Sulla pellicola di un film immaginario sbiadita dal tempo, riappaiono voci, suoni, feste, sfarzi, nobili e servitù, saloni e trofei di guerra, battaglie, successioni, storie infinite, affreschi e mascheroni, caminetti, stucchi, tracce di antichi domìni.
Dal XX al XVI secolo, un viaggio indietro nel tempo reso possibile grazie alla tesi di Mauro Biscaro, Michela Furin ed Elisa Nicoli, laureati in architettura all'Ateneo di Venezia con il 'Progetto di restauro di Villa Morosini', 60 tavole pari a circa 80 metri lineari di materiale con uno studio conservativo e puntuale sul complesso architettonico di Polesella, analizzato in ogni punto per rispettare la vita della villa in ogni passaggio cronologico.
Nel Cinquecento una nuova modalità si impone al territorio rispetto al Medioevo: il rapporto stretto tra fiume e terra, dove il primo offre ospitalità, punto d'appoggio, familiarità, stabilità. "Proprio qui, sulle sponde del Po, nasce Ca' Morosini. Originariamente è una casa rurale, ingrandita e trasformata nel tempo – spiegano Biscaro, Furin, Nicoli a turno, alternando voce e immagini -. Da analisi visive e iconografico-storiche risulta che l'ala est è la più antica".
La fine della guerra dei Trent'anni, la scoperta dell'America, la svolta nella vita della Serenissima portano terreni da bonificare e mettere a frutto al patriziato veneto: non è più l'epoca dei castelli ma quella caratterizzata dall'innalzamento delle ville palladiane, con pluralità di funzioni: la casa – tempio del padrone, la barchessa, i rustici, l'oratorio per raccogliere una molteplicità di genti attorno alla costruzione.
Le tappe delle diverse modifiche, la sopraelevazione del corpo centrale e del timpano, il raddoppio delle ali, le decorazioni a stucco sulle porte, gli ornamenti con fascioni e putti: tutto trova spiegazione nelle parole dei tre architetti. "Il primo nucleo della Villa è quello corrispondente all'ala est – chiariscono – La nostra tesi trova riscontro in analisi visive, fonti iconografiche storiche e nelle tracce di tamponamento delle murature, nei muri, cioè, che non risultano ammorsati.
Agli inizi del XVII secolo la villa inizia a trasformarsi, a ingrandirsi, visto che non è ancora di ordine gigante. Il raddoppiamento del nucleo originario avviene con la sopraelevazione del corpo centrale fino a 7 metri, con il raddoppiamento delle ali, del timpano, con le decorazioni a stucco a opera dell'architetto Antonio Gasperi, con nascita della torretta dedicata a Santa Maura, in ricordo della vittoria contro i Turchi".
Il racconto si arricchisce di dettagli: l'albero genealogico della famiglia Morosini, l'acquisizione di Pietro, le gesta di Francesco (il Peloponnesiaco), impresse sulle preziose porte di Villa Morosini rubate proprio lo scorso anno, gli eredi, la costruzione del muro di cinta, fino alla demolizione delle torrette antistanti come conseguenza dell'innalzamento degli argini nel 1879 con il conseguente depauperamento del rapporto villa-fiume.
La Villa continua a vivere, sembra ferma ma si muove, nei 'ricordi' storici e nel degrado sempre più minaccioso. I tre giovani studiosi sottolineano i gravi danni provocati dall'umidità: "Il territorio padano è puntellato di paleoalvei. Direttamente l'acqua non arriva alla Villa, ma esiste una sorta di macero dove l'umidità risale lungo il muro di cinta quando il fiume cresce – dicono -. Il degrado si può toccare con mano e occorre provvedere al più presto al restauro conservativo che non stravolge il volto della costruzione ma ne assicura una vita migliore".
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Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Villa Morosini a Polesella”. Ventaglio Novanta, n. 22, 2001. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-morosini-a-polesella/