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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Tra antiche Torri

A spasso per Rovigo, alla scoperta dei segni di mille anni di storia

di Matteo Santipolo

Ventaglio Novanta n. 22 2001 pp. 8–13

Quando l’aria è tersa, come dopo un temporale primaverile, ed il cielo, ancora screziato da qualche nuvola bianca, messa in fuga da una tiepida brezza, si fa azzurro, lo sguardo si perde fin oltre la linea dell'orizzonte.

Dalle piatte distese del Polesine che scompaiono in ogni direzione, si innalzano qua e là rari alberi, che, come esseri umani, cambiano d'abito con le stagioni.

Immutabile ed immobile, visibile a chilometri di distanza, svetta, massiccio o slanciato, imponente o più modesto, il campanile d'una chiesa, segno inconfutabile che lì intorno sorge un villaggio, un paese, una città.

A chi percorre oggi la Tangenziale Est del Capoluogo Polesano o vi giunge da Lendinara lungo la Strada Statale n. 499, anche Rovigo, pur con le innumerevoli ferite urbanistiche e le brutture, per non dire nefandezze architettoniche infertele da secoli di mal governo, mostra nel suo profilo, i segni di un passato di rilievo.

Le mura

La forma urbus originaria, ancora facilmente individuabile in foto aeree, ma anche su di una qualsiasi pianta topografica, si caratterizzava per l'insolita struttura a pentagono (i cui lati coincidono oggi, grosso modo, con le vie Boscolo, Pighin e Mure Ospedale a Sud; via del Sacro Cuore ad Ovest; le vie Grimani, Minelli, Oberdan, Mure S. Giuseppe, Mure Soccorso a Nord; Piazza XX Settembre e via Bortoloni a Est).

Le mura vennero costruire, a più riprese, tra il XII ed il XIV secolo ed in certi punti dovettero raggiungere anche un'altezza di 8 metri ed essere dotate di merlature. Oggi ne sopravvivono solo frammenti, a ridosso dei quali sono sorte, a seguito delle speculazioni edilizie del secondo dopoguerra, abitazioni private (esempi si trovano in vicolo Tesini).

Sei erano le porte che davano accesso alla città: di queste solo due (S. Agostino, completamente ricostruita nel 1713 e S. Bortolo, rimaneggiata nel 1482) ancora sopravvivono, mentre le altre furono abbattute, per presunte ragioni igieniche, nel corso del secolo scorso. Ma, come si desume dalla nota Pianta di Rovigo del Mortier, ancora nel 1704, ben 9 erano le torri disseminate lungo l'intera cinta muraria, senza contare almeno altrettante torrette minori (anche se resta difficile affermare quante esattamente fossero, data la discordanza delle rappresentazioni pervenuteci).

Sarebbe arduo dare qui un elenco completo delle rappresentazioni (stampe, piante o dipinti) che sono stati fatti attraverso i secoli della città di Rovigo (per approfondimenti si vedano in proposito i volumi L'immagine necessaria. Rovigo disegnata e L'immagine necessaria. Rovigo dipinta, Minelliana, 1989). Ci limiteremo pertanto a ricordarne tre (oltre al già citato Mortier) tra le più significative. Idilliaca appare la riproduzione nel dipinto Glorificazione del Podestà Pietro Morosini (1644) di Antonio Randa conservato nel Tempio della Rotonda; mentre sembra essere assai più vicina alla realtà quella che compare nella tela San Bellino con due regolatori opera di Gerolamo Bassano (XVI sec.) posta nel Coro della Chiesa di San Lorenzo da Brindisi, meglio nota come dei Cappuccini. Ma la rappresentazione più antica, e probabilmente più suggestiva, si trova affrescata sulla facciata, appena sotto il cornicione del tetto, della Casa Rosetta-Ferrari (XVI sec.), in Piazza All'Ara. Malgrado lo stato di abbandono totale, quel che resta del dipinto riproduce, come ricordato dal Bartoli (1793), una scena di battaglia (forse ispirata alle guerre dell'inizio del XVI sec.) nonché una meravigliosa immagine di Rovigo in cui spiccano le mura, le varie torri ed il mastio del Castello.

Le torri

L'incuria e la poca lungimiranza di secoli hanno fatto sì che di tutte le torri e torrette medievali, siano giunte sino a noi solo Torre Pighin, sita nell'omonima via, Torre "mozza" o Grimani, che con la Torre Donà è ora parte del complesso dei giardini ove un tempo sorgeva il Castello, ed il basamento di una torretta nel già citato vicolo Tesini.

