In occasione dell’importante mostra “Galileo Chini e la Toscana”, allestita a Viareggio presso il Palazzo delle Muse sino al 5 dicembre 2010, anche a Rovigo è nata un’iniziativa interessata alla ricerca di tracce della produzione dell’artista fiorentino.
Ne è nato un percorso di conoscenza nel capoluogo polesano, promosso dalla Delegazione FAI rodigina e dagli “Amici della Bici”, esteso a vari edifici liberty (l’epoca di principale riferimento dell’artista toscano), individuando l’intervento di Galileo Chini presso il “Padiglione Camerini”, nella zona dell’ex ospedale e poi, ad un paio di chilometri di distanza, presso il cimitero rodigino, nella cappella funeraria, sempre della famiglia Camerini1. Ho avuto inoltre modo di “scoprire” una terza testimonianza di Galileo Chini presso l’edificio delle Poste del capoluogo.
Innanzitutto va ricordato come Galileo Chini, vissuto dal 1873 al 1956, sia stato uno degli artisti di maggior rilievo nel panorama italiano e internazionale dell’art nouveau. Fondò a Firenze, insieme ad alcuni amici, “Arte della Ceramica”, una manifattura di ceramica artistica che si ispirava alle più moderne tendenze inglesi e francesi, allontanandosi dal solco della produzione ceramista italiana.
A causa di dissapori con gli altri soci, Galileo e il cugino Chino Chini avviarono una nuova manifattura a Borgo San Lorenzo; il primo ne assunse la direzione artistica, mentre a Chino fu affidata la direzione tecnica.
Gli innumerevoli impegni di Galileo gli impedirono talvolta di realizzare direttamente le ceramiche. Si limitò pertanto a fornire solo i disegni per le sagome e i decori, che poi vennero realizzati sotto l’accurata direzione di Chino, depositario di formule chimiche segrete. La nuova produzione coprì anche il settore vetrario, abbandonando le ridondanti forme dello Stile floreale, per orientarsi verso geometrie più rigorose. Nacquero così i manufatti tipici delle “Fornaci San Lorenzo”, così chiamata in onore del Santo Protettore. E, come marchio distintivo della fabbrica, dal 1906 al 1919 fu usata una graticola, simbolo del martirio di San Lorenzo, con un giglio stilizzato e la scritta “Mugello”, il tutto dipinto a mano.
Dopo il 1919 e sino al 1939, la grata fu inscritta in un cerchio e apposta quasi sempre con timbro oppure incisa; al solo nome di “Mugello”, si aggiunse la scritta “Chini e Co” e, a volte, anche “Fornaci S. Lorenzo Borgo San Lorenzo Italia”, soprattutto se il pezzo era destinato all’esportazione2.
Un’altra fonte d’ispirazione, alla quale per la verità l’Europa attingeva da quasi due secoli, fu l’Oriente, conosciuto da Galileo di persona, in quanto soggiornò a Bangkok dal 1911 al 1914, per decorare la reggia del sovrano siamese. Intrecci vegetali e figure appiattite caratterizzarono questo tipo di decorazione.
Un aspetto rilevante, infine, per comprendere la personalità di Galileo fu la produzione di ceramiche per l’architettura, delle quali si hanno rimarchevoli esempi anche a Rovigo. Questi i tre siti individuati nel capoluogo con riscontri dell’arte di Galileo Chini:
1. L’ex Ospedale
Una striscia di maioliche realizzate dalla fabbrica Chini, con papaveri bordeaux stilizzati di chiara impronta “modernista”, ispirata cioè alle tendenze artistiche francesi ed inglesi, si dipana lungo due lati del Padiglione Camerini, in stato purtroppo di grave abbandono. Le piastrelle risultano pertanto danneggiate e ricoperte da intenso fogliame che crea delle profonde crepe; il risultato dell’intervento artistico, comunque, si presenta ancora oggi pregevole.
2. Il camposanto
Spostandoci in via Oroboni, presso il Cimitero di Rovigo, possiamo ammirare la Cappella funeraria della famiglia “Camerini”, anch’essa da tempo trascurata e abbandonata, testimonianza fondamentale dello stile fresco ed eclettico di Galileo Chini. Splendide e raffinate piastrelle con vasi di papaveri, che simboleggiano il sonno eterno, arricchiscono il sottarco d’entrata alla Cappella, al cui interno spiccano vasi di crisantemi di vari colori, rami d’olivo, alloro, quercia e cipresso2.
Ma l’attività artistica liberty della fabbrica di Galileo Chini a Rovigo non si esaurisce qui!
3. Il Palazzo delle Poste
Qualche tempo fa, ebbi modo di fare una felice scoperta. Alla fine degli anni ‘30 fu edificato, lungo l’attuale Corso del Popolo, allora Corso Littorio, il Palazzo delle Poste, al cui interno, dopo i recenti importati interventi di restauro, ho potuto ammirare ed apprezzare le vetrate della fabbrica dell’artista toscano.
In una delle formelle, infatti, si distingue chiaramente il marchio di fabbrica, cioè la grata di San Lorenzo, con la scritta “Chini e Co Fornaci S. Lorenzo Borgo San Lorenzo Italia”. Si tratta di una decorazione tipica della fabbrica di San Lorenzo, caratterizzata dalla presenza di elementi vegetali stilizzati, cachepot e putti reggenti piatti ricolmi di frutta in bilico su “petali fiori / cornucopie”.
La conclusione di questo itinerario rodigino non può essere che una sola: Rovigo non può e non deve dimenticare un artista conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. FAI, FIAB, Legambiente, Italia Nostra si stanno da tempo muovendo, per tentare di preservare questo straordinario patrimonio. Auspicabile, pertanto, che l’Amministrazione Comunale, la Soprintendenza e tutti gli altri interessati si attivino in tempi brevi.
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Come citare questo articolo
Chiara Tosini. “Sulle tracce di Galileo Chini”. Ventaglio Novanta, n. 42, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/sulle-tracce-di-galileo-chini/