Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

In valle

In visita a Valle Bagliona di Porto Levante

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 22 2001 pp. 14–19

C’era voglia di primavera nelle parole di Piero: "Ho fissato per sabato la visita a valle Bagliona!".

Inutile far rilevare che eravamo ancora in inverno e che la stagione fredda proprio in quei giorni faceva sentire lo sgradito rigore della sua coda. L'entusiasmo di Piero, come al solito, era di quelli che non ammettono dubbi. "Sabato ci sarà un sole bellissimo!" assicurò. "E poi – riprese facendo leva su un aspetto razionale se per caso quello emotivo non fosse stato sufficientemente convincente – gli animatori ambientali devono muoversi prima degli altri, in modo da poter fornire informazioni attendibili al momento opportuno".

O.K. Appuntamento a Porto Levante alle 10.

Giornata densa di scure nubi il sabato. Telefonare a Piero per disdire? Pensiero fugace, subito archiviato. Un buon caffè, la giacca a vento, macchina fotografica, occhiali, e via in auto a scrutare con disappunto il cielo bigio. Ma ad Adria improvvisamente si apre qualche squarcio di blu. Colore bellissimo dopo giorni grigi e piovosi! E l'azzurro si fa via via più ampio e risoluto mentre si procede verso il Delta.

Sorrido di leggerezza guardando verso il sole. "Quel gran genio del mio amico!" canticchio pensando alla "profezia" di Piero, mentre lascio la Romea imboccando la strada di Porto Levante. Sono in anticipo. Punto dritto verso la diga per immergermi nell'azzurra distesa di acqua e cielo. Respiro forte, mentre saluto i gabbiani che giocano con rapide folate di vento, decise a spazzar via le ultime nuvole.

Poi mi dirigo a piedi al punto di incontro presso la macchia verde, gradevole scampolo di bosco costiero, che ancora resiste adiacente alla piazza della chiesa.

Saluti allegri. Piero è visibilmente soddisfatto. "La fortuna aiuta gli audaci!" osserva Adriana, che suggerisce di raggiungere la "ghiacciaia" in mezzo alla boscaglia, prima di imboccare la strada che porta a valle Bagliona: sotto una una collinetta artificiale individuiamo il manufatto utilizzato per decenni per conservare al fresco generi alimentari. Poi compiamo il breve tragitto che ci separa dalla valle.

Il sig. Penzo, proprietario della vasta area valliva, è ad attenderci cordiale presso la grande vasca che si apre davanti al caseggiato. Ed in breve, dopo i convenevoli, con le sue parole cattura la nostra attenzione verso quell'ambiente a noi poco noto, anche se da sempre radicato nelle tradizioni dell'anfibia terra polesana.

Impariamo subito che qui la casa si chiama cason. In parte residenza per il proprietario, in parte alloggio per il personale e in parte ancora destinata agli ospiti, frequenti specialmente nella stagione della caccia. Molti casoni di valle del delta si caratterizzano per un'ampia stanza dominata da un grande camino, primario riferimento sia per cucinare che per il calore che fornisce durante l'inverno, tanto che fino a non molti anni fa non era infrequente che si preferisse dimorare in questo ambiente per tutta la notte stesi su brandine. In valle Bagliona troviamo invece un caseggiato più ampio, realizzato seguendo una concezione più signorile, con una netta separazione tra gli ambienti destinati alle cucine e quelli del soggiorno.

Lo specchio d'acqua che sorge davanti al casone è il fulcro dell'attività della valle. Qui vi giunge il pesce, incanalato lungo il colauro, costretto nei lavorieri. Questi ultimi sono strutture caratterizzanti la valle, dotate di griglie mobili a forma di "V", con la funzione di catturare il pesce ed impedirne il ritorno verso la valle.

La stagione del prelievo del pesce, chiamata fraìma, è quella autunnale: il termine probabilmente deriva dall'espressione latina infra hiems, con significato di "verso l'inverno". Per richiamare il pesce dalla valle, si procede aprendo la chiusa a mare, immettendo così acqua marina in direzione del colauro. L'operazione costituisce un potente richiamo per il pesce maturo, che cerca la via di uscita verso il mare, seguendo una strada obbligata ove sono posizionati i lavorieri, che fatalmente lo costringono a seguire l'itinerario che porta alla cattura. Qui il pesce viene prelevato con delle reti dette voleghe.

E' dunque nel momento della fraìma che viene verificata la produttività della valle e giudicato il risultato di un lungo lavoro della durata di un anno intero.

Nella valle (dal latino vallum, ovvero avvallamento del terreno) il fattore principale, da tenere sempre sotto controllo, è l'acqua, perchè proprio dalla sua qualità dipende in gran parte il risultato economico dell'annata. E l'ambiente è tutt'altro che facile da gestire: bisogna innanzitutto assicurare il giusto grado di salinità delle acque, immettendo nella valle acqua di mare o di fiume a seconda delle esigenze; bisogna garantire una buona ossigenazione, impedendo l'abnorme diffondersi delle microalghe che sottraggono ossigeno; bisogna bloccare precipitosamente l'immissione di acqua dall'esterno nel caso, purtroppo non infrequente, che questa porti con sè sostanze inquinanti; bisogna assicurare una buona circolazione dell'acqua nei vari bacini in cui viene suddivisa la valle, scavando spesso nuovi canali, pulendo gli esistenti ed erigendo nuovi argini; bisogna difendere il pesce da malattie o parassiti e far fronte a mille altri problemi.

