Alcuni anni fa, quando si cominciò a parlare di terminal gasifero al largo di Porto Levante (progetto subito avversato da un moto di opinione contrario all’avvio di strutture maxi-industriali nel delta, e in questo periodo quanto mai all’ordine del giorno per l’avvio dei lavori di posa della condotta) avanzammo l’idea di puntare, per il Delta ed il Polesine, su una struttura completamente diversa, finalizzata ad apportare sicure ricadute positive al territorio. “Un terminal ambientale e culturale”, ovvero una iniziativa di alto profilo, in grado di qualificarsi come un forte punto di richiamo, un catalizzatore di proposte, un polo di aggregazione ed un volano di sviluppo per valorizzare veramente il territorio, le cui potenzialità vanno incentivate e non depresse. Pensavamo allora che l’Ente Parco potesse assumere questo ruolo guida, ma non sembra che gli auspici abbiano preso corpo.
Se non si è ancora completamente spenta la speranza che il Parco trovi la forza di qualificarsi come protagonista di progetti di ampio respiro, va d’altra parte sottolineata, con piacere, una interessante novità che, sbocciata improvvisamente, ha spostato a Rovigo il baricentro dell’auspicato “terminal culturale”. Stiamo parlando del successo della mostra “Le meraviglie della pittura tra Venezia e Ferrara” allestita nel neorestaurato palazzo Roverella.
Una mostra d’arte di alto livello ed un palazzo del quattrocento ben restaurato, uniti ad un valido programma di promozione, hanno fatto il miracolo: per la prima volta nella storia della provincia varie decine di migliaia di turisti hanno raggiunto il capoluogo del Polesine.
Giudizi lusinghieri da parte dei visitatori: “meraviglia” non solo per i quadri esposti, sicuramente di grande rilievo, ma anche per la scoperta di una città a misura d’uomo, con piazze gradevoli, con architetture apprezzabili e riferimenti d’arte inimmaginabili. Chi è giunto a Rovigo con una sufficiente disponibilità di tempo ha raggiunto anche qualche meta del circondario: Fratta Polesine con la sua Badoera ne è stata particolarmente avvantaggiata, e non pochi turisti hanno affermato di voler tornare in Polesine per conoscere meglio la città capoluogo e soprattutto per un programma di visita alle principali località della provincia e al delta del Po.
Palazzo Roverella nella primavera del 2006 si è dunque imposto come l’auspicato terminal culturale della provincia. E lo slogan, “tra Venezia e Ferrara”, ideato forse più in funzione turistica che culturale, ha in realtà giovato non poco anche a molti polesani per una conoscenza meno superficiale del passato della propria terra, originale mesopotamia bifronte, ricca di una storia davvero unica nel Veneto per la trama di relazioni mai interrotte col territorio estense.
Fondamentale è ora che questo “terminal culturale” resti attivo e trovi linfa (economica e di idee) per continuare l’importante ruolo che si è assunto fin dalla nascita.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Quale terminal per il Polesine?”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/quale-terminal-per-il-polesine/