Beniamino Gigli continua ad essere nel cuore dei rodigini, come una figura di spicco in campo musicale e umano. Alla fine del 2004, a novant’anni dal primo debutto in assoluto del tenore, avvenuto nel 1914 proprio nel capoluogo polesano presso il Teatro Sociale, la città di Rovigo ha stabilito di celebrare in grande stile la memoria dell’indimenticabile cantante di Recanati.
Un esordio fortunato quello di Gigli a Rovigo, che permise agli appassionati del bel canto di apprezzare subito le doti canore del giovane tenore ventiquattrenne, aprendogli la via del successo. Motivo questo per cui Gigli restò per tutta la vita legato alla città Rovigo, la quale rispose con altrettanto calore conferendogli, nel 1951, la cittadinanza onoraria.
Nel 90° del debutto di Gigli a Rovigo, sono state attuate importanti iniziative per festeggiare l’uomo e l’artista. Per ricordare il suo apprezzato esordio di interprete nel Teatro rodigino, con “La Gioconda”, l’opera è stata appositamente inserita a conclusione della Stagione Lirica 2004/2005 del Sociale.
Il corposo progetto, giunto a buon fine grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, è stato curato e seguito in prima persona da Paolo Avezzù, Sindaco di Rovigo, assieme all’Assessore alla cultura Enzo Bacchiega, a Fabio Osti, vice Presidente del Comitato Organizzatore dell’Evento Gigli, a Marcello Lippi, Direttore artistico del Teatro Sociale e a Sergio Garbato.
Il concerto
Le celebrazioni per Beniamino Gigli hanno preso il via sabato 15 gennaio con un grande concerto vocale, importante appuntamento della Stagione Rovigo Musica 2005 del Teatro Sociale, aperta dal tradizionale concerto di Capodanno.
Il pubblico rodigino ha affollato e colmato di ovazioni il Teatro Sociale in occasione del concerto organizzato per celebrare il novantesimo anniversario dal debutto nel capoluogo polesano di Gigli. La manifestazione ha egregiamente abbinato – in un galà di beneficenza – arte e solidarietà, rispecchiando ciò che avrebbe fatto Gigli, che amava mettere le proprie doti vocali al servizio di tutti, anche dopo aver raggiunto i più brillanti esiti di una folgorante carriera.
La serata è stata presentata, come le più grandi occasioni, da Paolo Avezzù, Sindaco della città, da Enzo Bacchiega, Assessore alla cultura, da Fabio Osti, vice presidente del comitato organizzatore dell’evento, da Marcello Lippi, direttore artistico del Sociale e da Don Mario Turatti, presidente dell’Associazione “Mattia Venceslao”, a cui sono stati devoluti tutti gli introiti dello spettacolo. Tra il pubblico era presente anche Rina Malatrasi, cantante rodigina dalla brillante carriera, che ha portato il nome di Rovigo nel firmamento delle celebrità mondiali e ha duettato con Gigli nel 1951, mentre gli veniva conferita la cittadinanza onoraria.
Sul palco si sono avvicendate otto tra le voci più importanti del panorama operistico internazionale, introdotte da Sergio Garbato, che ha curato anche il programma del concerto, e accompagnate dall’Orchestra Filarmonia Veneta “G. F. Malipiero”, diretta dal maestro Aldo Sisillo. Sette tenori hanno partecipato alla serata a titolo completamente gratuito, interpretando alcune tra le pagine più belle e impegnative che hanno determinato la celebrità di Gigli, cercando di rendere la sua ineguagliabile versatilità vocale e confrontandosi con timbriche, tecniche e fraseggi personali.
Il pubblico ha applaudito il giovane milanese Roberto Iuliano, l’argentino di origine italiana Diego D’Auria e Mario Leonardi, giovane di origine ferrarese dalla voce generosa. Calorosi consensi anche per Walter Borin, specie nella celeberrima aria “Che gelida manina” da “La Bohème” di Puccini e per il tenore islandese Kristjàn Jahannssòn, che ha eseguito “Recitar… vesti la giubba” dall’opera “I Pagliacci” di Leoncavallo.