Con abilità la nostra guida immerge in una vasca un retino che subito estrae con una grossa anguilla. Oltre alle anguille qui si allevano orate, branzini e cefali, pesce pregiato destinato a consumatori in grado di apprezzarne la qualità.

Un tempo le valli del delta avevano un collegamento più diretto col mare. Oggi, in seguito al fenomeno di subsidenza causato in gran parte dall'estrazione del metano degli anni 1950-60, le valli sono "sprofondate" di circa due metri sotto il livello marino. Ciò ha reso più complicate tutte le operazioni di prelievo e incanalamento delle acque, nonchè l'approvvigionamento degli avanotti che un tempo avveniva dal mare in modo naturale, mentre oggigiorno si procede per lo più con una "semina" artificiale.

La valle viene divisa in vari settori, destinati alle varie specie che maturano in tempi diversi: le anguille hanno bisogno di ben 6/7 anni per raggiungere il peso ottimale, superando i primi due stadi che caratterizzano la metamorfosi del loro corpo, quello della ceca, e del ragano, per raggiungere in fine la forma definitiva. L'autunno è dunque il periodo della cattura del pesce maturo, mentre i capi più giovani vengono avviati in fosse profonde fino a quattro-cinque metri, che costituiscono il sistema delle peschiere. Sul fondo il pesce sverna pressochè immobile, al riparo dal freddo più intenso, poichè a queste profondità la temperatura resta sempre di qualche grado sopra lo zero. Nel lungo periodo invernale il pesce si indebolisce notevolmente e pertanto, per evitare situazioni di stress all'arrivo della primavera, occorre agire con molta cautela: l'immissione di acqua nuova dalla chiavica viene fatta con una progressione molto lenta, finchè il pesce, risvegliatosi dal torpore invernale, è in grado di imboccare dei canali interni detti "sbregavalle" che gli permettono di tornare nelle ampie aree lacustri, ove può nutrirsi naturalmente.

Mentre siamo informati dei cicli stagionali che caratterizzano la vita delle valli del delta, seguiamo la nostra guida lungo gli erbosi arginelli che suddividono l'ampia area in vari specchi, contornati da tamerici sempre verdi, che con le loro radici rassodano gli arginelli e con le loro chiome fungono da frangivento, salvaguardando l'ambiente dall'impeto della bora.

Prosegue la nostra passeggiata, mentre tutt'intorno si riflette il sole del mezzogiorno, con i suoi dolci raggi, gradito anticipo del tepore della primavera. Atmosfera ben diversa da quella malinconica, ma per altri aspetti ugualmente suggestiva, che caratterizza i versi della famosa lirica "Valle salsa" di Gino Piva. In questo caso si parla di un paesaggio immoto e silenzioso, immerso nella nebbia:

Come un sentiero,
in mezo a un mare morto,
’na strada bianca. Questa xe la vale.
Acqua, silenzio, un svolo de cocale,
de sora tuto un cielo ciaro-smorto…

Per noi il clima della giornata continua ad essere decisamente favorevole, con un cielo che fa sfoggio di un azzurro intenso. Il sole dorato conferisce una nota di allegria al paesaggio, stimolando la voglia di scattare alcune fotografie ad un ambiente tanto particolare.

Completato un tragitto a forma di anello, raggiungiamo il casonetto, ove vengono riposti gli attrezzi per la vallicoltura, per portarci poi presso la cavana, che in valle Bagliona, in seguito ai fenomeni di subsidenza precedentemente descritti, ha perduto la sua tipica funzione di ricovero delle barche, divenendo un ulteriore deposito di attrezzi.

E' l'ora di accomiatarci e ringraziare il signor Penzo per l'ospitalità accordataci e la disponibilità a farci da guida nell'interessante visita. Dopo i saluti e un breve brindisi augurale, ci spostiamo in un vicino ristorante di Porto Levante. E' infatti il momento più opportuno per verificare l'aspetto che in definitiva condiziona tutta l'attività ittica della valle: il pranzo a base di pesce. E a Porto Levante abbiamo veramente modo di gustare il buon pesce di valle, cucinato secondo le tipiche ricette della cucina bassopolesana che non lasciano mai a desiderare.

L’articolo nella sua veste originale

Leggi questo articolo come sulla rivista

Ritrova l’impaginazione originale, con fotografie e didascalie. Con Il mio Ventaglio puoi acquistare una raccolta anche di un solo articolo e consultarla online nella tua Biblioteca.

Vai a Il mio Ventaglio →

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Lino Segantin. “In valle”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-valle/

Pubblicità