‘Che ci fai, tu, qui?’, esclamò Mario. ‘E tu che ci fai qui?’, gli fece eco Antonio. Mario ed Antonio, infatti, si ritrovarono un giorno a bere il caffè al Circolo Auser del loro quartiere, dopo un lungo periodo in cui avevano perso i contatti.
Mario, prima della pensione, lavorava in banca; era un funzionario di medio livello e si occupava di mutui e della gestione di fondi; Antonio, anche lui in pensione, nella così detta vita attiva, era infermiere all’ospedale della città. Entrambi ora che non hanno più obblighi di lavoro, sono volontari dell’Auser.
“Che vuoi? – dice Mario – dopo che sono uscito dal mondo del lavoro non potevo pensarmi in pantofole ed in poltrona dalla mattina alla sera a leggere il giornale, a rompere le scatole a mia moglie, oppure a logorare il fondo dei pantaloni sulle sedie di un bar. Io, sono stato sempre molto attivo; ed ero a contatto con un sacco di gente e trattavo affari per la banca… Allora ho pensato che sarei stato più utile a me ed agli altri se mi fossi messo a fare qualcosa, così tanto per sentirmi ancora vivo. Il circolo Auser era sotto casa mia, già conoscevo alcuni di loro per averli incontrati lì nei pressi e così mi sono messo a disposizione del presidente, così per amicizia, tanto per poter avere il pretesto di fare ogni tanto quattro chiacchiere e stare insieme con qualcuno”.
“Così adesso – proseguì – nel Circolo mi occupo dell’amministrazione, gestisco proprio come facevo prima, il piccolo patrimonio dell’associazione ch’è dato dalle quote sociali, dai proventi del bar, dalle gite sociali, dalle tombole che ogni settimana facciamo e da qualche entrata straordinaria, dovuta alle sovvenzioni di qualche persona buona e degli enti pubblici. Qualche volta arrivano anche quelli. Mi occupo perfino di Università Popolare e di cultura con il professore di mia figlia che, anche lui dopo la pensione, ha voluto continuare la sua attività educativa per le persone in LiberEtà.
Ma dimmi di te; ostrega, quant’è che non ci vediamo? Tu lavoravi come infermiere all’ospedale, mi pare”.
“Eh sì. L’ultima volta che ci siamo visti – colse l’occasione per parlare Antonio – fu all’ospedale, appunto. ‘Anch’io dopo la pensione non pensavo di passare i miei ultimi anni a contare le macchine che passano sulla strada davanti a casa mia o le stelle di notte, quando non riesco a dormire. Ho pensato anch’io di venire qui al Circolo Auser, dove conoscevo già diverse persone della mia età, anch’io per poter fare quattro chiacchiere, una partita a briscola o a bocce, trovare nel mio tempo, ormai completamente libero, la possibilità di coltivare rapporti ed amicizie”.
Mario l’ascoltava attento.
“Adesso, nell’Auser, continuo a fare l’infermiere, come prima; giro ogni giorno con il pulmino dell’associazione; accompagno chi ha bisogno all’ospedale per un esame, somministro le medicine, faccio iniezioni, vado addirittura a fare la spesa o a sbrigare qualche pratica burocratica per questo o per quello, se è ammalato e non lo può fare da solo”.
I due amici ritrovatisi continuarono a parlare tra loro a lungo seduti al bar del circolo. Lasciamoli pure a parlare i due amici…
Senza volerlo essi avevano delineato esattamente, in sintesi, lo spirito dell’AUSER che è un’Associazione di Volontariato per l’Autogestione dei Servizi e la Solidarietà.
L’Auser infatti si articola nell’attività di promozione sociale (cultura, università popolare, turismo sociale, giochi, sport e tempo libero) e in quella di volontariato puro che si dedica alla promozione della solidarietà nel senso più ampio possibile, specialmente attraverso il telefono amico del Filo d’Argento, un servizio di assistenza dell’Auser per il soccorso e l’intervento immediato..
Ormai, dopo quasi quindici anni di vita, l’Auser è una realtà presente in tutto il territorio nazionale nel mondo variegato del volontariato. La sua organizzazione diviene sempre più capillare; i suoi circoli, pur riferendosi ad un gruppo dirigente nazionale, regionale e provinciale, secondo gradini territoriali, si articolano in maniera autonoma, adattandosi, di volta in volta, alle condizioni reali del bisogno, dando il proprio contributo disinteressatamente. Gli iscritti ormai si contano nell’ordine delle centinaia di migliaia.
