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STORIA - TRADIZIONI

I Martelli di Canaro

L’illustre famiglia approdò in Polesine nel corso del ‘600

di Claudio Garbellini

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 64–69

Famiglia di origini davvero antiche, con radici fiorentine (le prime documentazioni genealogiche rimandano ad un Martello vissuto a Firenze nel XIII secolo) i Martelli approdarono a Ferrara nel 1528 provenendo dalla Francia. In quell’anno infatti Lodovico Martelli seguì Renata di Francia giunta alla corte estense per sposare Ercole II d’Este.

I Martelli nel ‘600

Gli acquisti di terreno fatti in Polesine e le complesse vicende politiche di cui si è parlato nel precedente intervento (Ventaglio n. 26 p.46-49) portarono Andrea Martelli (1584-1659) a lasciare Ferrara per stabilirsi a Canaro, dove c’era il fratello Alfonso rettore, e dove, nel 1616, sposò Maurizia Perazzoli, di una vecchia famiglia canarese, che gli diede tre figli: Carlo (1617-1661), Lodovico (n. nel 1618) detto di Pontelagoscuro ed Ercole (n. nel 1619).

I rami di Lodovico e di Ercole si sono estinti nel corso del 600-700, mentre quello di Carlo ha accompagnato tutta la storia di Canaro fino ai giorni nostri, con una serie ininterrotta di personaggi che hanno dato lustro al paese e al Polesine.

Quando morì nel 1635 il fratello rettore, Andrea ne acquistò la casa adiacente alla chiesa parrocchiale e quando, nel 1646, il figlio Carlo sposò Francesca Richieri, della famiglia del famoso Celio Rodigino, si trasferì con tutta la famiglia a Paviole, dove c’erano le proprietà dotali della nuora.

A Paviole Andrea acquistò nel 1651 altri terreni con casa che, di fatto, furono ereditati dal nipote Antonio (1647-1704), dato che Carlo morì due anni dopo il padre. Carlo ebbe da Francesca, che morì poco dopo la nascita di Antonio, anche due figlie e poi si risposò con Anna Bassi, che gli diede un figlio, Alfonso. Quest’ultimo visse in casa con il fratello e la sua discendenza si estinse con Sempliciano, morto soldato a Ferrara nel 1743.

I Martelli nel ‘700

Antonio a soli 15 anni si trovò sulle spalle la responsabilità di condurre l’azienda di famiglia, potendo però godere dell’affetto e della protezione di mons. Alfonso Martelli, legato apostolico di Ferrara dal 1662 al 1665, di cui si è già detto.

Antonio accrebbe le proprietà di famiglia, acquistando terreni a Paviole, Canaro e Vallice e diverse case a Ferrara, tra cui quella di Piazza Nuova (Piazza Ariostea) di fronte alla chiesa del convento di Santa Maria Maddalena detto delle Converse. Ebbe anche diverse investiture di beni ecclesiastici, tra cui la terra a Vallice, chiamata per molto tempo “valle Martelli”.

Se non proprio come ai tempi di Firenze, i Martelli di Canaro erano tornati ad essere ricchi e potenti in una Transpadana e in un Polesine in cui le famiglie che contavano erano poche.

Antonio contribuì largamente allo sviluppo del paese e al recupero della chiesa di Santa Sofia, il cui parroco don Giuseppe Stevani era imparentato con lui, dato che la sorella Giulia aveva sposato Carlo Antonio, uno dei tredici figli che Antonio ebbe da Pasqua Annadei.

Antonio e don Giuseppe fecero erigere in Santa Sofia l’altare del Crocefisso, provvidero ad adornare di marmi l’altare della Madonna e fecero preparare dai “marmorini” di Venezia la balaustra che venne poi installata a cura di Giulia Stevani, dopo la morte del fratello don Giuseppe.

