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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

A colloquio con Leonilda Prosdocimi Tiengo

Nominata lo scorso 8 Marzo Donna dell’anno 2003

di Lauretta Vignaga

Ventaglio Novanta n. 27 2003 pp. 166–167

Proseguendo l'iniziativa avviata nel 2002, destinata a diventare il fulcro dell'incontro con le donne che la Commissione Pari Opportunità e il Comune di Rovigo organizzano nella ricorrenza dell'otto Marzo, un particolare riconoscimento è stato consegnato alla signora Leonilda Prosdocimi Tiengo, per le doti di umanità e altruismo profuse nell'attività culturale e sociale.

Al di fuori delle notizie biografiche che tutti i giornali hanno pubblicato, mi incuriosiva conoscere la persona, capire le ragioni che, dal profondo l'hanno spinta a dare tanto nei diversi ambiti in cui ha operato.

L'incontro per un'intervista è diventato dialogo con un'amica che mi sarebbe sempre piaciuto avere. La signora inizia parlandomi della prima giovinezza, segnata dall'amore per gli studi letterari, in cui ha conseguito la laurea a soli ventidue anni, e dall'amore vero, quello che conduce al matrimonio e alla creazione di una famiglia. Oltre a questa c'è l'insegnamento, una palestra di rapporti umani dove i giovani imparano ad apprezzare la letteratura e quei valori che danno senso alla vita. Le chiedo di ritornare a qualche episodio di quel tempo.

“Ho avuto tantissime manifestazioni di affetto dai miei alunni. Ricordo con commozione le parole di una ragazza che, improvvisamente, aveva perso il papà: mi disse: ‘Ora devi pensarci tu…’. Ricordo un'alunna che si era innamorata di un ragazzo di una classe più avanti e chiese il mio consiglio su come comportarsi. Le suggerii di tenere i contatti a mezzo di lettere e, quando ricevette la prima missiva, venne da me perché la leggessi per prima. ‘Mi fido di te!’, le risposi e riconsegnai la busta. Nella ricorrenza della festa della mamma c'era sempre un mazzo di fiori per me perché ero la mamma di tutti”.

– Lei ha lasciato la scuola da diciotto anni; come vede i ragazzi di oggi tra i quindici e i diciotto anni?

“Hanno le ali tarpate; il sogno della felicità è stato sostituito dal desiderio di avere e di potere. Oscillano tra il pericolo di chiudersi in se stessi e quello di farsi inglobare dal gruppo, di essere condizionati.”

– E la scuola?

“La scuola è in crisi perché non sa tenere il passo con i cambiamenti troppo rapidi dei mezzi di produzione e di comunicazione. C'è una libertà di programmazione impensabile ai miei tempi cui, però, non corrisponde la preparazione del personale docente. La riforma attuale presenta molti aspetti positivi in quanto cerca di porre ordine in un contesto troppo lasciato all'improvvisazione. Qualsiasi indirizzo scolastico deve preoccuparsi di creare nel giovane quella elasticità mentale che gli consente di orientarsi e affrontare i cambiamenti che la società impone. I giovani devono raggiungere la compiutezza di se stessi e rendersi conto che non si è soli”.

– Dal 1990 lei si prodiga in favore dell'UNICEF, perché questa scelta di volontariato?

“Mi ha spinto la necessità di continuare a ‘dare’, cioè trasmettere quell'amore e quei contenuti personali che prima avevo trasfuso nella scuola, come insegnante e come preside. Attraverso l'UNICEF e la convenzione sui diritti dell'infanzia, approvata dall'ONU nel 1989 e ratificata dallo Stato italiano nel 1991, posso tenere vivi i rapporti con la scuola e i giovani, andando nelle classi a parlare dei progetti e delle iniziative avviati dall'UNICEF. Non c'è la gratificazione immediata in questo tipo di volontariato ma la certezza di lavorare per qualcosa che produrrà effetti duraturi nei posti più sperduti del mondo”.

– Per molti anni lei ha diretto la società Dante Alighieri; cosa ricorda di significativo?

“Ho lasciato la guida della Dante perché era più facile sostituirmi in questo incarico che in quello dell'UNICEF. Di quegli anni ricordo con particolare piacere le lezioni tenute all'Università Popolare, dove gli studenti della terza età ritrovavano con me l'entusiasmo per la poesia e il sapere. Poi la Dante mi ha permesso di entrare in contatto con persone di nazionalità diverse, accomunate dall'amore per la lingua, l'arte e la cultura italiana”.

– Come ha fatto a conciliare tante attività così diverse con la vita familiare?

“Finché c'è stato mio marito ho diviso il mio tempo tra la scuola e la famiglia; rimasta sola, ho cercato altri modi per donare attenzione e affetto e sentirmi ancora utile a qualcuno”.

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Come citare questo articolo

Lauretta Vignaga. “A colloquio con Leonilda Prosdocimi Tiengo”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-colloquio-con-leonilda-prosdocimi-tiengo/

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