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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Arrivano i cormorani!

di Renzo Rusticali

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 10–12

Osservazioni ornitologiche nel Delta del Po

Primavera: periodo di continui nuovi avvistamenti di specie ornitiche che, provenendo dalle aree spesso trans-sahariane, di svernamento a sud, si fermano nel nostro Delta per alimentarsi quanto basta per ricostituire le scorte di grasso e poter riprendere il viaggio verso N-E, ai quartieri di nidificazione.

Mentre la migrazione autunnale NE-SW è più lenta e legata a fattori climatici che condizionano la possibilità di alimentazione; la migrazione primaverile, in direzione contraria, è molto più veloce e slegata dalla situazione meteorologica.

Le giornate si allungano, gli uccelli dispongono di più ore di luce per alimentarsi e il fotoperiodo, più che l’aumento di temperatura, provoca rapide trasformazioni endocrine, che spingono con urgenza gli uccelli verso la riproduzione. Per tale motivo, in questo periodo tutte le giornate sono buone per osservazioni ed avvistamenti, dato che c’è un ricambio pressoché continuo nell’avifauna.

I cormorani, che da qualche anno hanno costituito un dormitorio nella Sacca di Scardovari, sono in aumento per l’arrivo e la sosta di nuovi contingenti da sud: dai 1.400 di gennaio, ai primi di marzo se ne contano 1.750; i vivai di cozze utilizzati come posatoio notturno passano da 10 a 14.

Un buon posto per vedere l’arrivo in Sacca dei cormorani al tramonto è l’argine Est all’altezza dell’abitato di Scardovari, nei pressi dello Stabulario: i branchi rientrano in tipica formazione a cuneo dalle lagune del Delta: Canarin, Basson, Barbamarco.

Qualcuno, adulto abitudinario, prosegue per altri 20 km fino al vecchio dormitorio di Valle Bertuzzi (Vaccolino, FE).

La “colonizzazione” di un nuovo posatorio è abbastanza sofferta e si può osservare con binocolo dall’argine Ovest della Sacca. Il branco dà sicurezza, nel senso che un vivaio già in parte occupato garantisce che la zona è tranquilla e al sicuro dai predatori. Tuttavia, quando, ogni posto disponibile è occupato cominciano le risse, in quanto gli ultimi arrivati tentano comunque di trovarvi posto e vengono cacciati.

Quindi i perdenti, quasi sempre giovani, sono costretti a sperimentare la sicurezza di un nuovo posto ancora deserto dai conspecifici. Dopo vari giri di ricognizione, per accertarsi dell’assenza di insidie, il primo si posa, presto imitato da altri, tranquillizzati dalla sua presenza. La competizione da sovraffollamento (o da penuria di cibo) è uno dei motivi che spiegano il fenomeno della dispersione giovanile, per cui i giovani di molte specie, dopo l’involo dal nido, si disperdono a raggio capitando un po’ ovunque e pagando l’intraprendenza a caro prezzo, con una mortalità che può arrivare all’80% per alcune specie di piccola taglia. Rientrano in questo fenomeno il grifone (avvoltoio) capitato a Oca di Taglio di Po qualche anno fa dalla Iugoslavia e abbattuto, pur trattandosi di specie particolarmente protetta; così il fenicottero, che ha sostato per una settimana nella Sacca del Basson nell’agosto 89, è un caso di dispersione.

Nelle sacche profonde, gli svassi maggiore e minore, svernanti in gran numero, cominciano a diminuire: dopo aver assunto il piumaggio nuziale, formano le coppie con vario cerimoniale di giochi in acqua, cui segue la partenza per i territori di nidificazione a Nord.

Anche i quattrocchi, anatre tuffatrici che svernano con qualche centinaio di individui nelle sacche più profonde, partono per il Nord, con forse una sosta intermedia nelle lagune di Marano e Grado.

In compenso, le anatre di superficie aumentano considerevolmente: marzaiole, mestoloni, codoni trovano un habitat ideale nelle paludi durante le ore di bassa marea, approfittando della secca per alimentarsi sul fondo. È bene ricordare che queste anatre svernano a sud del Sahara e arrivano qui con un volo praticamente ininterrotto, poiché le zone umide della Tunisia sono gravemente minacciate dalla siccità, per cui questi uccelli hanno assoluta necessità di alimentarsi per poter riprendere il viaggio. Il momento è loro favorevole poiché l’attività venatoria è sospesa; il passaggio di barche nelle zone di alimentazione è impedito dalla bassa marea; il turismo, pur essendo ora sporadico, potrebbe essere un motivo di disturbo: sarebbe un grave errore spaventare gli uccelli avvicinandosi troppo per vederli più da vicino, tentativo fra l’altro inutile poiché, trattandosi di uccelli cacciati ovunque, hanno una distanza di fuga molto elevata.

