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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il mercatino della nostalgia

Appuntamento a Polesella ogni terza domenica del mese

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 40–41

Piazza Matteotti è una grande soffitta che accoglie un ‘mare’ di cose vecchie, un microcosmo tutto da scoprire. E’ l’appuntamento di ogni terza domenica del mese, a Polesella, con il mercatino dell’usato.

Cosa si nasconde in un’anonima sportina di nylon? Gli acquirenti sono tanti, indecisi, tentennanti, attratti da pezzi antichi o da qualche gingillo particolare. Spesso cose ritenute superflue dal proprietario, disposte ordinatamente su una bancarella, assumono un valore particolare per il pubblico.

Qualcuno è soddisfatto dell’affare portato a termine, magari dopo un’estenuante trattativa sul prezzo che il venditore non voleva abbassare, e ne parla in maniera decisamente entusiasta, quasi fosse l’affare della vita. C’è chi chiede il prezzo di qualche oggetto, sembra interessato ma sul più bello se ne va. Il banchetto successivo già attira lo sguardo lontano.

Sono in molti a puntare il dito verso antichi obbiettivi di macchina fotografica o su bilance scurite dal tempo, santini e cartoline, ferri da stiro e gioghi per trainare buoi. Alcuni mescolano con l’indice della mano destra decine di monete straniere facendole tintinnare, prima di sceglierne una dal contenitore, quella da aggiungere alla propria collezione. Altri sfogliano copertine sdrucite e ingiallite di vecchi dischi 33 giri in vinile, provano orecchini, anelli, bracciali in stile Ottocento, dalla pietra preziosa del colore che più si addice all’umore del momento. Radio d’epoca, telefoni lucidi, neri e placcati oro, radioline, obiettivi di macchine fotografiche. E’ questo il “tesoro” esposto da Millo Chiarion di Rovigo, da anni a zonzo per mercati di Este, Noventa Vicentiva, Piazzola sul Brenta e sbarcato infine a Polesella. “Nutro la passione per questi apparecchi fin da quando sono nato – spiega euforico, un po’ timido poi entusiasta di condividere con il pubblico il suo hobby – è un “virus” che mi hanno trasmesso i tedeschi. Durante la guerra, infatti, a casa mia era stato allestito un vero e proprio laboratorio dove venivano riparate ricetrasmittenti. Da quel momento non sono più riuscito a farne almeno. Le colleziono, le riparo, le conservo. Fare i mercatini – aggiunge – è la giusta dimensione per far cultura. Si avvicinano bambini curiosi che chiedono spiegazioni. Sono sempre felice di poter far loro conoscere qualcosa che non hanno mai visto”.

A pochi metri c’è Ivano Stefani, rodigino. “Amo da sempre le cose antiche, i vecchi attrezzi contadini – racconta – cerco in vari mercatini sparsi in tutta Italia alcuni oggetti semiscomparsi o comunque appartenenti a un tempo lontano, inservibili ma con un particolare fascino retrò. Queste forbici, ad esempio, le ho portate in mostra ma non sono in vendita. Servivano per tosare le pecore, rigorosamente a mano. Ci sono molto affezionato e non le scambierei per tutto l’oro del mondo”.

E le trattative continuano. Facciamo spazio tra la folla. Oltre il muro di persone dagli occhi illuminati per l’emozione e le orecchie tese a non perdere una nota, si scorge un grammofono a manovella tirato a nuovo, vestito di un lucido manto come se il tempo, per la sua voce, si fosse fermato e la musica da suonare restasse espressione immortale di un epoca. “Sono nato insieme a questi apparecchi – ci confessa Enzo Pardon – i miei nonni erano fabbri, costruivano grammofoni”.

La storia si ripete così, ogni terza domenica del mese a Polesella, quando il paese assume i contorni di una vecchia pellicola sulla quale sono impresse le scene di un film in bianco e nero che ritrae un modo di vivere privo di comodità ma comunque esistito in un passato nemmeno troppo lontano. Innumerevoli i souvenir che riporta a galla la manifestazione. Difficile elencarli tutti. E nemmeno è semplice, per contro, riflettere su quello che non c’è. Di certo, protagonista è un secolo impolverato dai ricordi capace, attraverso le testimonianze arrugginite di pezzi da museo, di fare ancora parlare di sé, nel modo più curioso e interessante possibile. Come un amore vissuto intensamente, credendolo eterno, che ora non c’è più, ma torna a galla non appena lo si chiama con il nome, ‘nostalgia’…

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Il mercatino della nostalgia”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mercatino-della-nostalgia/

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