dai campi, disturbati dal passaggio dell’insolita comitiva.

Nel centro vi è la vecchia abitazione dei nonni, che è stata sistemata e arredata, creando gli ambienti tipici delle vecchie case di campagna, e attorno ad essa sono stati sistemati quegli attrezzati e oggetti che servivano per il lavoro nei campi.

Oltre ai cavalli e all’ambiente, l’attrazione principale per i visitatori, soprattutto giovani, e per le numerose scolaresche, che giungono da ogni parte del Polesine, è il Museo della civiltà contadina, che Osvaldo ha allestito in una grande baita di legno, partendo da una donazione fattagli da Carlo Prando, di Pincara, appassionato raccoglitore di questi oggetti. In questa costruzione sono raccolti tutti quegli arnesi, utensili, di un mondo passato, ormai sconosciuto: attrezzi della cucina, della casa, del lavoro nei campi; i giocattoli dei bambini, i vecchi banchi di scuola con calamai, cartelle e penne di un tempo, le carrozze, i calessi e le cose più disparate, ormai sostituite dalle attrezzature moderne più sofisticate.

Dove viene segnalato qualche vecchio oggetto, dove viene offerto qualche attrezzo, che non trova più spazio nelle abitazioni o nelle fattorie di oggi, Osvaldo corre a recuperarlo. Ogni cosa è utilizzata, qualunque arnese ritrova qui la sua importanza, inserito nel suo ambiente adatto. Le visite al museo sono assolutamente gratuite. Per le scolaresche è preferibile un appuntamento.

Tutto questo è diventato il solo mondo per Osvaldo, il motivo della sua vita, e lo capisci facilmente quando ti parla, quando descrive il suo lavoro, le sue cose, i suoi cavalli.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Il centro Giona di Castelguglielmo”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-centro-giona-di-castelguglielmo/

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