Le perturbazioni atmosferiche, con vento di bora contrario alla direzione di migrazione, e la coincidenza con le fasi di marea massima che lasciano scoperte vaste aree di melma, favoriscono la concentrazione di quantità notevoli di uccelli.

Durante la perturbazione di fine marzo, in una melma riparata dal vento in Bottonera (Sacca Scardovari) si sono contate circa 400 marzaiole, oltre a 50 totani mori. In questo periodo cambia anche la fisionomia del branco di anatre posate in acqua: in inverno ha una conformazione omogenea e compatta, mentre ora gli uccelli formano coppie a forte differenza cromatica e mantengono una certa distanza di rispetto dalle altre coppie. A volte si notano tre anatre: si tratta di una femmina indecisa fra due maschi che gareggiano nei rituali di corteggiamento per estromettere il rivale. Capita spesso di vedere, in questo periodo, germani maschi isolati: la femmina è già in cova, essendo una specie a nidificazione precoce; dato che nidifica spesso nei canali di campagna, la covata a volte va perduta a causa dello sfalcio anticipato delle rive; comunque la specie, robusta ed adattabile, è in costante aumento, nonostante la caccia in tutta Europa.

Naturalmente anche i gabbiani sono in piena urgenza: iniziano gli spostamenti (3 sterne maggiori viste il 18/02) e contemporaneamente l'assunzione del piumaggio nuziale da parte degli adulti: il gabbiano comune assume un colore bruno al capo, che lo identifica come adulto riproduttivo. I gabbiani reali cominciano a formare coppie con il cerimoniale di corteggiamento e scelgono il territorio di nidificazione ove insediare la colonia, costituita da circa 150 coppie nel Delta, in località da non precisare per evitare il disturbo da eccessiva curiosità.

Anche i limicoli (un tempo definiti trampolieri) passano e sostano in gran numero: arrivano le beccacce di mare e alcune si fermano a nidificare sugli scanni. Le circa 20 coppie nidificanti nel Delta sono le ultime in Italia, per l'antropizzazione del litorale, e andrebbero tutelate, almeno segnalando con cartelli le aree di nidificazione, solitamente localizzate alle estremità degli scanni. I cartelloni con l'invito al rispetto sarebbero superflui se l'invasore del territorio identificasse correttamente come verso di allarme il ripetuto "cli-cli-cli" che l'uccello emette compiendo evoluzioni intimidatorie sopra l'intruso.

Se tale manovra risulta inefficace e ci si avvicina troppo al nido, uno dei due adulti si finge ferito allontanandosi con un'ala penzoloni per attirare su di sé l'attenzione dell'eventuale predatore: questa tecnica è abbastanza diffusa fra i limicoli, dal momento che il nido a terra è particolarmente esposto al pericolo di predazione.

Le perturbazioni atmosferiche ostacolano anche i piccoli passeriformi, che sono costretti a sostare dove capita, non trovando nel Delta copertura arborea; così lungo gli argini a mare può capitare di vedere posati a terra per riposarsi: un picchio verde (4 Aprile), 2 upupe (5 Aprile); fringuelli, culbianchi, pettirossi, cutrettole, tordi, ecc. A titolo di esempio, le operazioni di cattura ed inanellamento di passeriformi presso l'abitazione dello scrivente danno ottimi risultati in relazione al poco verde esistente: l'11 marzo sono stati catturati 8 pettirossi, 3 regoli, 1 saltimpalo, 1 merlo, 1 beccamoschino, 1 lui piccolo durante la sola prima ora di luce diurna.

Ne deriva chiaramente che non serve tutelare giuridicamente le specie se non si provvede contemporaneamente a ricostituire l'ambiente.

La messa a dimora di piante nel Basso Polesine sarebbe un primo passo, fra l'altro gratuito, grazie al Servizio Forestale Regionale.

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Come citare questo articolo

Renzo Rusticali. “Arrivano i cormorani!”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/arrivano-i-cormorani/

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