I più acclamati sono stati il veneto Maurizio Saltarin, che ha dato prova di una voce agile, raffinata e brillante con “E lucean le stelle” e “Recondita Armonia” da Tosca di Puccini e soprattutto il genovese Fabio Armiliato, che ha mostrato abilità tecnica, intensa potenza e vellutata delicatezza con “La fleur” dalla Carmen di Bizet e “Un dì all’azzurro spazio” di Giordano.
Graditissimo il duetto conclusivo dal quarto atto di “Andrea Chenier”, interpretato da Armiliato e dal soprano Daniela Dessì.
Tutti i tenori hanno dato il massimo per misurarsi con l’esempio della voce di Gigli, con il suo timbro particolarissimo e inconfondibile che, unito all’estrema facilità dell’emissione vocale, alla sapiente tecnica, all’innata musicalità e alla grazia vellutata dell’espressione, nonché al calore, alla compattezza delle vibrazioni e al fraseggio ricco di abbandoni sentimentali, rimane nella storia del canto italiano un punto di riferimento incontestabile.
La Gioconda
Le manifestazioni in memoria di Beniamino Gigli sono proseguite con la rappresentazione dell’opera “La Gioconda”, con cui il grande tenore debuttò, aprendosi la strada per una brillante carriera internazionale. Il melodramma, in quattro atti, di Amilcare Ponchielli, su libretto che Arrigo Boito, con lo pseudonimo di Tobia Gorrio, trasse dal dramma “Angelo, tyran de Padoue” di Victor Hugo, è andato in scena sabato 5 e domenica 6 febbraio 2005. La Gioconda, l’opera più celebre di Ponchielli, fu anche il suo progetto più ambizioso e tormentato, preoccupato com’egli era di deludere le aspettative del pubblico di fine ‘800, diviso fra fedeltà alla tradizione e richiesta di rinnovamento.
Composta per il Teatro alla Scala nel 1876, La Gioconda, analogamente a numerosi altri casi di composizioni operistiche italiane di quel periodo, è l’unico capolavoro con il quale Ponchielli entrò nel grande repertorio lirico. Improntata al gusto spettacolare del grand-opéra francese, Gioconda è caratterizzata da una vocalità intensa e da grande coinvolgimento emotivo che costituì un punto di riferimento irrinunciabile per gli operisti della “giovane scuola”.
Caratterizzata da una vocalità intensa ed insieme misurata, da una notevole sapienza compositiva e da una capacità di disegno psicologico dei personaggi, tanto da essere considerata anticipatrice della futura corrente verista, “La Gioconda” non deluse affatto, ed anzi registrò un successo immediato, forte del suo equilibrio fra legame con la tradizione, coerenza con le nuove tendenze drammatiche del melodramma italiano, adesione al gusto internazionale di fine secolo, in particolare francese. Nonostante il successo del debutto, alla Scala di Milano l’8 Aprile 1876, Ponchielli vi apportò successive modifiche, fino alla versione definitiva andata in scena nuovamente alla Scala il 12 Febbraio 1880.
L’opera, che è ambientata nella Venezia seicentesca, in cui si dipana la drammatica storia dell’amore di Gioconda per il nobile Enzo, ha chiuso la stagione lirica 2004/2005 del Teatro Sociale di Rovigo entusiasmando il folto pubblico, soprattutto per il modo geniale in cui è stata resa l’ambientazione, in grado di trasmettere il fascino della città, le sensazioni dei protagonisti e l’atrocità dei fatti. Ottime infatti le trovate del regista e coreografo Micha van Hoecke, da sempre fautore di interventi di danza nell’opera lirica, vantando una collaborazione più che ventennale con La Scala di Milano.
Micha van Hoecke ha saputo dare una veste assolutamente affascinante e innovativa al melodramma ottocentesco di Ponchielli, in collaborazione con lo scenografo Cristiano Bacchi.
Onirica e misteriosa, l’ambientazione di Gioconda, realizzata in una Venezia buia e nebbiosa, evocata da un susseguirsi di immagini proiettate, con l’impressione di un continuo movimento di acqua. Forte ed efficace il contrasto tra le scene inquietanti, cariche dei presagi delle atrocità della trama, e lo sfavillio colorato dei costumi di Marella Ferrera.
L’evocazione degli aspetti tetri e diabolici della città lagunare, specchio ideale dell’intricata, terrificante vicenda, nonostante i momenti di debolezza della lunga e complessa storia, ha prodotto, assieme ai movimenti della compagnia di danza di Micha van Hoecke, uno spettacolo di forte tensione e valenza drammaturgica.
