E’ soffice e vellutato il grande manto di sabbia della spiaggia di Rosolina. Le onde del mare scivolano ad intervalli regolari sulla battigia con la loro voce suadente: un invito alla calma e all’ozio per i bagnanti richiamati dai caldi raggi del sole d’agosto. L’estate offre la sua magia, e i giorni si susseguono pigri, come dice la canzone ever green “Sapore di Mare”, che anche quest’anno torna a farsi sentire sulle spiagge d’Italia.
Ma il pomeriggio sarà diverso.
Decidiamo di lasciare la spiaggia per aderire all’invito di un’escursione: una gita in bicicletta per conoscere il territorio, un’iniziativa promossa dalla Provincia, dalla Regione, dall’Ente Parco e dal Comune di Rosolina, presentata con lo slogan “…in bici nel Parco del Delta del Po”.
L’appuntamento è presso lo IAT di Rosolina Mare. Gli escursionisti presenti all’appello sono più di quanto originariamente preventivato, per cui l’organizzazione ha attivato due guide: Isabella e Sandro, quanto mai esperti del Delta. Questo il programma. Si compirà un anello: primo segmento dal centro della località balneare al fiume Adige; quindi si seguirà la strada arginale per procedere contro corrente fino alla località Portesine; si imboccherà la Strada delle Valli con visita ad un’azienda ittico-venatoria e spuntino a base di prodotti locali; si salirà poi su imbarcazioni per solcare la laguna fino all’attracco di Caleri dove si inforcheranno ancora le bici per completare l’anello fino al punto di partenza.
Si parte dunque imboccando via S. Antonio che corre sotto la fitta macchia mediterranea che caratterizza il territorio Rosolina Mare. L’atmosfera in breve cambia totalmente rispetto all’assolato mondo della spiaggia. Frescura e profumo di bosco accolgono i gitanti, che lungo il percorso scoprono, inatteso, il Centro Sportivo con campi da tennis e maneggio per passeggiate a cavallo.
In breve si raggiunge la strada che corre sull’argine destro dell’Adige, il secondo fiume d’Italia che, dopo aver percorso più di 400 chilometri, si appresta a completare il proprio itinerario sfociando nell’ampio golfo di Venezia.
Proprio all’incontro con la strada arginale troviamo una iniziativa turistica di qualità: una darsena per diportisti nautici denominata Porto Fossone, antica memoria di una località indicata in mappe medioevali come punto di sosta e scambio di merci tra mare e terraferma.
Dal passato non è giunta però alcuna traccia dell’antica Fossone, posta nel precario territorio alluvionale conteso dalla foce dei due grandi fiumi italiani, l’Adige e il Po. Resta solo il nome di una mitica località che, fra l’altro, al tempo della Serenissima, aveva visto qui giungere il commediografo Angelo Beolco detto il Ruzante per mettere in scena una delle sue rappresentazioni teatrali, popolate dalle misere genti del contado¹. Viceversa oggi a Porto Fossone si respira un’aria di sicuro benessere, testimoniata dalle scintillanti imbarcazioni ormeggiate, pronte a mettersi in viaggio per varie rotte nell’azzurro dell’Adriatico.
Il tragitto, che riprende lungo Strada Arginale, ci permette di ammirare la portata del grande corso d’acqua e di fare alcune osservazioni ambientali relative al territorio chiamato Polesine, originale lembo orientale della pianura Padana stretto tra i due principali fiumi d’Italia: un territorio in gran parte sotto il livello dei fiumi che quindi appaiono pensili; un’area che, pertanto, va difesa alzando argini (finalmente sicuri dopo la grande alluvione del Po del 1951 e quelle successive nel delta originatesi dal mare negli anni ‘60) e tutelata dalle precipitazioni con idrovore in grado di evacuare l’acqua in eccesso nella pianura per farla defluire nei fiumi o direttamente a mare.
Dall’arginatura lo sguardo corre sulla cerulea superficie del fiume, intercettando delle paratoie costruite per bloccare la risalita del cuneo salino, ovvero l’intrusione delle acque marine (in occasione di magre del fiume) in grado di provocare danni all’agricoltura e agli acquedotti che dall’Adige attingono l’acqua dolce. Dal lato opposto si stende la campagna coltivata a mais, le cui piante in questa stagione stanno cambiando colore perdendo il verde residuo per assumere un diffuso color fulvo.
In località Portesine (piccole porte di accesso delle acque dal fiume agli specchi vallivi) scendiamo dalla via arginale per imboccare la Strada delle Valli. Ci immettiamo in un percorso sinuoso e suggestivo (tra Adige e Po di Levante) che, costeggiando la Laguna di Caleri, dà accesso a varie Valli da Pesca. Boccavecchia è il nome della prima valle che nel suo toponimo ci ricorda che qui, presso l’Adige, veniva un tempo a sfociare un ramo del Po, prima del grandioso intervento di deviazione completato dalla Serenissima nel 1604, in modo da dividere stabilmente i due grandi fiumi e portare lontano dalla laguna di Venezia i depositi del Po.
La Strada delle Valli corre sotto l’argine della Laguna di Caleri: è pertanto necessario lasciare le bici per salire alla sommità dell’arginatura. Ai nostri occhi si apre un vasto specchio ceruleo, delimitato ad oriente dai territori verdeggianti di Rosolina Mare ed Albarella, divisi da una bocca a mare, fondamentale per la vita della laguna. Grazie a questa stretta imboccatura avviene infatti il ricambio e quindi l’ossigenazione delle acque interne della Laguna di Caleri, famosa per l’allevamento delle vongole veraci.
