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EDITORIALE

Una terra chiamata Polesine

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 3–7

Inutile nasconderlo. Siamo tutti più poveri! E si appannano anche alcune speranze di ripresa e riscatto definitivo di questa terra chiamata Polesine. Che però continuerà a chiamarsi così, anche se verrà cancellata la Provincia e forse il territorio si troverà, in un non lontano futuro, inserito in un’aggregazione più ampia.

Resteranno in ogni caso i grandi fiumi. E alla “Mesopotamia d’Italia” il Ventaglio continuerà a dedicare il proprio interesse, dando spazio a quanti (da questo punto di vista fortunatamente i numeri sono in crescita, e ciò fa ben sperare) sono interessati a valorizzare il territorio, a scoprirne le peculiarità sotto il profilo naturalistico, storico, artistico e a produrre eventi e motivi di speranza. E quest’ultima non può prescindere dal Delta. Ad una significativa porzione del quale dedichiamo l’articolo di apertura di questo numero del libro-rivista: un itinerario tra le valli di Rosolina e la Laguna di Caleri.

Seguono varie proposte di conoscenza del patrimonio artistico-architettonico: si parte da una visita esclusiva al Palazzo delle Poste di Rovigo, edificio di pregio del primo Novecento, per raggiungere poi la seicentesca chiesa di Giacciano, ove ha ripreso a far sentire la sua voce armoniosa il “Callido” recentemente restaurato. Si prosegue per Salara, alla scoperta dell’oratorio dedicato a San Francesco, per arrivare infine a Melara, entrando nella parrocchiale più occidentale del nostro Polesine. Qui ci stupiremo di fronte alla bellezza della pala della Madonna del Lume, restando coinvolti nelle vicende, per certi versi ancora avvolte nel mistero, dell’approdo, nella seconda metà del Settecento, del grande dipinto proveniente addirittura dal Messico, in un periodo travagliato della storia della Chiesa.

Nel ritorno verso il centro della provincia si potrà far sosta, in quel di Ceneselli, alle rinaturalizzate Cave Danà, per proseguire verso Badia dove, nei pressi dell’Adige, si potrà far visita alle Clementine, il più longevo agriturismo polesano. Per ripartire poi con destinazione il Po, raggiungendo Villanova Marchesana, da cui si snoda l’antica “Via dei Certosini”.

Significative appaiono le pagine dedicate alla storia del Polesine, e consistenti le riscoperte dei personaggi illustri, di alcuni dei quali si rischiava forse di perdere la memoria, se alcune fatali coincidenze non ne avessero portato alla ribalta la personalità e il particolare impegno nei vari ambiti del loro operato.

Ricca anche la sezione dedicata agli artisti della nostra terra, e varie le pagine relative alle iniziative culturali e di promozione dell’ambiente, con le quali si conclude l’edizione n. 45 del Ventaglio. Volume che giunge nelle mani dei lettori nell’estate 2012, che speriamo proficua per le sorti del Polesine.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Una terra chiamata Polesine”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-terra-chiamata-polesine/

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