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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

A casa Tintore

Gli affreschi di Fassini ingentiliscono l’abitazione lendinarese che ospitò il principe Umberto di Savoia

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 48–51

Riferendosi a Lendinara, in cui visse la prima parte della sua vita portandone poi sempre una nostalgica immagine nel cuore, Angelo Rasi, poeta del Novecento che forse meglio di tutti ha colto le caratteristiche del centro altopolesano, scriveva in una delle varie poesie dedicate alla cittadina natìa:

… te si neta, tutta ciara, con un antico fare da parona.

Ed in effetti, passeggiando per le vie di Lendinara, si coglie nei suoi palazzi e nelle sue chiese e più in generale nell’assetto urbano un aspetto che rimanda ad un passato aristocratico, caratterizzato da slanci di impegno sul piano della cultura e delle arti; fatto questo che ha contribuito non poco all’attribuzione alla cittadina dell’epiteto di “Atene del Polesine”.

Ebbene, proprio uno di questi palazzi è stato meta di una visita da parte della delegazione polesana del FAI (Fondo Ambiente Italiano), che ha individuato casa Tintore come meritevole di conoscenza per le originali caratteristiche che presenta.

Va detto subito che la storica abitazione, che sorge a metà di via Cavour, risulta poco appariscente nella facciata principale che dà sulla pubblica via, mentre è ben più caratterizzata sul retro, a mezzogiorno verso l’Adigetto, soprattutto per il muro di cinta che, delimitando un gradevole giardino, si distingue per presentare alla sommità statue settecentesche rappresentanti le Quattro Stagioni.

La storica dimora, risalente al Settecento o forse ancora più antica, nei primi anni dell’Ottocento divenne proprietà di Gerolamo Ballarin, il cui nome a Lendinara resta legato alla realizzazione del teatro, portato a termine nel 1814, del quale fervono proprio in questi mesi i lavori di rifacimento degli interni, senza purtroppo poter recuperare l’aspetto originario del tutto modificato negli anni cinquanta del secolo scorso, ignorando completamente la valenza artistica dell’immobile.

E proprio a Gerolamo Ballarin, attivo imprenditore della prima parte del XIX secolo, che per un certo periodo assunse anche la carica di sindaco di Lendinara, si devono i lavori che hanno ingentilito la signorile abitazione. Particolarmente interessante risulta il ciclo degli affreschi che decorano le varie stanze, opera di Giuseppe Fassini, artista veneziano giunto a Lendinara negli anni venti del XIX secolo, per attendere a lavori presso il Santuario della Madonna e la chiesa di San Giuseppe, dopo aver affrescato il palazzo di Este.

Anche se non molto nota, l’abitazione presenta dunque caratteristiche di sicuro rilievo nel panorama storico ed architettonico di Lendinara. Ed un recente e radicale restauro, portato a compimento dal dott. Carlo Tintore, attuale proprietario, ha ridonato piena dignità all’immobile e perfetta leggibilità alle pitture, ammirate dal gruppo degli aderenti al FAI rodigino.

Una dimora il cui prestigio storico è impreziosito dal ricordo, tenuto desto da una targa infissa nella facciata, del soggiorno, sia pur breve, nel luglio del 1866 del principe Umberto di Savoia – a conclusione della terza guerra di Indipendenza che legava il Veneto all’Italia – il quale, a quanto si tramanda, non mancò di ammirare gli eclettici affreschi di Giuseppe Fassini.

Di grande impatto si presenta in particolare la scena della “Caduta di Fetonte” dipinta con colori squillanti sul soffitto dell’ampio vano scala che porta al primo piano.

Di gusto chiaramente neoclassico risultano invece i grandi quadri monocromi affrescati sulle pareti del piano nobile raffiguranti architetture che si richiamano all’arte greco-romana. Suggestivo poi lo studiolo ispirato all’arte gotica, con immagini paesaggistiche inserite in grandi mezzelune. Raffinata infine quella che è stata definita “la stanza del principe”, dopo che offrì occasione di riposo al futuro re Umberto I, caratterizzata da interventi pittorici ispirati a grottesche e giochi floreali.

Ma la visita a casa Tintore per i soci del FAI è stata anche l’occasione per ammirare le realizzazioni scultoree dello stesso proprietario, personaggio affabile quanto eclettico, da sempre amante dell’arte e cultore in particolare delle opere informali. Per le sue composizioni artistiche Tintore parte attingendo per lo più a materiali di recupero, oggetti in gran parte derivanti dal passato, da quella che è stata identificata come la “civiltà contadina”, oppure si rifà a reperti lignei individuati lungo i corsi d’acqua. Grazie a sapienti assemblaggi prendono vita nelle sue mani realizzazioni di sicuro impatto visivo ed emotivo, disegni nello spazio, apprezzati per il valore estetico che li contraddistingue.

La visita a casa Tintore è stata infine l’occasione per annunciare il programma del FAI rodigino, particolarmente impegnato con le altre delegazioni della regione a organizzare momenti di incontro finalizzati anche a raccogliere contributi per il restauro di villa Vescovi di Luvigliano, il primo bene in Veneto divenuto proprietà della benefica fondazione che sta approntando l’intervento di recupero del nobiliare palazzo realizzato dall’architetto Giovanni Maria Falconetto (1468- 1535) sulle pendici settentrionali dei colli Eugenei.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “A casa Tintore”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-casa-tintore/

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