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UN RICORDO

Ivo Valicelli, sconosciuto eroe d’Africa

Nel 1936 fu decorato con croce di guerra

di Raffaele Ridolfi

Ventaglio Novanta n. 33 2006 pp. 86–87

Il recupero in questi ultimi anni delle notizie riguardanti eroi e combattenti che si sono distinti nelle guerre è sicuramente opera meritoria, soprattutto dal punto di vista del riappropriarsi dell’identità paesana e collettiva. Così, mentre fa piacere che l’Istituto del Nastro Azzurro rodigino, già guidato dal Cav. Nino Suriani, oggi riprenda le sue attività in Polesine, piace segnalare da Melara alcuni personaggi che dovrebbero essere motivo per ricerche atte a recuperarne per l’appunto la loro vicende.

Già si sapeva di Livia Bianchi, unica donna del Polesine medaglia d’oro al valore, una gradita sorpresa invece è stata nella scorsa primavera la conferenza e lo studio per ricordare Nello Bellini (1922-1996) decorato sia dallo stato italiano che da quello tedesco. Qui si vogliono segnalare anche altre figure melaresi perlopiù ignote nelle loro gesta e degne di approfondimento, come per esempio Alfredo Andreasi Bassi, caduto fra i partigiani in Piemonte, Alceste Lenisa vittima in Friuli dei titini, Duilio, Cova, Lamberto Leati, Mario Agostino Begossi, Arrigo Chiavegatti, dei quali si sa veramente poco. Ma soprattutto in questa circostanza vogliamo parlare di Ivo Vallicelli, classe 1911 ancora vivente.

Non tutti sanno, in particolare, che Ivo, durante il ventennio fascista, è stato decorato con croce di guerra al valor militare con gladio romano, per un’impresa eroica compiuta nella campagna d’Africa (1935-36).

Ivo proviene da un’umile famiglia bracciantile: il papà Floriano ebbe otto figli, tre maschi e cinque femmine ed abitava in località “Torricella” di Castelnovo Bariano. Come sovente però accadeva per seguire i lavori di campagna, spesso bisognava traslocare ed è per questo motivo che Ivo nacque ad Argenta (Fe): in seguito avrà altri spostamenti come Felonica (Mn), sino ad arrivare negli anni ’50 a Melara dove venne ad abitare con la moglie Pasqua Zambonini, sposata nel novembre del 1953, assieme alla quale gestì un rinomato locale da ballo, oggi non più esistente perché demolito per fare posto all’allargamento dell’argine.

Le vicende militari di Vallicelli sono state suo malgrado rilevanti, basti solo pensare che partì vestito da militare per ben quattro volte e che in Africa conobbe personalmente Rodolfo Graziani, futuro vicerè d’Etiopia. Inizia col servizio militare “normale” nel 66° fanteria, ottenendo poi il relativo congedo. Ritorna alle armi una seconda volta nel 1935 giungendo al Comando deposito 10° reggimento Fanteria a Potenza. Trasferito al 14° battaglione autocarrato, si imbarca per la Somalia da Napoli nell’ottobre 1935, sbarcando a Mogadiscio il 10 novembre, dove successivamente compie le gesta che gli valsero la decorazione.

Congedato nel giugno del 1936 uno pensa che, dopo la conquista dell’Abissinia ed aver compiuto il proprio dovere per la patria, che sia finita l’esperienza bellica, ma invece… Viene nuovamente richiamato alle armi nel gennaio 1941 col 231° Fanteria al comando militare stazione del Brennero, per essere congedato nel novembre stesso.

Ma non è ancora finita: ritorna infatti alle armi nel febbraio 1943 col 73° Fanteria a Trieste, da qui ad Udine ed infine a Siracusa, dove viene fatto prigioniero nel luglio 1943 dagli alleati inglesi che lo portano in Tunisia, con destinazione un campo d’aviazione, che poi sarà bombardato.

Trasferito quindi in Algeria, le sue peripezie militari terminano col rientro in Italia nel luglio 1945 dove ottiene, finalmente, il congedo illimitato.

Il fatto per cui venne decorato si verificò in Abissinia durante la guerra d’Africa nell’aprile 1936 dove Ivo era arruolato in qualità di staffetta portaordini in prima linea. Ivo parla e ricorda ancora nomi di quelle località quali Uebi Sibeli, Nagallì e la più conosciuta Addis Abeba.

Nell’avvicinarsi ad un villaggio, dovendo attraversare un fiume (il Dawa Parma) col rumore delle schioppettate lontane nulla lasciava presagire la possibilità di un’imboscata.

Ma qualcosa mette in allarme Valicelli che fiuta il pericolo e decide di agire. Essendo aggregato con l’“Ufficio cifra” (dove arrivavano e partivano i telegrammi cifrati) Ivo ritiene di dare l’allarme avertendo immediatamente il reparto, sennonché i pali dei telefoni erano stati divelti e la linea interrotta. Fu allora che, arditamente, correndo a piedi, riuscì a precedere gli avvenimenti allarmando la pattuglia in avanzamento, sventando l’attentato che poteva costare la vita di decine di nostri connazionali.

Questa la motivazione ufficiale riportata con R.D. 2 luglio 1936 e successivi (brevetto n. 3.931): “Porta ordini di un comando di grande unità impegnata in un lungo e duro ciclo di polizia coloniale, assolveva sempre il suo compito in modo esemplare. Durante aspri combattimenti ed in zona fortemente battuta dal fuoco nemico si prodigava nel servizio dando prova di sereno sprezzo del pericolo e di alto sentimento del dovere”.

Ivo, dopo aver lavorato nelle Ferrovie Italiane, oggi è un tranquillo pensionato ed assieme alla moglie Pasqua è punto di riferimento della via centrale del paese, la via Sani. Tutti riconoscono alla coppia un ruolo speciale per affabilità e cordialità nell’accogliere anche i più giovani offrendo, all’occasione, prelibate torte di cui è specialista Pasqua.

Come riconoscerli? Impossibile sbagliare, perché spesso sono davanti all’uscio di casa per salutare chi passa per la strada dinanzi, nel pieno rispetto del valore dell’accoglienza.

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Come citare questo articolo

Raffaele Ridolfi. “Ivo Valicelli, sconosciuto eroe d’Africa”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/ivo-valicelli-sconosciuto-eroe-dafrica/

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