La bacchetta di Lukas Karytinos ha guidato con sicurezza Orchestra e Coro CittàLirica, padroneggiando una partitura importante come Gioconda, estremamente composita sul piano stilistico, ricca di disparate influenze e sconcertanti anticipazioni, caratterizzata da un’efficace commistione dei registri drammaturgico-musicali. I più caldi applausi sono andati a Vittorio Vitelli, che ha offerto una efficace interpretazione del perfido Barnaba: con bel timbro e buon fraseggio, è riuscito a mettere in rilievo l’efferatezza e la volgarità del satanico personaggio. Anche Annamaria Chiuri, contralto dal bellissimo timbro, nell’importante ruolo della Cieca, è stata apprezzata per il bel fraseggio e la vocalità raffinata con cui ha conferito spessore al personaggio. Buona la prestazione di Denia Mazzola nel ruolo della protagonista, anche se in certi momenti ha dovuto venire a patti con le richieste drammaturgiche e vocali estremamente gravose di Ponchielli.
Graditi anche gli altri comprimari: Marco Spotti, nel ruolo di Alvise, Graciela Araya, nelle vesti di Laura Adorno, nonostante alcune debolezze tecniche e il tenore Ignacio Encinas, penalizzato dalle aspettative del confronto con il grande Gigli. Lodevole la prestazione del coro di voci bianche preparato da Marisol Carballo.
La Mostra
Assolutamente godibile la mostra dedicata a Beniamino Gigli, allestita alla Pescheria Nuova, nella città capoluogo. “La mostra vuole documentare il debutto di Gigli, la sua complessa figura, i suoi legami con Rovigo”, ha sottolineato Sergio Garbato che l’ha curata assieme a Gabbris Ferrari e Fabio Osti. “Si tratta di un ricco allestimento, realizzato grazie al contributo di moltissimi collezionisti, proposto in termini spettacolari, strettamente legati all’idea di teatralità.”
In effetti qualsiasi visitatore, anche non appassionato di lirica, ha potuto osservare con interesse e curiosità l’esposizione di documenti e memorie sulla carriera mondiale di Gigli e sui suoi rapporti con la città di Rovigo. Erano presenti partiture, copertine di dischi, onorificenze, fotografie con persone care e illustri, la corrispondenza con alcune celebrità come Pietro Mascagni, Mafalda di Savoia, Franco Alfano, Emma Grammatica.
Interessante il gruppo di lettere scambiate con il caro amico Umberto Giordano, a dimostrazione di un sodalizio artistico oltre che umano.
In mostra anche le testimonianze e gli articoli relativi al trionfale debutto rodigino del 1914, e poi la documentazione della cittadinanza onoraria ricevuta dalla città di Rovigo nel 1951, con le foto della serata tenuta in Teatro Sociale assieme al maestro Pessina, al baritono Dino Mantovani, ai soprani Elena Rizzieri e Rina Malatrasi, una rodigina che ha dato fama e lustro nel mondo alla propria città.
Presenti anche foto e articoli sulla carriera discografica e cinematografica di Gigli, oltre che sulla sua scomparsa. Accanto ai documenti e alle fotografie, gli spazi della Pescheria sono stati arricchiti dalla presenza dei costumi di scena, portati da manichini a grandezza naturale, vesti preziose, indossate da Gigli in altrettante opere rappresentate in tutto il mondo. Sono stati inoltre inseriti vari documenti sonori, emblematici della carriera di Gigli, oltre alla documentazione visiva dei film realizzati dal grande tenore.
Le manifestazioni in onore di Gigli sono state completate da alcuni appuntamenti di approfondimento teorico sulla vita e sulla carriera del grande tenore di Recanati, coordinati dal prof. Sergio Garbato, che, a riprova della grande passione per la cultura, per il giornalismo, per il lustro fornito alla propria città, è stato proclamato “uomo dell’anno 2004”.
Presso la rodigina Sala convegni di Palazzo Cezza, proprio Sergio Garbato ha relazionato su “Beniamino Gigli e Rovigo”. È stata poi la volta di “Gigli: la voce e il mito”, a cura di Nino Traniello. Infine è stato presentato un Dvd prodotto dal Teatro Sociale e intitolato “Gigli visto da Lorenzo Arroga”, a riprova e testimonianza dell’entità e della qualità delle iniziative organizzate per un concittadino ineguagliabile per talento e fama.