Torre Pighin, come si legge nel volume Rovigo. Ritratto di una città edito dalla Minelliana (da cui sono tratte molte delle notizie qui riportate), aperta verso l’interno delle mura in quanto avente scopi esclusivamente difensivi, doveva originariamente possedere alcuni piani di legno collegati tra loro con scale a pioli (ancora una volta, esempi di strutture simili si trovano, praticamente intatti, a Montagnana). Già prima del 1775, tuttavia, nel suo interno venne inserito un edificio di abitazione privata. Agli inizi del nostro secolo, date le sue precarie condizioni, rischiò persino di venire demolita. Oggi, grazie ad un sapiente restauro, la torre è nuovamente agibile e da poco più di un anno vi trovano sede vari circoli e associazioni culturali.

Torre "mozza" detta Grimani, dal nome della famiglia che ne ereditò la proprietà, costituiva una delle torri lungo le mura e doveva avere un importante ruolo difensivo in quanto prossima al Castello e al cosiddetto Portello (oggi esiste una via così denominata che parte proprio dal punto in cui un tempo sorgeva la struttura), vale a dire l'accesso alla città, accanto all'Adigetto, provenendo da Padova. Oggi la torre ospita la cooperativa "Turismo & Cultura".

Anche per Torre Donà, come per Torre Grimani, è difficile stabilire con esattezza a quando risalga la costruzione, ma documenti fanno pensare che non sia precedente al XII secolo. Con i suoi 50 metri d'altezza, è tuttora il mastio più grande d'Europa. Il nome deriva da quello della nobile famiglia veneziana che ne entrò in possesso dalla fine del XVI secolo. Fu solo grazie ad un intervento del Comune che la Torre venne salvata dalla demolizione, voluta invece dai Donà. I giardini pubblici in cui oggi è inserita, vennero creati nel secondo dopoguerra, liberando l'area dalle abitazioni che vi erano sorte attorno a partire dal 1700. Da anni ormai si parla di un recupero della struttura al fine di renderla funzionale, o, per lo meno visitabile regolarmente, ma per ora nulla è stato fatto in tal senso.

All'interno dei Giardini Pubblici si trova anche "( … ) l'antenna collocata in un piedistallo scolpito in marmo rosso di Verona con due Sirene, che tengono in mezzo lo Stemma del Doge Pasqual Cicogna lavoro fatto nell’anno 1588 facilmente da Giulio Mauro Veronese" (Bartoli, 1793). Originariamente collocato nella Piazza Grande – ora Vittorio Emanuele II – il basamento del pennone portabandiera, fu danneggiato da un fulmine nel 1874, trasferito sotto il portico della Rotonda e solo nel nostro secolo posto nella sua sede attuale.

La Torre Civica anche detta dell'Orologio, che si trova in Piazza Vittorio Emanuele II, come ci narra il Bartoli "( … ) fu disegnata da Pietro Puttini Veronese, che incominciò ad innalzarla nel 1763, e desistendo dal lavoro, lo ripigliò poi dopo alcuni anni, e nel mese di Maggio del 1769 la diede terminata sino al Cornicione con una balaustra d'intorno. Sino al 1790 vi stette la campana allo scoperto; ma dopo la metà di esso fu posta al coperto da Maestro Antonio Silvestrini nel modo che presentemente vediamo". La torre venne ricostruita nell’800.

Sempre nella medesima Piazza sorge la Colonna di San Marco, innalzata nel 1519 su progetto di Antonio Scarpagnin. Il leone venne distrutto nel 1797 allorché la città passò sotto l'occupazione francese e fu solo nel 1881 che venne ricostruito in occasione dell'intitolazione della Piazza al Re d’Italia. Il Bartoli attribuisce il progetto della Colonna a Michele Sanmicheli, ma l'ipotesi pare improbabile.

Una citazione merita pure la Torretta dell’Archivio di Stato, già Seminario Vescovile. Costruito sul finire del XVIII secolo a ridosso della cinquecentesca Chiesa di S. Agostino su disegno di don Domenico Cerato, docente di architettura a Padova, l'edificio, durante la Seconda Guerra d'Indipendenza (1859), fu adibito anche ad ospedale militare. Alla Torretta, in realtà non facilmente visibile dalla strada, si accede attraverso la Biblioteca dell'Archivio.

Ai primi anni del nostro secolo appartengono invece le due abitazioni private che si affacciano sui Giardini di via Umberto I, caratterizzate da torrette e merlature in stile medievale.

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Come citare questo articolo

Matteo Santipolo. “Tra antiche Torri”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/tra-antiche-torri/

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