Antonio fece costruire al centro della navata, sotto il pavimento, la sua tomba di famiglia e don Giuseppe, nel 1710, quella posta davanti all’altare maggiore per i sacerdoti. Non è escluso che ai due si debbano altre opere ed arredi della chiesa, quali la statua di Sant’Antonio scolpita dal ferrarese Andrea Ferreri (1673-1735), ma è certo, comunque, che la chiesa, che verso la fine del ‘600 era ridotta in condizioni precarie, nella visita pastorale del 1713 appare in perfetto stato, nonostante le difficoltà di quel tempo, con l’alluvione del 1705 e con gli eserciti che imperversavano nel territorio durante la guerra di successione spagnola.

Dei figli di Antonio, due dei quali morirono giovani durante l’assedio di Ferrara del 1709, sono da ricordare Andrea, architetto e perito agrimensore a Ferrara, don Michele, rettore di Fossa d’Albero e Carlo Antonio, ufficiale militare, marito di Giulia Stevani.

La continuità della famiglia fu assicurata da Girolamo (1677-1738), medico del duca di Guastalla, dal predetto Carlo Antonio (1673-1743), da Giuseppe (1682-1758) e da Romualdo (1686-1748). La discendenza dei primi tre, formata da numerose femmine, si è estinta nel corso dell’800.

Romualdo ebbe cinque figli: Elena (1712), Giovan Alberto (1718), Giuseppe (1719-1799), sacerdote a S.Anna di Ferrara, Francesco (1730), consigliere ducale, e Faustino (1732-1796).

La discendenza di Giovan Alberto si estinse nel corso del ‘700; Faustino ebbe da Veronica Davì tre figlie ed un figlio, Antonio Luigi (1765-1813).

Anche se non erano ai vertici del potere pubblico, come a Firenze, diversi Martelli furono nominati nel Gran Consiglio Centunvirale (l’ex Gran Consiglio Ducale) di Ferrara. L’ultimo fu Giuseppe nel 1787 e 1793, cioè poco prima che il Consiglio venisse sciolto da Napoleone.

Nel 1796, per fermare le armate francesi, l’esercito austriaco occupò tutta la Transpadana, tagliando argini di fiumi e canali e devastando le campagne.

I Martelli nell’ ‘800

Antonio Luigi si schierò apertamente con Napoleone e a Bologna, il 22 giugno 1805, ricevette dall’imperatore dei Francesi e Re d’Italia la Croce della Legion d’onore col titolo di nobile. L’anno dopo fu nominato sindaco di Canaro, conservando anche la carica di deputato alla sanità conferitagli dagli Austriaci nel 1800. Da Maria Anna Raminelli, di Arquà, ebbe una figlia, Giunipera-Veronica (1800-1873) e quattro figli: Carlo Antonio (1802-1849), Antonio Matteo (1804-1875), Faustino Napoleone (1806-1857) e Romualdo Lodovico (1811-1891).

Antonio Luigi morì qualche anno prima che la Transpadana ferrarese scomparisse dalle carte geografiche, inglobata nella Provincia di Rovigo creata dagli Austriaci che portarono sul Po il confine del nuovo Regno Lombardo Veneto.

La guerra, i rivolgimenti politici di quegli anni e il passaggio continuo di truppe distrussero l’economia della zona e pregiudicarono seriamente le condizioni finanziarie della famiglia che, tra l’altro, vide rovinati e rubati mobili antichi e pezzi preziosi della quadreria raccolta da Carlo Antonio. Le terre erano però rimaste e, sotto la direzione della madre, la famiglia si riprese, i figli furono mandati a studiare a Padova, pronti ad inserirsi a pieno titolo nella nuova classe dirigente, la borghesia colta ed industriosa che sarebbe diventata la spina dorsale dell’Italia unita.

Già negli anni ‘35-40 per la famiglia Martelli le cose erano tornate come prima. Faustino Napoleone era diventato il medico di Canaro; Carlo Antonio e Romualdo Lodovico laureati in ingegneria.