Beniamino Gigli (1890-1957)
Beniamino Gigli nacque a Recanati il 20 Marzo 1890. Figlio del campanaro del Duomo, fino a 17 anni fece vari mestieri per vivere, accostandosi alla musica grazie al maestro recanatese Lazzarini.
Trasferitosi a Roma per approfondire lo studio della musica e del canto, nel 1911 ottenne una borsa di studio che gli consentì di seguire i corsi di Rosati al Liceo musicale di Santa Cecilia.
Nel 1914, dopo aver vinto un’altra borsa di studio a Parma, debuttò nella Gioconda al Sociale di Rovigo, ottenendo ampi consensi che dischiusero le porte alla sua brillante carriera.
L’anno successivo Gigli stabilì le basi della propria celebrità al Metropolitan di New York, dove poi si fermò dal 1920 al 1932. Prima di trasferirsi a New York aveva comunque avuto molte scritture in Italia tra le quali quella da parte di Tullio Serafin per la Tosca e dal Carlo Felice di Genova per la Manon.
Dopo questi folgoranti successi venne chiamato nei più grandi teatri del mondo con un vastissimo repertorio. A Roma tenne numerosissimi concerti e moltissime opere. Alla Scala debuttò con Toscanini nel Mefistofele, opera che mise bene in evidenza le non comuni qualità vocali e musicali del Gigli. Seguirono poi il San Carlo (dicembre 1915), il Real Madrid (marzo 1917), di nuovo la Scala (novembre1918) ed infine New York, nel ‘20, che lo portò alla conquista dei pubblici di tutto il mondo: Buenos Aires, Rio de Janeiro, San Paolo, e molti altri. Il 1921, anno della morte di Caruso, segnò il suo trionfo al Metropolitan con Andrea Chenier, che canterà per 11 stagioni consecutive insieme alla Manon, all’Elisir d’Amore, all’Africana e a Marta, suoi cavalli di battaglia.
Nel 1930 tornò a Roma, per cantare all’Opera, teatro a cui dedicherà gran parte della propria attività italiana. Seguitò le sue tournèe in tutto il mondo, arricchendo sempre più il suo repertorio a conferma di una rara disponibilità vocale ed interpretativa. Interrotto dalla guerra, riprese la sua attività artistica nel 1947 fino al 1955, anno in cui tenne l’ultima tournèe di concerti a Londra, New York e alla Rai assieme a Maria Callas.
Nel corso della sua carriera interpretò anche molti film ed incise moltissimi dischi con il marchio famoso “La Voce del Padrone”. Spesso cantò con la figlia Rina, buona cantante, che fece tesoro della lezione paterna e che svolse una buona carriera da soprano. Calcò le scene fino al 1956, quando si ritirò per l’aggravarsi della grave disfunzione epatica di cui soffriva, e il 30 novembre 1957, stremato dalla malattia, morì nella sua casa romana.
La voce di Gigli ebbe un timbro particolarissimo e inconfondibile che, unito all’estrema facilità dell’ emissione vocale, alla sapientissima tecnica, all’ innata musicalità e alla grazia vellutata dell’espressione, nonché al calore, alla compattezza delle vibrazioni e al fraseggio ricco di abbandoni sentimentali, rimane nella storia del canto italiano un punto di riferimento incontestabile.
A proposito del trionfante debutto rodigino di Gigli si narra il seguente aneddoto. Si dice che il suo maestro Enrico Rosati, per dare più sicurezza e fiducia nel registro acuto, abbia fatto studiare Gigli, a sua insaputa, con il pianoforte accordato mezzo tono al di sopra del normale. E così Gigli, al suo esordio a Rovigo nell’opera “La Gioconda” di Ponchielli, rimase sorpreso della sicurezza e della lunga estensione vocale della sua stessa voce. Dopo il trionfo di quella serata, Rosati svelò, sorridendo, che il piano, con il quale dava le lezioni, era stato accordato deliberatamente di un mezzo tono in sopra.
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Come citare questo articolo
Sofia Teresa Bisi. “Beniamino Gigli & Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/beniamino-gigli-rovigo/