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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Polesine & Ristorazione

Riuscita iniziativa promozionale avviata dal CARD del Po

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 158–159

La gastronomia polesana come asso nella manica per promuovere il Polesine? E’ l’idea portata avanti dal C.A.R.D. del Po (Consorzio Albergatori e Ristoratori Delta) sia in chiave turistica per quanti giungono a visitare la “Mesopotamia d’Italia”, sia per i residenti, da qualche anno sempre più interessati a conoscere le caratteristiche del variegato territorio della propria provincia delimitata dai due grandi fiumi italiani. Un intervento di ampia portata, esteso a 23 ristoranti dislocati nel medio e nel basso Polesine, unificati dal marchio CARD del Po e coinvolti nel progetto “Gastronomia Polesana”.

L’iniziativa, “made” in Polesine, ha preso l’avvio con una apprezzata “Serata di Gala” predisposta presso l’Istituto Alberghiero di Adria, individuato come primario riferimento per l’approfondimento delle tematiche relative alla cucina polesana, pronta a recepire nuove sollecitazioni senza però abbandonare gli aspetti più qualificanti della propria tradizione. Un itinerario dei sapori dunque, sviluppato in 23 settimane (dal 20 febbraio al 31 luglio) alla ricerca delle prelibatezze della gastronomia locale.

Notevole lo sforzo progettuale ed organizzativo che ha visto il CARD affiancato da un’importante agenzia, quale la VIP di Asolo, con lo scopo dichiarato di favorire un circuito di conoscenza di aspetti peculiari del Polesine a cominciare, appunto, da quelli gastronomici.

“E’ un’iniziativa – chiarisce Stefano Pregnolato presidente del CARD – che non è stata pensata solo per il semestre delle cene programmate presso i 23 locali aderenti, ma destinata a rimanere come ‘carta d’identità’ della nostra provincia”.

Va detto infatti che le 23 cene, tipicizzanti il progetto, sono state accuratamente studiate. Le ricette, più volte sperimentate, sono state alfine raccolte in un’apposita pubblicazione destinata a rimanere nel tempo. Dunque un ghiotto richiamo per gli amanti della buona cucina ed un suggerimento a spostarsi all’interno del Polesine anche in un’ottica di affiancare iniziative di visitazione turistica.

“Il progetto Gastronomia Polesana – sottolinea Pregnolato – si propone inoltre l’obiettivo di favorire più in generale la conoscenza di menù tipici della nostra terra. E proprio per questo nell’apposita pubblicazione, distribuita oltre che in italiano anche nelle principali lingue straniere, appaiono le ricette precise che portano alla preparazione dei piatti presentati. Un invito dunque a riproporli nell’ambito delle pareti domestiche e una possibilità, per i turisti più attenti, di portare nei propri paesi il sapore del Polesine”.

Sono bastate le prime serate della Gastronomia Polesana per sfatare l’idea che la tradizione culinaria della provincia di Rovigo sia necessariamente da assimilare al concetto di cucina povera: la ricchezza e la varietà dei menù messi a punto hanno fatto comprendere la portata delle proposte definite. Ne è scaturita un’immagine per certi aspetti innovativa della ristorazione polesana, in sintonia con la presa di coscienza collettiva di appartenere ad un’area vitale che, rivisitando il passato, può trovare ottimi spunti per iniziative presenti e future.

Si è insomma compreso tutta l’originalità dell’area geografica interfluviale denominata Polesine. Territorio nei secoli scorsi caratterizzato molto più che oggi da lembi boscosi ed acquitrini, cui attingere per preparare gustosi manicaretti. Il bosco un tempo favoriva moltissimo la caccia di uccelli, cinghiali e lepri; i fiumi da sempre hanno poi consentito la pesca di cefali, anguille, branzini, cheppie, lucci ed altri pesci su cui esercitare l’estro culinario; i pascoli umidi hanno garantito per secoli ottimo bestiame, ricercato per il sapore delle carni. Per non parlare della ricca tradizione di raccolta delle erbe spontanee e dell’affinarsi dell’orticoltura con prodotti apprezzati ben oltre i confini della provincia. Altrettanto ricercato il pollame, o il riso del delta, o ancora l’ottimo mais per polente servite fumanti con gli intingoli più gustosi.

E che dire ancora del pesce, decisamente apprezzato anche nel passato, al punto che, nel 1502, il marchese Ercole I d’Este fece requisire tutti gli storioni della zona di Adria? La decisione scaturì da un evento del tutto particolare, quale si configurò il banchetto nuziale per solennizzare il matrimonio del figlio Alfonso con la bella Lucrezia Borgia. (Se ne parla anche in un articolo dal titolo “Lucrezia, gli Estensi e il Polesine”, pubblicato in questo numero del Ventaglio nella sezione dedicata alla storia, a cui si rimandano i lettori).

Queste dunque le premesse di una tradizione che, dalle variegate radici del passato, può ricavare motivi per aggiornate proposte culinarie, in grado di dare vita a menù originali e di sicura presa sugli amanti della buona tavola.

Non resta che augurare successo all’iniziativa del CARD, che si muove nel solco di varie altre proposte studiate per offrire una prospettiva di sviluppo armonico del Polesine, in sintonia con le tradizioni più genuine, facendo leva sulla vocazione turistica che si sta sempre più chiaramente delineando.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Polesine & Ristorazione”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/polesine-ristorazione/

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