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NARRATIVA

La voce del silenzio

di Renzo Zerbinati

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 120–123

Il foglio del mese di giugno si è da poco capovolto e: dispensa, palestra, flessioni e simulazioni spesso più robuste di ogni realtà, si notano solo nei nostri atteggiamenti, consoni alla prova. (Cristian permettendo…).

E stamattina c’è l’attagliamento, termine militare per intendere “indossare adattandosi” “un paracadute. Questa operazione, coadiuvata dall’impegno di chi ci serve, spande un brivido che parte sì dalla schiena, ma si irradia in tutti i pensieri, passando per il respiro che autonomamente principia ad ansimare. (Soltanto Denis sorride ancora…).

“Il pacco “ che pian piano si adatta, riporta sicurezza, “i cosciali” garantiscono presa sicura allo ‘shock di apertura’, mentre “i dorsali ed il pettorale” mettono la più opportuna cornice al “Pronti per il controllo” e all’ultimo Briefing.

Oltre la rete, gli astanti impazienti tutti ci invidiano, qualcuno perfino si commuove, un altro ci compatisce…ma a due passi il CESSNA-206 è già pronto e sventola una piccola elica dal grande rumore. Insensibile, mal rasato e indifferente è il pilota.

Composti, tute attillate, caschi bianchi o rossi, in ordinata fila indiana, mano destra sul MIRPS, fune gialla di vincolo ben agganciata, veniamo stivati e l’avio-mezzo si muove e presto, forse, volerà. Aumenta il fetore asfissiante dell’avio bruciata e assordante si fa il tutto: vibra ogni cosa, le ali, il timone di coda, i caschi. Nell’accelerazione rimbombante, il nastro della pista scorre al di sotto ed è lo stacco: il decollo. Il Campo si allontana piccolo tra ordinati filari di viti e frutteti assolati e assetati… la vita periferica è incurante e avvezza ai ‘temerari perditempo’.

Grande virata, gesti secchi e concitati del D. di L.(Com.te Consoli, BO) “Gambe e piedi uniti, OK!”, piccole manovre, ancora un poco più su, ampio panorama a sud della città, il verde Po distante… quando improvviso il grido: “MOTORE!” e non c’è tempo neanche per un brivido, se a qualcuno di noi ne fosse rimasto uno.

Strisciata supina e gambe fuori che il vento si porta. Pacca sulla spalla. Davanti il Vuoto. Fragore, frastuono, sconquasso…

Ti offri ad una voragine spalancata che ti inghiotte di colpo.

“Milleuno – Milledue…” a turno ognuno grida più forte del turbine anche parte di questi numeri misteriosi. “Madonna, che casino!”. Ma precisa, al “Millequattro” la forza sovrumana del ‘tondo’ (T IO C U.S. AIR FORCE 1973!!!) ti abbranca, ti acchiappa (direbbe Claudio), ti regge. E’ lo “shock di apertura”; non c’è fiamma, né pera, né reggiseno, mezzo avvitamento forse… è il ritorno alla pace.

Ti ricordi finalmente di respirare; vedi dove sei, sai ciò che devi fare perché sei proprio lì… Sei “in cielo”, nella quiete, tra un lievissimo profumo di campagna, dove solo si sente la voce del Silenzio. L’Immenso.

Tiri timidamente il comando di dx, poi quello di sx, agiti le gambe, che scopri esserti ancora attaccate… (come bimbo nel girello). Giù la ‘manica’ non si fa vedere, il sole sì; e là devi portare la fronte, mentre in un batter di ciglia rivivi il meglio del passato e rivedi perfino il volto delle persone che ti hanno aiutato a vivere… Ma stai scendendo alla velocità della luce! (5mt/sec)! “Signore, aiutami!”. Credi di scegliere, ma sei scelto da un francobollo di Campo sul quale ingaggiare la ‘capovolta’; lasci i pensieri a metà, stringi sicuro le bretelle mentre gli occhi ‘zumano’ le cose che inesorabili si avvicinano e ti aspettano, spiovente!

Patapum! “In terra” (Solo gli invidiosi lo chiamano ‘tonfo’). E l’idillio è finito, interrotto bruscamente nel cigolìo di ogni pur piccola parte del corpo. Esposizione, capovolta perfetta, piedi e ginocchia incollati, quasi rotolando per gioco sulla parte ben ‘nutrita’ (che faceva sorridere Lucio) e poi su di scatto perché chi ti segue da lontano ti veda ‘intatto’ (alle ammaccature peraltro quasi insignificanti ci penseremo domani… “ora che siamo proprio certi che ci sarà un domani” pensa sicuro Giancarlo), mentre il paracadute vuole ancora strisciare…

Lo tiri dolcemente a te, commosso. Uno-Due, ‘Dressage’ si ricompone ad otto un ordinato fagotto di tessuto leggero che si avvolge perfino sul volto sudato, aspettandosi un bacio riconoscente proprio sulla cucitura… “Ecco, pensi, è fatta!” Anche volare è vivere! La bianca Volvo temprata del solerte Presidente sig.Grazzi si avvicina per recuperarci. Ci si sta distesi, ma sicuri, spossati, felici.

