Sta veramente facendo onore al Polesine il giovane basso Riccardo Zanellato, ad avviso degli estimatori giovane solo di età. Una terra la nostra che peraltro, senza andare troppo lontano nel tempo, vanta esponenti del bel canto estremamente illustri, quali, per citare i più noti Rosetta Pampanini e, ai nostri giorni, Katia Ricciarelli.
A Zanellato viene ormai riconosciuta una maturità artistica ed espressiva veramente notevole, frutto anche di una solida preparazione artistica a monte, prima con gli studi di chitarra classica e canto al Conservatorio "Antonio Buzzolla" di Adria, nel suo Delta, e poi attraverso la dura Scuola di formazione a Spoleto, cui fu ammesso quale vincitore primo assoluto del Concorso "A. Belli", in cui debuttò affrontando il Faust di Gounod.
Incontrandolo in una fugace pausa della sua impegnativa attività, gli chiediamo se ci vuol parlare della sua carriera, cominciando a ritroso, dall'estate appena trascorsa, e da quest’ultimo scorcio di anno per lui così prodigo di applausi a scena aperta.
"E' vero – risponde Zanellato – questa estate e poi l'autunno, sono stati per me momenti di viva soddisfazione, in cui credo di esser riuscito a mettere a frutto gli insegnamenti degli illustri maestri che ho avuto la fortuna di avere, anche se lo studio e l'impegno non devono venir mai meno. Il mio ricordo va in particolare al primo, Arrigo Pola, purtroppo da alcuni anni scomparso, un cantante che aveva mietuto successi persino in Giappone, dove si era trasferito per anni e dove aveva fatto affermare il nostro bel canto in tutti i teatri del Sol Levante. Essere ammessi al suo insegnamento era già una gratificazione, in quanto è stato maestro anche di Luciano Pavarotti. Poi il basso Danilo Rigosa, che è sempre stato prodigo di consigli e di utili suggerimenti, ed infine il basso Bonaldo Giaiotti, mio attuale maestro, consciuto in tutto il mondo e che in tutto il mondo ha fatto onore al melodramma italiano.
Tornando poi a parlare della mia attività nel 2004, devo dire che le soddisfazioni non sono mancate, e che la scorsa estate, è stata per me un vero "momento magico" e gratificante. Innanzitutto, ho affrontato all'Arena di Verona (a ragione definita il più grande e bel teatro lirico all'aperto del mondo), nel ruolo di Ferrando, il Trovatore di Giuseppe Verdi, un'opera che mi è particolarmente cara. Superba la regia di Zeffirelli, e veramente notevole il cast di cantanti illustri, quali il celebre soprano greco Dimitra Theodossiu, nel ruolo di Leonora, poi il mezzosoprano Larissa Diadkova, e il baritono Roberto Servile".
– E, dopo i consensi registrati all'Arena di Verona dove si è svolta la sua attività di interprete?
"In un'altra Arena, lo Sferisterio di Macerata, ove c'è come sovrintendente una polesana, il grande soprano Katia Ricciarelli. Qui ho affrontato l'opera della maturità musicale di Giuseppe Verdi, il Simon Boccanegra, nell'impegnativo ruolo di Fiesco, con la regia di Beppe De Tomasi e la direzione del maestro Carlo Palleschi. Quindi, dopo i buoni risultati maceratesi, i cui consensi mi hanno veramente gratificato, sono volato ancora in Giappone, come il mio maestro Pola, per una breve tournèe. A Tokyo, città dagli imponenti teatri, abbiamo riproposto Madama Butterfly di Puccini, nell'edizione del centenario della 1^ esecuzione, la cui recita avevo da poco affrontato al Festival Pucciniano di Torre del Lago. La direzione orchestrale era affidata alla bacchetta di Placido Domingo, un grande musicista a tutto tondo, sia quale eccelso tenore, che come talentuoso direttore d'orchesta. L'opera, a quanto mi è stato detto, a Torre del Lago era stata visionata da emissari giapponesi, ed è stata subito richiesta, per cui siamo volati in Giappone con tutto lo staff tecnico ed artistico di Torre del Lago. Ed il pubblico niponnico, così attento durante la recita, poi caldissimo negli applausi, ancora una volta mi ha testimoniato che in Giappone, è grande l'amore per il melodramma italiano".
– E l’autunno come si è aperto?
"Il 10 ottobre al Teatro Regio di Parma è andato in scena il concerto intitolato "Buon compleanno Maestro", un omaggio nell'arte che lo rese grande, a Giuseppe Verdi, fatto nella sua terra d'origine, accanto a nomi prestigiosi, quali Leo Nucci e Josè Cura. Ad ottobre, anche la produzione della Fenice di Venezia di Lucia di Lammermoor, nel ruolo di Raimondo di Bidebent, rappresentato al teatro Verdi di Padova. Poi a dicembre il debutto in uno dei templi della lirica, la risorta Fenice di Campo San Fantin, a Venezia, ne "Le roi de l'Haore", nel ruolo di Timur".
– Gli impegni futuri?
"Sono già numerosi, ma voglio ricordarne soltanto due: un Barbiere di Siviglia" di Rossini al Teatro Regio di Parma, con il grande baritono Leo Nucci, e al Regio di Torino una edizione di Anna Bolena, nel prossimo maggio del 2005".
Davvero lusinghieri i successi di Zanellato, giovane basso, di cui molti critici hanno sottolineato la preparazione.
Un cantante che, oltre al successo, persegue anche un traguardo più sentimentale: portare il nome della sua terra, in ogni parte del mondo in cui egli si esibisce.
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Come citare questo articolo
Enrico Mancin. “Riccardo Zanellato e il bel canto”. Ventaglio Novanta, n. 30, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/riccardo-zanellato-e-il-bel-canto/