A Napoleone e Romualdo il paese deve una notorietà non comune per le piccole realtà. Il primo, medico assai stimato per il suo impegno nella lotta alle malattie endemiche della popolazione di Canaro e dei paesi limitrofi, soprattutto quando infierì il “cholera morbus”, insieme con un possidente ebreo ferrarese Salvatore Anau, che aveva terre a Canaro e ad Occhiobello, avviò nella casa di Paviole fin dal 1842 un asilo infantile, il primo del Veneto, ispirato a quelli fondati in Lombardia da Ferrante Aporti. L’istituzione funzionò regolarmente dal 1846 al 1848, nonostante i contrasti insorti tra Martelli e il parroco don Giuseppe Leporati, che portarono alle dimissioni di Martelli dalla Commissione che gestiva l’asilo. Il medico accusava il parroco di non aver mai accettato quell’istituzione voluta da un ebreo, il quale, rimasto solo a sostenere la spesa dell’asilo, decise di chiuderlo nel 1849. Del resto, Anau era direttamente coinvolto nei moti del 1848 per la sua attività nel Circolo Nazionale Ferrarese, che lo elesse alla Costituente Romana, e per i suoi rapporti con Cesare Correnti e Daniele Manin. Nel 1849 venne espulso dallo Stato e si rifugiò a Genova.

Anche i Martelli furono sospettati di attività rivoluzionaria, furono arrestati, condotti in carcere a Rovigo e poi rilasciati su cauzione. Probabilmente a destare sospetti fu la loro frequentazione con Anau, il quale, peraltro, in linea con il Comitato Distrettuale di Polesella, riteneva Carlo ed Antonio filo-austriaci.

Romualdo, con la sua attività professionale, che lo portò a progettare e dirigere numerose opere pubbliche, arrecò lustro e ricchezza alla famiglia, per la quale realizzò la villa residenziale di Paviole. In particolare il suo nome è legato al progetto della Bonifica Padana, cioè dei territori tra il Po e il Canalbianco che, per l’impossibilità di scaricare le loro acque nel Po, erano perennemente allagati e quindi in gran parte improduttivi.

Egli elaborò nel 1852, mentre era ingegnere consorziale di Gurzone, un progetto di bonifica che ottenne il parere favorevole del celebre Pietro Paleocapa e quindi di Luigi Monterumici e Gustavo Bucchia, cioè dei più valenti ingegneri idraulici del tempo. Il progetto fu approvato dal Ministero viennese e poi, con il parere favorevole di Domenico Turazza, ingegnere e senatore, anche dal Ministero dei lavori Pubblici italiano, ma si scontrò con l’opposizione inflessibile dei Consorzi Polesani, preoccupati che il Canalbianco, già appesantito da quella derivante dalla bonifica delle Valli Ostigliesi e Veronesi, non reggesse all’introduzione di ulteriore acqua.

Romualdo, arruolato con l’esercito italiano nella terza guerra d’indipendenza, lavorò alla costruzione della linea ferroviaria Padova-Bologna, ottenendo a Canaro una fermata, denominata “fermata Martelli”, che divenne poi stazione di Paviole e quindi, nel 1942, stazione di Canaro.

Morto nel 1849 Carlo Antonio, celibi Romualdo ed Antonio Matteo, Napoleone, sposatosi nel 1843 con Chiara Zoppellari, di Fiesso Umbertiano, ebbe una figlia ed otto figli maschi, di cui solo quattro sopravvissero: Armando (1845-1909), i gemelli Pompilio ed Imelde (nati nel 1847), Folco (1849-1939) ed Ugo Demetrio (1850-1930). Con essi arriva a concludersi la secolare vicenda dei Martelli a Canaro.

Dopo la terza guerra d’indipendenza, alla quale Armando e Pompilio parteciparono arruolandosi nel Corpo dei Volontari che operò in Trentino e in Friuli – erano a Bezzecca con Garibaldi -, e mentre nel 1867 Imelde sposava Decimo Gaetano Cattaneo, di una nobile famiglia padovana di ingegneri e scienziati, i quattro fratelli ripresero gli studi: Armando si laureò in ingegneria, Pompilio in medicina, Ugo in architettura e Folco divenne Ispettore alle Strade.

Solo Armando rimase nella villa di Paviole. Progettò numerose opere pubbliche a Canaro e nel Polesine, divenne consigliere provinciale negli anni ‘80 e diresse i lavori della bonifica padana, in particolare nella costruzione della botte sotto la Fossa Polesella. Nel 1878 fu nominato ingegnere direttore del Consorzio costituito fra i mugnai del Po a Polesella.

