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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Dove si vedono cose belle

Una visita al camposanto per ammirare alcune opere d’arte

di Giannina Giunta

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 52–53

Papà, quando era giovane, cioè prima del ‘900, qualche viaggio lo ha fatto. Una volta, quando era ormai anziano, gli chiesi: “Ma dove andavi?”. “A vedere cose belle.” mi rispose. “Ma dove?”, insistetti io. “A Genova, a Milano e in altre città. Tutte le città hanno chiese bellissime e tombe che t’incantano, con marmi e mosaici pregiati e statue di scultori famosi”.

Mio padre aveva ragione, basta entrare anche nel cimitero di Rovigo e subito, nel primo campo a destra, ecco la tomba monumentale dei Conti Camerini.

E’ un gioiello per la sua struttura architettonica che per certi aspetti ricorda un tempio orientale con la sua cupola elaborata, percorsa da nervature e sovrastata da una pigna. Alla base della cupola corre un cornicione ottagonale sagomato per accogliere in ogni lato sette pietre semisferiche color ametista. Il tempietto è a pianta centrale, e tutte quattro le facciate presentano un bel portale arcuato, con intarsi di marmi preziosi. Particolarmente elaborata si presenta la facciata principale, preceduta da una gradinata, alla sommità della quale avanza un pronao caratterizzato da un ampio arco e da una trabeazione istoriata ai lati che, sostenuta da due colonne, si connette col portale arretrato. Al vertice del frontone dentellato si erge una croce.

L’interno è caratterizzato da bellissimi mosaici, finestre con vetri molati di vari colori che danno alla tomba una luce magica. Al centro è collocata una grande statua, rappresentazione del dolore, sul cui piedistallo è inciso il nome dello scultore: G. Spiazzi -Verona. Più sotto: Cristoforo Camerini e i figli Francesco e Giovanni posero MDCCCLXIV.

La tomba dei Conti Camerini è davvero ammirevole, ma non mancano nelle vicinanze altri monumenti funebri di rilievo.

Dietro il sacello dei Camerini, sulla sinistra, sorge il tempietto della famiglia Caniato, caratterizzato da linee spezzate (particolare evidente l’inedito timpano) e da una facciata percorsa da due lesene sporgenti, su cui appoggiano due grandi angeli in preghiera, silenziosi custodi della tomba. Si tratta di sculture realizzate da Virgilio Milani nel 1915.

E a Virgilio Milani si deve pure la espressiva “Pietà” che caratterizza la Tomba Giandoso, posta sulla destra del tempietto dei Camerini. Dello stesso autore è anche la tenera femminile “Allegoria del Dolore” che caratterizza la tomba Oliva posta nella parte sinistra del porticato che chiude la prima parte del camposanto rodigino.

E ancora all’opera di Virgilio Milani si deve il monumento che si innalza sulla tomba dello stesso scultore. Una rappresentazione con caratteristiche inedite per un cimitero, con due giovanili figure accostate: una coppia seduta, i cui atteggiamenti non fanno immediatamente pensare al dolore della morte, anche se si coglie il senso della meditazione e dell’attesa nelle mani e nei volti protesi verso il cielo.

Fu questa una delle ultime opere realizzate da Virgilio Milani (1888-1977), il cui lungo operato ebbe notevoli apprezzamenti a Rovigo e provincia.

Per conoscere in modo più completo l’opera dell’autore è bene lasciare il camposanto per dirigersi verso il vicino complesso di S. Bortolo, ove è collocato il Museo dei Grandi Fiumi. Dall’antico chiostro degli Olivetani si accede alla mostra dedicata a Virgilio Milani, prolifico ed apprezzato scultore polesano del Novecento.

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Come citare questo articolo

Giannina Giunta. “Dove si vedono cose belle”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/dove-si-vedono-cose-belle/

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