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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’Oratorio della B. V. del Rosario

Nella campagna di Occhiobello, in località Rizza, un piacevole esempio di edilizia religiosa ottocentesca

di Marco Chinaglia

Ventaglio Novanta n. 42 2011 pp. 22–23

Nell’ubertosa e vasta campagna, a nord dell’abitato di Occhiobello, quasi al limitare con Fiesso, da cui è divisa dal corso dello scolo Poazzo, antico confine veneto-estense, in località Rizza, sorge l’ottocentesco Oratorio della B.V. del Rosario.

La chiesa (6 m x 6 x 3,50), è oggi incorporata al centro di una grande costruzione agreste dominicale, che in alcuni ambienti di servizio presenta elementi architettonici (capitelli dorici ed aperture ad arco) risalenti con tutta probabilità al XVII – XVIII secolo.

Un primo oratorio, dedicato alla Vergine Addolorata, di ragione di don Sisto Sturati, viene segnalato già ai primi del XVIII secolo. In questo tempietto, all’epoca a carattere privato, interessante da notare è la presenza della Confraternita del SS. mo Sacramento (con cappa rossa).

L’attuale edificio, costruito sopra il precedente, risale ai primi decenni del XIX secolo. Nel 1843 l’oratorio, appartenente al signor Gaetano Melio di Gurzone, venne restaurato; l’anno seguente, il 17 giugno 1844, su mandato del Vescovo di Adria mons. Antonino Bernardo Squarcina, la chiesa fu benedetta dall’Arciprete di Stienta don Pietro Suzzi, presenti in qualità di testimoni il Curato di Gurzone don Brugnoli e tal «don Gramegna nativo del luogo». Segnalato di proprietà Natali (1862), quindi del signor Carlo Cacciotti di Fiesso (Visita Pastorale mons. Pio Tommaso Boggiani, 1910), la chiesa nel XX secolo passò dapprima alla famiglia Gozzo (Giacomo Gozzo ne è proprietario nel 1946) quindi agli attuali titolari, signori Chinaglia.

L’edificio presenta la caratteristica facciata percorsa da quattro lesene che sostengono un piccolo frontone caratterizzato nella parte centrale da un oculo chiuso. Sopra la porta di accesso al tempietto, in una lunetta realizzata a mo’ di piccolo frontone, appare la dicitura “Ave Maria”. Il tetto a capanna è sovrastato da un piccolo campanile con campana, il quale si erge sulla destra del frontone che è completato da due pinnacoli di cui uno posizionato a sinistra e il secondo nella parte sommitale.

Il sacro edificio presenta linee semplici e rigidamente squadrate, tipiche dell’architettura ottocentesca, simili a quelle riscontrabili nel vicino oratorio di S. Antonio Abate in località Piacentina, entrambi soggetti alla giurisdizione della Parrocchia di Gurzone.

All’interno da notare l’altare voluto dal Melio, sul cui prospetto murale è dipinto l’affresco della B.V. del Rosario col Bambino, ancor oggi visibile, anche se quasi illeggibile, a causa di un restauro operato da mano improvvida, forse di tintore di porte, attorno al 1960.

Secondo la tradizione popolare l’affresco della Vergine non sarebbe stato dipinto, ma sarebbe miracolosamente apparso sulla parete della lavanderia che sorgeva in quel punto della corte dominicale, attorno al 1840: in verità, come visto in precedenza, una chiesa era già esistente all’epoca dell’evento prodigioso, e venne in tale occasione incorporata nelle rimesse della possessione dominicale.

L’altare è arricchito da un paliotto con la corona mariana posto sotto un arco dagli ornati di gusto neoclassico; sullo stesso fu pure posta, nel periodo tra le due guerre mondiali, una curiosa statuetta della Madonna di Loreto, patrona degli aviatori, oggi visibile nella sacrestia retrostante l’altare stesso. Sulla parete a destra dell’altare è visibile la concessione dell’erezione dei quadri della Via Crucis (12 giugno 1892), con la facoltà, in base ai decreti dei Papi Clemente XIII e Benedetto XIV, di lucrare l’indulgenza, a firma del Vicario dell’Ordine dei Cappuccini Fra’ Guglielmo Manrisio.

Ai muri della chiesa e della retrostante sacrestia sono da segnalare infine numerosi ex-voto (spille, anellini, vere in oro ed argento e collanine di corallo, rosari e granate di guerra, quadri). Oggi è presente solo una minima parte degli innumerevoli ex voto, perché trafugati da ignoti nel giugno 1974.

L’oratorio fino a qualche anno fa ospitava una bella festa patronale con funzioni religiose e momenti conviviali che si svolgevano nella corte rurale. Una tradizione che purtroppo si è interrotta, che però non ha lasciato il tempietto in stato di abbandono: attualmente vi si celebra a richiesta, ed il sacro edificio è utilizzato soprattutto per suggestivi matrimoni agresti nella quiete della campagna polesana.

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Come citare questo articolo

Marco Chinaglia. “L’Oratorio della B. V. del Rosario”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/loratorio-della-b-v-del-rosario/

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