Dopo aver sostato nella Chiesa di S. Materno a Melara, per chiarire l’attribuzione di due importanti pale d’altare (vedasi Ventaglio n. 30, p. 14) ci spostiamo nella vicina chiesetta della Santa Croce, risalente al XVI secolo.
Grazie ai lavori di restauro effettuati negli ultimi anni per il Giubileo, diverse sono le cose emerse e degne di essere conosciute. Nuovi colori sono affiorati dalla pulitura di statue e manufatti di legno e, tra le altre notizie, è emerso che nel corso del XVIII secolo lavorò per i priori di quest’oratorio anche il pittore Rinaldo Orteschi da Rovigo, artefice di una via Crucis e diversi quadri che, a quanto è dato sapere, sono le uniche opere conosciute dell’artista rodigino del Settecento.
La sorpresa però è venuta dalla pulitura del simulacro in legno del Cristo morto. La scultura, invero abbastanza rara nelle nostre chiese, è sempre stata oggetto di una devozione locale molto sentita: addirittura portata in processione sull’argine quando le acque del Po minacciavano il paese. Misura 157 cm. e fu realizzata nella città di Verona al costo di scudi 7 e baiocchi 41. L’opera venne inaugurata e benedetta il 29 marzo 1743 dal sacerdote don Felice Ghedini (1702-1777).
L’autore Zuane Zancheta
L’autore della scultura lignea è rimasto sconosciuto fino a domenica 12 agosto 2001, quando si stava pulendo il simulacro del Cristo dai residui di fumo di candele e sporcizia del tempo passato.
Va innanzitutto detto che una piacevole sorpresa ha colpito tutti i presenti man mano che si andava togliendo lo strato scuro sovrastante: la semplice pulitura ha fatto infatti emergere i bei colori brillanti del blu cobalto del cuscino e della rosea carnagione del volto caratterizzato da lineamenti altamente espressivi. Nel rigirare la statua dalla base è poi fortunosamente fuoruscito un foglietto delle dimensioni di cm. 13 per 8,5 che, pure ammalorato e corroso dal tempo e dagli insetti, ha fornito una preziosa indicazione sull’autore, identificato come tale Zuane Zancheta.
Il testo del breve manoscritto, che si rende noto per la prima volta, così recita: “Jo Zuane Zancheta fece quest(a)/ imagine di Giesù Chris(to) / à S.S: Quiricho e Giulita nel temp./ ha….” Sul retro è riportata una frase non meglio chiarita: “Il mal chontagioso nella Chalabria che ……/… rto quatrocento al giorno cosi …/ parti del impero e, guere in .ant..” ed ancora riferimento a “tuti li logi che/ son visini che ano soto li chopi dele chese/”.
Quest’ultimo sembrerebbe un riferimento ad una pestilenza scoppiata forse in Calabria, causa di molte vittime. Ma che attinenza avrebbe con Verona dove è stata realizzata la statua prima di essere collocata nell’oratorio di Melara? E’ possibile che lo scultore fosse andato in pellegrinaggio e fosse stato testimone e miracolato da una epidemia di peste e, magari, scampato il pericolo, avesse scolpito l’immagine come suo ex voto? Sono ipotesi ancora da chiarire bene.
I recenti ritrovamenti ci fanno pensare a chissà quante altre piccole storie e vicende tuttora sconosciute si potrebbero rinvenire, grazie all’attività di valenti dottorandi ed insegnanti delle nostre zone.
In quest’epoca avveniristica e tecnologica, non sarebbe opportuno fare una banca dati che raggruppasse tesi ed altri studi su argomenti del nostro passato sotto il profilo storico, culturale ed artistico? Ciò consentirebbe di avere a disposizione, in tempo reale, notizie aggiornate. Si eviterebbe così di apprendere in ritardo (o occasionalmente) informazioni che gli esperti del settore, nel loro ristretto circolo, magari conoscono già da tempo, come è successo per le tele di S. Materno di cui abbiamo parlato nel numero trenta di questa rivista.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Raffaele Ridolfi. “A Santa Croce di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-santa-croce-di-melara/