Pubblicità

POESIA

In mille stelle

poesie di Antonio Vendemiati

di Antonio Vendemiati

Ventaglio Novanta n. 31 2005 pp. 133–135

QUANTE VOLTE

Quante volte ho fantasticato di andarmene, di salire su un treno e partire… Correre attraverso una grande nuvola, rivedere la mia vecchia scuola, improntare i miei passi adulti su orme antiche che il vento del tempo ha nascosto dentro l’anima.

Quante volte ho rivisitato quei luoghi che il destino mi ha fatto vivere, respirando l’aria di tante stagioni, incantando i miei teneri pianti davanti ad arcobaleni e tramonti di fuoco.

Quante volte sono salito su un treno rifugiandomi nel silenzio dei miei ricordi…

NEI COLORI DEL TRAMONTO

Stare in riva al mare da solo, mentre il sole cala trafiggendo di aghi le nubi, sposandosi con gli aurei colori del tramonto.

Fermarsi a colloquiare con i propri pensieri per poi perdersi dentro una nuvola e sondare l’infinito per cercare di capire il tuo mistero, o donna.

POLVERE

Un soffio di vento forma vortici di polvere nell’aria assolata. Respiro a fatica nel silenzio della mia stanza e ascolto un alito che non mi dà pace.

Il cuore batte nel mio petto e l’anima è rannicchiata nel buio.

Il buio è uno spazio vuoto dove regna il Nulla. E con il Nulla parlo, con il Nulla ragiono, con il Nulla vivo i miei sentimenti: polvere, che vorticosamente gira dentro di me, senza fermarsi mai.

IMMAGINI DAL LAGER

Le immagini vivono, sorgono dal ricordo di pagine lette: persone esili strascicano i piedi nel fango; gelide le mani, algido il corpo a mala pena coperto negli invernali giorni. Le braccia numerate, gli arti infiacchiti si muovono al rallenty speranza estrema per non venir schiacciati dall’ira dipinta su visi sardonici. La speranza è di poter fare qualche passo in più: il mostrarsi tranquilli, sereni, anche se nell’anima impera la sofferenza inflitta per un niente.

O nonno, quel filo spinato che t’ha martoriato il corpo, quel numero, che indelebile hai sul polso, quei passi lenti, improntati nel lager, io li ho visti. Io non li ho vissuti, ma ogni volta che vedo scene di guerra e di atrocità mi chiedo il perché.

IN MILLE STELLE

Respiro la notte, respiro la parte più serena di questa vita; e i ricordi s’illuminano per diventare intensi come le stelle che brillano nell’infinito cielo.

Respiro la notte questo buio stupendo, questo mare impalpabile libero ad ogni fantasia; ed il mondo dei rumori è vinto da magiche barriere. Esisto solo io con i miei ricordi di bambino felice archiviati in mille stelle che penetrano nel mio sonno da adulto.

LA NOSTRA PRIMAVERA

Quando il sole spanderà i suoi raggi sui campi stanchi di brina e scalderà il lavoro del contadino stanco; quando i fiori risorgeranno e allieteranno gli sguardi e i sorrisi dei bambini; quando le siepi nasconderanno le ipocrisie del mondo intero; quando il ghiaccio si farà acqua e laverà la nostra vergogna; quando il carnevale dei nostri giorni sarà sconfitto dalle foglie dell’ulivo e le rondini canteranno la nostra primavera; allora saremo uomini liberi.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Antonio Vendemiati. “In mille stelle”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-mille-stelle/

Pubblicità