Armando sposò Fredesvinda Tieghi, appartenente ad una famiglia presente a Canaro fin dal 1500 – da questa famiglia uscirono nella seconda metà dell’800 sindaci (Giacomo, Girolamo e Giulio), assessori e consiglieri comunali di Canaro – ed ebbe due figli: Carlo Alberto (1874-1930) e Jole (1878-1968). Dopo il fratello, Jole ereditò la villa di Paviole. Sposata con Raimondo Piccioli, ebbe un figlio, Armando, ingegnere, che morì scapolo nel 1972. Per espressa volontà della madre, egli lasciò in eredità alla Parrocchia di Santa Sofia di Canaro la villa e tutte le proprietà immobiliari dell’ultimo Martelli di Canaro.

Il ‘900: da Canaro a New York

Pompilio sposò Itala Maddalozzo ed esercitò la professione vicino a Firenze: ebbe cinque figli e la sua ultima erede è Laura, che vive a Roma ed è figlia del nipote Giorgio Valerio.

Folco si trasferì a Ficarolo, sposò Adele Piccioli, cugina del Raimondo sposato con la figlia di Armando, e vi rimase fino alla pensione. Nel 1917 seguì il figlio Faustino nei suoi spostamenti dovuti alla professione di ingegnere e morì a Cagliari nel 1919. La discendenza di Folco continua con i pronipoti Faustino, Fabio ed Antonello.

Tecnico capo del Comune di Padova, Ugo Demetrio conobbe in città Giovanna Cattaneo, nipote del marito della sorella Imelde, la sposò ed ebbe da lei tre figli: Ivo Faustino (1884-1957), Aser (1887-1965) e Luigi (1889-1984).

Ivo Faustino, laureato in fisica e matematica, si trasferì e rimase a Parma; Aser divenne direttore amministrativo di una ditta milanese ed ebbe due figlie; Luigi, ingegnere capo della “Breda Ferroviaria” di Milano ebbe da Clorina Comelli una figlia, Giovanna Ersilia, ed un figlio, Adolfo, laureato in economia e commercio, che non ha avuto discendenti.

Ivo Faustino, insegnante, studioso molto noto nell’ambiente scientifico, depositò una dozzina di brevetti industriali, tra cui un “accenditore elettrico per lampade stradali a gas” usato in piazza San Marco a Venezia e “un motore a 4 tempi con autocompressore”. Sposò Adele Samaritani dei conti de’ Cervi di Romagna che gli diede due figli: Giorgio Ugo (1917-1945), ufficiale dell’esercito a Rodi e quindi partigiano nella Brigata “Giustizia e Libertà”, croce di guerra al valor militare e medaglia d’oro alla memoria della Brigata Jiulia; Fabrizio Giovanni (1923-1984), ufficiale durante la guerra, ingegnere, specializzato in materie plastiche, rettore dell’Istituto per la Scienza e Tecnologia dei polimeri in Algeria.

Sposò nel 1952 la torinese Maria Luisa Vinchi, da cui ebbe Antonella (1953), Simona (1956) e Giorgio Ivo (1962); risposatosi nel 1969 con Margherita Francesca Bartalis, di famiglia transilvana, ebbe un altro figlio, Peter Fabrizio, nato nel 1978 a Wellington in Nuova Zelanda e battezzato nella chiesa parrocchiale di Canaro nel 1981.

Peter Fabrizio è il più recente discendente dei Martelli di Canaro. Risiede a New York, dove è morto il padre, autore del libro sulla storia della famiglia, pubblicato postumo a cura dei figli e del cugino Adolfo.

Recentemente Giorgio Ivo ed Adolfo sono stati a Canaro, dove hanno incontrato le autorità locali, rivisto la villa di famiglia in corso di ristrutturazione a cura del nuovo proprietario e visitato la tomba dei Martelli nel cimitero del paese.

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Come citare questo articolo

Claudio Garbellini. “I Martelli di Canaro”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-martelli-di-canaro/

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