Questo è il modo giusto di dare memoria dello sterminio degli ebrei, non le vuote parole che si sentono sempre più spesso alle cerimonie ufficiali”, ha dichiarato la professoressa Dina D’Angeli, unica sopravvissuta delle retate del 1943-44 degli ebrei di Rovigo, alla fine della commemorazione che ha ricordato nome-per-nome (e per ognuno è stato acceso un lumino) tutti gli ebrei di Rovigo deportati dall’Italia con destinazione i campi di concentramento nazisti.
Visibilmente commossa la professoressa ha fatto i suoi ringraziamenti alla “Compagnia dei Popoli” che, il 27 gennaio, giorno dedicato alla memoria, ha rappresentato presso la sala conferenze dell’Archivio di Stato, “Rovigo: cartolina dalla Shoah” di Roberto Costa: Claudio Moretti attore, Marta Marcello cantante, Lisei Haardt-Spaeth, discendente di ebrei, fisarmonicista di musica klezmer e Valter Tessaris, chitarrista.
Commozione anche fra il folto pubblico convenuto per “non dimenticare” ed assistere alla drammatizzazione che è stata preceduta da una proiezione di immagini atte a descrivere i luoghi della memoria ebraica di Rovigo.
Una rappresentazione civile in cui, oltre alle persecuzioni degli ebrei, sono stati ricordati anche altri popoli, minoranze e “diversi”, sterminati e incarcerati dal regime nazi-fascista (zingari, omosessuali e handicappati), ma anche i “resistenti” (i dissidenti, i partigiani e gli IMI) per arrivare, nella parte finale, ad una attualizzazione – il “viaggio all’ingiù” come dice Primo Levi – delle cause che portano verso nuove Shoah.
Sono state ricordate anche le parole, di straordinaria attualità, del partigiano di origini polesane Lorenzo Fava, medaglia d’oro al valor militare, fucilato in carcere a Verona, il 23 agosto 1944, a 25 anni, condannato dalla Repubblica Sociale Italiana.
Una riflessione dolente quella del giovane partigiano, che scruta nell’animo dell’uomo: “I mali più gravi sono in noi. Se gli uomini in camicia nera presto mancheranno, lo spirito del fascismo perdurerà. Per spirito del fascismo noi intendiamo la disonestà, l’arrivismo, i facili guadagni, l’opportunismo, il timore del rischio ed il timore della morte, l’egoismo e la mancanza di dignità, l’insincerità e la mafia, il protezionismo ed il nepotismo”.
A conclusione della seguita manifestazione Roberto Costa ha donato all’Archivio di Stato la pubblicazione fatta a proprie spese, in tiratura economica e limitata, della ricerca sulla storia degli ebrei di Rovigo da cui è stata tratta la drammatizzazione: una ricerca completata da testimonianze del defunto Vittorio Argenti, responsabile associazione IMI di Rovigo e da una di Lala Lubelska, ebrea polacca ora abitante a Badia Polesine, sopravvissuta a diversi campi di concentramento; in appendice anche una scheda sulla “Porrajmos”, lo sterminio degli zingari.
Va ricordato che la comunità ebraica è stata residente a Rovigo dal 1400 (vedasi in questo stesso volume l’articolo “Gli Ebrei a Rovigo”) ed ha dato un prezioso contributo allo sviluppo della nostra comunità, basti pensare, per esempio, ai patrioti che combatterono per la “questione italiana”, e fra questi: i garibaldini Cesare Parenzo, Giacomo Levi, Abd-el-Kader Modena, medaglia al merito per la liberazione di Roma nel 1870 (assieme a Nino Bixio) e segretario dell’Accademia dei Concordi.
Il direttore dell’Archivio di Stato, dottor Luigi Contegiacomo, dal canto suo ha sottolineato che “il valore della memoria sta proprio nell’attualizzare e contestualizzare la storia” proponendo, ad esempio, borse di studio per studenti, ricercatori ed artisti, perché ai “nomi e cognomi che per la prima volta vengono ricordati, venga data anima, corpo e storia”. Un po’ come ha fatto Dante Spadon, alcuni anni fa, nella sua ricerca su Abdelcader Modena.
“Ormai sono pochi i sopravvissuti alle deportazioni del regime nazi-fascista ed occorre far presto a raccogliere le loro testimonianze dirette” ha concluso Luigi Contegiacomo invitando la stessa professoressa D’Angeli ad una registrazione delle sue memorie alla presenza dello stesso Roberto Costa. Un appello rivolto a tutte le istituzioni interessate perché venga istituito un piccolo fondo proprio per raccogliere le testimonianze dei pochi polesani sopravvissuti. Prima che sia troppo tardi ed utilizzando magari i fondi del Presidente della Repubblica previsti per le celebrazioni del 27 gennaio: per impedire che il 28 gennaio diventi il “Giorno della dimenticanza”.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
M. A. Zerbinati. “Cartolina dalla Shoah”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/cartolina-dalla-shoah/