Ci siamo lasciati e lanciati solo da pochi minuti e ci riincontriamo con una voglia di sorriderci mai provata prima e con una esperienza nuova da raccontare per tutta la vita, sempre rinnovata da particolari, da sottolineature, da emozioni.

Credo che ognuno di noi, da adesso in avanti, se guarderà attentamente, su ogni aquila di latta ben appuntata sul petto, tasca dx delle divise militari, troverà scritto questo, che non è solo una pagina, ma è forse un intero capitolo della Vita di chi ha il privilegio di portarla… come noi! Grazie, Amici!

FERRARA, Aeroporto “Italo Balbo”, 15 luglio 2006

“FOLGORE!”

Spillo

Un gomitolo morbido e arruffato è posato, scomposto e silenzioso, sul pavimento del salotto. La stanza è immobile, ma la fessura, che divide la porta semiaperta dalla parete, fa capire che qualcuno è appena stato qui. Getto lo sguardo oltre la pallina colorata di fili indistricabilmente annodati: il divano liscio, il tavolino lucido, l’ordinata libreria, lo stereo con il led lampeggiante, pronto per essere acceso, la tenda rossa di organza, la lampada assopita, i quadri sorridenti.

Conosco i segni di una visita a sorpresa, tanto più piacevole per “l’intruso” quanto più attesa, cercata, voluta e messa in pratica proprio mentre il proprietario dell’immobile (in questo caso chi scrive) non se l’aspetta. Questa volta non si tratta di ladri professionisti, di quelli che, nascosti dal velo cupo del cielo notturno, scassinano le serrature, rompono vetri, distruggono oggetti, rovistano ovunque, lasciano aperti i cassetti e gli armadi della memoria, arrecando un indelebile ricordo di smarrimento, rabbia e paura. Il visitatore di turno è molto più discreto, piccolo, giocherellone, affettuoso e simpaticamente furbo. Si chiama Spillo.

Il micetto ha appena otto mesi. L’ho portato a casa quando era ancora inconsapevole di tutte le gioie che gli avrebbe donato il mondo: i giochi, la caccia, le sfide serali con altri miagolanti coetanei, per conquistare le vezzose micette. Spillo era stato abbandonato a Ceregnano, insieme alla madre e alla sorellina, in un orto che dava direttamente su una strada trafficata. L’ho saputo per caso, complice una telefonata arrivata al municipio dove lavoro, per segnalare che era urgente l’intervento dell’Ulss 18 – Canile per recuperare ‘gli intrusi’, notizia che mi ha fatto scattare un brivido di solitudine e una scarica di affetto tanto da correre a prenderlo.

Appena l’ho visto, nonostante il caldo torrido di quel pomeriggio di fine estate, mi si sono gelati piedi e mani. Dicono che i gatti hanno sette vite; ebbene, quel gattino era (ed è) identico ad Aladino, altro micio a cui, anni fa, ero affezionatissima. E’ stato ucciso da un’auto che nemmeno si è fermata a soccorrerlo, mentre io, a pochi metri da lui, voltandomi e vedendolo steso a terra ormai esanime, in mezzo alla strada grigia e rossa, scoppiavo in lacrime… ma torniamo a quel pomeriggio, a Ceregnano.

Spillo ha incrociato i miei occhi, ne ha percepito, forse, l’emozione e lo smarrimento. In cambio della mia apparente freddezza, subito in dono un miagolio festoso e una capriola su un fresco cespo d’insalata. Poi, uno slalom veloce tra le file di piantine di pomodori, per scomparire tuffandosi in un cespuglio di rosmarino. Dovevo capirlo subito: il suo gioco preferito è il nascondino.

Ora, sono qui nella mia nuova casa, tra un tenero ricordo che mi fa ammiccare nel silenzio della solitudine, e la sfrenata curiosità di scoprire dove si cela il mio piccolo, dolce amico. Lo chiamo: nessuna risposta. Riprovo: né miagolii, né il soffice rumore delle zampette che euforiche (ma non abbastanza ovattate da essere impercettibili al mio

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Come citare questo articolo

Renzo Zerbinati. “La voce del silenzio”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-voce-del-silenzio/

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