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ATTUALITÀ - INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

Dalla fossa al bosco

I lavori di riqualificazione del manto verde di Polesella, riaccendono i ricordi di un passato da non dimenticare

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 33 2006 pp. 164–167

“Nell’inverno 1956-57 mi preparavo all’esame di ammissione alla scuola media frequentando la casa della maestra Tosca Pastori, situata nello storico palazzo Grimani di Polesella, o meglio nella piccola porzione che ancora oggi rimane del grandioso edificio, caratterizzata da una grande ed elegante finestra, l’unica delle luminose aperture dell’edificio a noi pervenuta. Da quella finestra, insieme ai miei compagni, seguivo, quasi da un osservatorio privilegiato, i lavori di demolizione del sostegno della Fossa, collocato proprio di fronte a palazzo Grimani”.

Sono le parole di Adriano Mazzetti, tratte dal volume “La bonifica tra Canalbianco e Po”, a spingere a guardare con occhi diversi Polesella. Quello descritto, è uno degli ultimi episodi di intervento urbanistico determinati dalla grande alluvione del 1951, interventi che, purtroppo, hanno completamente snaturato e reso anonimo il centro storico di Polesella. Esigenze di sicurezza idraulica hanno infatti suggerito di ricoprire la Fossa, di eliminare il sostegno e di abbandonare numerose ed eleganti abitazioni situate nella golena del Po.

Oggi, al posto del corso d’acqua denominato Fossa, per secoli inscindibile legame tra il Po ed il Canalbianco, c’è un manto verde.

Il Comune di Polesella e la Regione Veneto, sfruttando l’opportunità della legge 13/2003, hanno potuto collaborare per divulgare e far conoscere le fasi del cambiamento dell’area, preziosa perché capace di migliorare la qualità della vita: nell’ambito dello scopo didattico educativo si evidenzia come la natura sia un valore da rispettare.

I quasi 40.000 metri quadrati di superficie dell’ex fossa, sono suddivisi in tre zone: quella più vicina al Po, occupata dal parco cittadino, piantumata con essenze prevalentemente ornamentali e attrezzata con panchine, giochi per bambini, attrezzi ginnici; l’area intermedia, il giardino, parzialmente piantumato con aree libere destinate a manifestazioni pubbliche ludico sportive; infine, l’ultima porzione, il bosco, realizzato dal Servizio forestale della Regione Veneto, percorso dalla pista ciclabile facente parte dell’itinerario ‘La via della seta’ che collega Venezia a Livorno. Olmi, frassini, aceri, tigli, gelsi, salici, pioppi, rappresentano una vera e propria riserva naturale. Cartellini identificativi bianchi e rossi o bianchi e verdi accompagnano ogni pianta autoctona, nell’alveo dell’ex fossa. Sono di forma romboidale, a richiamare le segnalazioni utili alle imbarcazioni, presenti sui corsi d’acqua, proprio in quei 40.000 metri quadrati dove oggi ci sono erba e alberi, ma dove un tempo la Fossa scorreva dividendo il paese.

Due pannelli figurativi a forma di parallelepipedo incurvato, di fronte a Ca’ Rosetta e all’inizio della pista ciclabile tra via De Paoli e via Don Minzoni concretizzano, insieme al supporto multimediale, il progetto “Dalla fossa al bosco”, presentato in occasione della settimana dei beni culturali nel dicembre 2005.

La Fossa di Polesella è, infatti, anche protagonista di un Cd-rom che l’amministrazione ha prodotto come documento storico-ambientale. Racchiude la storia del paese attraverso fotografie d’epoca uscite dagli archivi privati di Piergiorgio Astolfi e Mario Chiarion, il commento su fatti di ieri e di oggi, una prevedibile nostalgia.

“Tutto cambia, l’importante è che la Fossa continui a vivere del ricordo di tutti anche se non c’è più” afferma l’assessore all’ambiente Daniele Milan. Sono ancora tante, in paese, le testimonianze di chi ricorda l’antico volto della Fossa. Marco Cibin, Ena Quaranta, Anna Toso, sono alcuni fra i nomi di chi, guardando le immagini contenute del Cd-rom, ripercorre il sentiero dei ricordi di quando, da bambino, giocava sulle rive del corso d’acqua.

Dopo l’alluvione, l’interramento della Fossa seguito dall’abbattimento del sostegno, ovvero dell’antico manufatto che permetteva di regolare il passaggio dell’acqua tra la Fossa e il Po, garantendo nel contempo stabilità all’argine del grande fiume.

“Grandi gru con enormi palle di cemento ed acciaio si accanirono contro le mura del vecchio ma robusto edificio idraulico e contro il ponte, perforatrici automatiche, con rumore assordante scavarono in profondità per sbriciolare la grande muraglia di mattoni e sassi che delimitava il bacino di raccordo tra sostegno e Po – prosegue il racconto di Mazzetti -. Per settimane continuò la sfida tra le moderne apparecchiature meccaniche e il vecchio manufatto che riservò ai tecnici sempre nuove sorprese: solidità straordinaria, profondità, strutture nascoste di rinforzo. La gente guardava in silenzio, commentava a bassa voce, si allontanava scuotendo la testa. Poi le macchine vinsero e, dove sorgeva una splendida struttura idraulica, non rimase che una vasta, anonima distesa di terra e sabbia”.

Nelle settimane precedenti era stato ricoperto tutto il tratto della Fossa che si trovava tra il sostegno e la località San Gaetano, con un flusso costante di camion carichi di terra, assordante rumore di ruspe, sordi ordini e richiami di tecnici e operai. “Il bacino del canale rimpicciolì sempre più, fino a diventare un piccolo stagno ripieno di pesci. Poi una ruspa ricoprì di terra anche l’ultima pozza. Per noi bambini – prosegue Mazzetti – il tombinamento della Fossa rappresentò un’esperienza singolare, affascinante, per le infinite possibilità di giochi, di curiosità, di esperimenti suggeriti da una operazione tanto grande che si svolgeva proprio a ridosso delle nostre abitazioni. Tra l’altro, nella curva del canale, dopo la parrocchiale, fu in precedenza costruita una struttura in ferro denominata “ponte di Brusco” a una sola campata, slanciato e di particolare eleganza. La distruzione del manufatto consentì di aggiungere ai piccoli trofei (sabbia, conchiglie, argilla particolarmente adatta per i plastici) anche pezzi di metallo lavorato”.

Nonostante l’attuale florido bosco, la vegetazione rigogliosa dai tratti ordinati e invitanti ombreggiature estive, che occupano lo spazio dell’antico canale naturale, oggi scomparso, rimangono stampate nella memoria le immagini di un paese abbracciato agli argini del Po e della Fossa, solcata da imbarcazioni, affiancata da pioppeti nella quale si rispecchiavano antiche ville patrizie e dove si respirava la presenza di Venezia.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “Dalla fossa al bosco”. Ventaglio Novanta, n. 33, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/dalla-fossa-al-bosco/

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