Sul lato opposto (ad occidente) si aprono le Valli da Pesca, territori umidi di proprietà privata che, tramite chiuse, attingono le acque per l’allevamento del pesce in parte dalla laguna di Caleri ed in parte dal Po di Levante o dall’Adige, dando vita a bacini salmastri poco profondi ideali per orate, branzini, cefali ed anguille.
Nel pomeriggio d’agosto la natura appare immota, e anche gli uccelli sembrano aver per lo più sospeso i loro voli. Il silenzio è rotto dalle osservazioni dell’allegra comitiva, pronta frattanto ad interrompere il tragitto per far incetta di succose more sfidando le spine dei rovi che bordano le valli.
Raggiungiamo Valle Segà, che ci apre i battenti per un esclusivo itinerario interno. Veniamo accolti dal titolare, il sig. Girardello, che ci informa sulle principali attività che si svolgono nei bacini interni. Innanzitutto sottolinea come nella valle l’allevamento ittico sia estensivo e del tutto naturale, dato che il pesce si alimenta di quello che trova in natura (vegetali e gamberetti), senza alcuna aggiunta di mangime da ingrasso. I tempi di crescita pertanto seguono i ritmi biologici, assicurando l’alta qualità del prodotto, che ha una collocazione in un mercato di nicchia per buongustai.
Il prelievo ittico avviene da ottobre a dicembre (tempo di fraìma), allorché, nella stagione fresca, viene aperta la chiusa di collegamento con la laguna, con immissione di acqua marina che funge da richiamo per il pesce: il quale cerca la via di uscita verso il mare, imboccando la strettoia dei lavorieri da cui viene indirizzato nella vasca finale. Qui avviene il prelevamento e la scelta del pesce maturo per la commercializzazione. Il resto viene riposizionato nella valle in ambienti idonei dove il pesce può superare i rigori dell’inverno.
Ma le valli del Delta vivono economicamente anche grazie alla caccia, e Valle Segà è pertanto provvista di un alloggio per accogliere ogni anno un limitato gruppo di cacciatori disposti a fruire di idonei servizi appositamente approntati per la caccia in botte. E’ proprio verso questa struttura di accoglienza, a qualche chilometro dal tipico casone di valle, che ci indirizziamo con le nostre bici. E qui, ecco una sosta graditissima con uno spuntino predisposto dall’organizzazione a base di prodotti locali: sarde in saor, pesce marinato, salame nostrano e vino Serprino dei colli Euganei.
Dopo la piacevole sosta, prolungatasi ben oltre i tempi previsti, mentre il sole ha già iniziato a declinare sull’orizzonte, riprende l’itinerario cicloturistico lasciando Valle Segà per raggiungere il non lontano porticciolo sulla Laguna di Caleri. Si tratta di una recente realizzazione ideata in particolare per accogliere le nuove cavane (casette per il ricovero attrezzi e lavorazione) destinate ai pescatori di vongole. Un’attività questa caratterizzante la laguna, che i soci produttori – aderenti all’UNCI pesca – intendono valorizzare anche in loco con varie iniziative, all’insegna dello slogan “Pesca a miglio 0”, in accordo con l’Associazione Coltivatori Diretti che propone prodotti ortofrutticoli “a Km. 0”.
Presso il nuovo porticciolo sono attraccate due imbarcazioni della ditta Marino Cacciatori pronte ad accogliere gli escursionisti per la traversata della laguna. Si tratta – come detto – di un ampio specchio salmastro, tenuto vivo grazie all’intervento dell’uomo che periodicamente procede allo scavo di canali interni per scongiurare l’interramento e agevolare il flusso delle correnti marine. E ciò al fine di garantire la salubrità degli “orti d’acqua” dove vengono seminate le vongole: piccoli appezzamenti ricoperti da circa ottanta cm. d’acqua, idonei per la crescita dei prelibati molluschi. I quali vengono raccolti con speciali rastrelli dai vongolari organizzati in cooperativa e soggetti ad un vincolante disciplinare di produzione.
Mentre il sole si fa sempre più basso all’orizzonte, tingendo di rosso la liquida superficie della laguna, un airone cenerino, volando basso a pochi metri dalla nostra imbarcazione, sembra augurarci una buona conclusione della gita di conoscenza ambientale. Le acque frattanto si fanno viola, sposandosi con le esili piante di limonium, di un colore appena più deciso, che bordano le barene presenti nella laguna. Sono questi degli isolotti non del tutto naturali, in quanto rinforzati dai limi di scavo dei canali interni.
Una luna piena domina ormai il cielo ad oriente, mentre il sole si spegne cedendo l’ultimo rossore alla laguna.
Quando attracchiamo al porticciolo della laguna di Caleri, dalla parte di Rosolina Mare, è ormai il magico momento dell’imbrunire. Qui ritroviamo le nostre bici trasportate nel frattempo da un autocarro, e giunte con perfetto sincronismo per poter essere inforcate subito dopo il nostro sbarco.
E’ il tempo del commiato e di una pedalata veloce verso il punto di partenza al centro di Rosolina Mare, dove le molteplici luci dei locali pubblici ci accolgono insieme ad allegre note musicali che preludono alla piacevole animazione notturna del centro balneare.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “In bici nel Parco del Delta del Po”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/in-bici-nel-parco-del-delta-del-po/