Perché c’è da chiedersi, tanta gente, come i nostri Mario e Antonio, dopo una lunga stagione di lavoro, al momento della pensione, è disponibile a impegnarsi nel volontariato, in un’attività che li coinvolge a volte più di prima, ma che non prevede, per sua natura, alcune ricompensa?
Oggigiorno la persona adulta, di una certa età, uscita dall’ingranaggio, finalmente conquistata la propria autonomia nell’età libera, si trova di fronte, a volte, ad una drammatica scelta di vita: come spendere l’enorme quantità di tempo libero di cui si è riappropriata e come operare da lì in poi per trovare una nuova dimensione psico-fisica e non sentirsi di colpo diventato un paria, un emarginato, tout court uno che è divenuto un peso e un disagio. Ed ecco la funzione dell’Auser che opera perché la persona in LiberEtà, dopo il ciclo produttivo, rimanga ancora una risorsa: quando ne ha le facoltà fisiche ed intellettuali, per una cittadinanza attiva al servizio disinteressato degli altri, tutti gli altri; quando non è in condizione di essere un volontario attivo, per l’età o la salute precaria, affinché rimanga ancora una risorsa attorno alla quale operi la solidarietà degli altri, in spirito di amicizia e di condivisione, proprio per il rispetto che chiunque, efficiente o meno, merita in quanto persona.
“Vorrei che qualcuno andasse in ognuno dei ventisette circoli dispersi nella nostra provincia, o potesse assistere ai corsi tenuti annualmente dalle sette università popolari e parlasse con qualcuno degli oltre cinquemila tesserati, dice il presidente provinciale dell’Auser, sig. Vani Franceschi. “Si renderebbe conto che i Circoli Auser non sono club di disperati o di delusi”.
“Essi sono, al contrario, fucine di iniziative, di idee, di progettazioni rivolte al mondo esterno. Sono tutte improntate all’assistenza, al servizio, alla solidarietà, in cui ognuno può contribuire; sono ambienti in cui ognuno si sente a casa sua perché non si chiede conto a nessuno da quale tribù provenga. Questo non ci interessa. E gli si dà il dovuto ascolto e gli si dà retta, perché il suo pensiero è altrettanto importante di quello di tutti gli altri. Sono posti dove si vive il vero spirito di amicizia e di solidarietà, dove ognuno dà, se vuole dare, il contributo che si sente di dare, oppure non dà, senza che qualcuno gliene chieda conto”.
Per questo i volontari attivi dell’Auser sono in grado di affiancare i servizi pubblici nell’opera di assistenza agli anziani ed ai bisognosi, talvolta con risultati migliori e di maggiore efficienza al di là di quanto può fare il servizio istituzionale. Ciò per tantissime ragioni, prima fra tutte perché i volontari dell’Auser hanno per principio l’abitudine di personalizzare il loro intervento, di essere più vicino all’assistito, alle sue necessità e a volte alle sue paranoie, così che li sente più compartecipi ed amici, oltre che confidenti, saltando di pié pari l’aspetto burocratico che spesso spersonalizza il servizio istituzionale.
E questo spirito di collaborazione, di amicizia e di promozione sociale, questa voglia di esserci, sempre ed a tutti i livelli, sono così coinvolgenti che a volte bisogna pigiare il pedale del freno e rinforzare la frenata tirando anche quello a mano del meccanismo, perché a volte il primo da solo non è sufficiente.
“Parché mi a son birbo”, ha esclamato Gino da Rosolina. “Io ho capito che se ci tengo a restare quello che sono, nonostante l’età, bisogna che rimanga attivo e che costringa il mio cervello a continuare a pensare, a progettare e a non tentare di comandarmi. Io l’ho capito. Così voglio essere io a continuare a costringere lui”.
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Come citare questo articolo
Adriano Romagnolo. “AUSER, persone in LiberEtà”. Ventaglio Novanta, n. 27, 2003. https://ventaglionovanta.it/archivio/auser-persone-in-libereta/