Sinuosa e flessibile, in perfetto equilibrio con il paesaggio tutt’intorno, dallo scorso 8 luglio fa bella mostra di sé, nel cuore del Delta, l’opera scultorea di Simon Benetton “Oasi del tempo – Canne al vento”, che ha trovato la sua idonea collocazione nello storico sito di architettura industriale rappresentato dall’ex Idrovora di Ca’Vendramin, oggi Museo Regionale della Bonifica.
L’artista, trevigiano di nascita, ma di fama e di prestigio internazionale, è risultato infatti vincitore – fra oltre cento partecipanti – del concorso europeo “Percorso d’arte nel Delta del Po” un progetto innovativo per valorizzare dal punto di vista artistico quest’area di grande pregio naturale e inserirla nei principali circuiti turistico-culturali italiani ed europei. Fortemente voluto dalla Regione Veneto (grazie al particolare interessamento dell’assessore regionale Isi Coppola) dalla Camera di Commercio di Rovigo e seguito nelle fasi di realizzazione da Polesine Innovazione, il piano prevede la realizzazione di grandi opere scultoree “en plen-air”, da posizionare in quattro sedi strategiche, nei Comuni di Rosolina, Taglio di Po, Ariano Polesine e Porto Viro.
E la prima monumentale opera “Oasi del Tempo – Canne al vento” è giunta a compimento con l’estate 2006: alta cinque metri, realizzata in acciaio cor-ten (una lega composta da ferro, nichel, rame, magnesio e silicio che assicura una notevole resistenza corrosiva) poggia su un basamento, anch’esso dello stesso materiale, ancorato alla pavimentazione.
La prima parte del titolo che caratterizza la scultura “Oasi del tempo” è in stretta relazione, come è facile intuire, con l’ambiente del Delta, area di sosta da sempre privilegiata dagli uccelli migranti, quanto mai apprezzata dai cultori dei paesaggi naturali; ma si connette anche con la vetustà del sito monumentale rappresentato della secolare idrovora. Il significato di “Canne al vento”, lo ha invece spiegato lo stesso Benetton: “Me lo ha suggerito il paesaggio del Delta con i suoi grandi spazi, con i suoi percorsi d’acqua fiancheggiati dalle flessibili canne, presso cui ho provato emozioni incredibili. Ho pensato, allora, ad un’opera d’arte che potesse trasmettere le mie sensazioni anche agli altri. I sette elementi che compongono la scultura e che vibrano al suono del vento, in un magico equilibrio con il luogo, vogliono esprimere la gioia di essere nello spazio”.
L’opera di Benetton, tra le sculture proposte, è stata quella che ha meglio interpretato l’equilibrio tra i diversi elementi naturali protagonisti del Delta e che si è immediatamente imposta all’attenzione della Commissione esaminatrice, presieduta dal giornalista e scrittore Gian Antonio Cibotto, che ha così motivato la scelta: “Per la sua semplicità e la sua essenzialità, ma anche per la sua pregnanza espressiva. Canne al vento, che diventano quasi un “genius loci”, è l’immagine stessa della duttilità di un territorio che é stato strappato alle acque per trasformarsi in propaggine ultima di una pianura fertilissima e di un paesaggio smemorante”.
L’inaugurazione è stata fatta presso la sede del Museo della Bonifica, alla presenza del presidente della Provincia Federico Saccardin, del presidente di Polesine Innovazione Lorenzo Guido Barbujani e del suo direttore Alberto Previato, del presidente della Camera di Commercio Loredano Zampini, dell’assessore regionale Isi Coppola, del presidente del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige Fabrizio Ferro e del direttore Lino Tosini, dell’onorevole Giuseppe Fini, del Sindaco di Taglio di Po Margaret Crivellari e delle maggiori autorità locali.
“Una giornata eccezionale, un avvenimento importante per Taglio di Po e per tutto il Polesine – ha evidenziato nel suo intervento il sindaco Margaret Crivellari -. Un territorio giovane che non ha vestigia storiche, ma ambiente e paesaggio, cui queste opere d’arte danno un valore aggiunto”.
“Oggi si avvera un sogno nel cassetto – ha sottolineato l’assessore regionale Isi Coppola – anche grazie alla fattiva collaborazione dell’allora presidente della Camera di Commercio Giuseppe Fini, e ciò permette a tutti noi e ai futuri visitatori di ammirare questo splendido capolavoro, sintesi di sinergia fra quanti nutrono sentimenti di amore e di rispetto per il nostro territorio”. Per Fini “queste opere scultoree devono catturare l’attenzione dei “pellegrini” che arrivano da Venezia in direzione Ravenna e indurli a chiedersi il perché delle Oasi del Tempo, che rappresentano il filo conduttore per legare i paesaggi, il museo e la storia di un territorio fragile che va conservato e difeso”.
Illuminante per la comprensione del titolo e dell’opera stessa, il giudizio appassionato del critico d’arte Sergio Garbato, che ha incantato ed incuriosito il pubblico: “Canne al vento di Benetton è un lavoro di sintesi estrema che porta a una essenzialità, che si traduce in semplici linee, appena inarcate e possedute da una tensione verticale. Suoni e intrecci. Inserimento dinamico nello spazio. Mutazione della materia attraverso tagli e fenditure. Alternanza di pieni e vuoti. Astrazione e figurazione. Opere che partecipano alla vita segreta della natura, diventandone elemento stesso. Allora il vento o una lieve brezza, quando le attraversano, la fanno vibrare e il suono che producono, così come la sua attesa, diventano evento che giustifica la loro esistenza. Una scultura di grande flessibilità, che è capacità di aprirsi alla luce e all’aria, restando in stretto rapporto con il paesaggio”.
“Ho pensato l’opera proprio per questo posto, per pareggiare, per così dire, con l’altra opera, il Museo della Bonifica, simbolo della storia del Polesine e dell’innovazione tecnologica”- ha concluso un Benetton emozionato – dopo aver illustrato il lavoro nelle varie sfaccettature tecniche, il percorso che lo ha ispirato e portato alla realizzazione dell’opera.
Simon Benetton è nato il 24 ottobre 1933 a Treviso, dove tuttora abita e lavora, dirigendo uno Studio di Laboratorio. Fin da giovanissimo il ferro ha rappresentato per lui un mondo infinito. Ha frequentato i corsi liberi all’Accademia delle Belle Arti di Venezia per poi avventurarsi in una solitaria, liberissima ricerca individuale. Diversi sono i periodi della sua formazione: dal figurativo alla vibrazione plastica nello spazio, dal modulo come simbolo di un impulso alla dinamica spaziale, dalla piastra come agglomerato (umano) alla macroscultura come elemento ed espressione della volontà e della conquista dell’uomo moderno.
Negli ultimi suoi studi, la scultura ha preso una nuova dimensione, proiettandosi nello spazio urbano con espressione di libertà e del progresso dell’uomo. La sua scultura è una testimonianza d’eccezione della supremazia dell’uomo sulla materia.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Anna Volpe. “Oasi del tempo – Canne al Vento”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/oasi-del-tempo-canne-al-vento/