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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Lungo la via dei Certosini

Una “camminata” da Villanova Marchesana a Bellombra, alla scoperta di corti medioevali ed antichi oratori

di Sauro Passarella

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 30–33

C’è sempre una storia da raccontare, che spesso ha come teatro luoghi vicino a noi e che ci può portare a riscoprire il nostro passato e l’identità della nostra comunità. Storia che si nasconde nei borghi del Polesine, ignorati dai grandi itinerari turistici, dove però si sono sviluppate leggende, sono sorti oratori, chiese e perfino importanti abbazie, giacimenti culturali dimenticati, testimonianze di un passato la cui memoria va recuperata.

Con lo spirito di riscoprire reminiscenze del passato e godere della suggestione di luoghi rurali ancora genuini, abbiamo ideato una “camminata” nella zona rivierasca del Po, partendo da Villanova Marchesana per spingerci nella campagna verso Adria con destinazione Bellombra: in tutto sette chilometri, lungo antichi percorsi medioevali, nei possedimenti dei Monaci Certosini di San Bruno (fondatore dell’Ordine nel 1084).

Va innanzitutto ricordato come i Monaci Certosini si siano insediati nella zona nel 1461, allorché ricevettero, come donazione dal Duca Borso D’Este, vasti possedimenti terrieri nella zona di Villanova Marchesana (allora Villanova de’ Burgelli) e Corcrevà, località di Bellombra. I monaci ottennero poi ulteriori donazioni dal duca Ercole I nel 1489, cosicché i loro possedimenti raggiunsero i 270 ettari. Punto di riferimento principale della comunità monastica, la Certosa di Villanova della quale purtroppo non rimane traccia. Era ubicata nella zona di Villa Luisa (che fu dei conti Camerini) nella attuale località Santi.

Iniziamo dunque la nostra camminata lasciando il centro di Villanova Marchesana per raggiungere VIA GORESINA, dove presso un incrocio stradale, detto “d’la Cisiòla”, si trovano ancora i resti di una antica chiesetta: un oratorio dedicato alla “Beata Maria Vergine” (un tempo noto per un pregevole affresco della Pietà) oramai ridotto ad un malinconico cumulo di detriti. E’ questa una zona che nel corso dei secoli ha perduto l’importanza originaria, per cui oggigiorno alcuni edifici risultano in stato di abbandono, come si può notare dalla diroccata costruzione, un tempo (sec. XVI) sede della milizia di frontiera della Serenissima Repubblica, essendo collocato al confine tra la Repubblica Veneta e lo Stato Estense. Il vetusto edificio, che fino a qualche decennio fa portava nel frontespizio sud l’immagine marmorea del Leone Alato di Venezia, ora scomparso ed ignominiosamente utilizzato – come asserisce qualche anziano – come fondo stradale.

La campagna sconfinata accoglie il gruppo di camminatori che procedono lungo Via Goresina Inferiore, che risulta essere un antico argine costruito dai Certosini nel 1489.

Varie costruzioni rurali (alcune desolatamente abbandonate) richiamano l’attenzione dei “camminatori”. Spicca in lontananza un’imponente corte, dominata da un ragguardevole edificio padronale detto il “Palazzon”, in LOCALITA’ POLESINA. Raggiungiamo l’enorme corte, caratterizzata da una grande struttura, ancora ben conservata (sec. XVI) con maestose arcate in mattoni.

Qui veniamo accolti con squisita cordialità dalla famiglia di Sandro Mazzaro che gentilmente ci offre una degustazione dei prodotti della sua azienda agricola. Il clima diventa particolarmente festoso con assaggi di salumi, pan biscotto e vini, seduti sulla paglia.

Prima di accomiatarci dalla corte del Palazzon, ho modo di richiamare alla memoria un’antica leggenda – più volte udita negli anni della mia infanzia – facente riferimento al “Posso di rasùri” (Pozzo dei rasoi). Da generazioni si narra che al Palazzon de la Polesina ci fosse un orrendo pozzo, al cui fondo erano posizionate affilate lame in grado di tagliare il corpo di chi fosse stato gettato nella sua cavità. In fondo al pozzo si diceva poi ci fosse calce viva per sciogliere immediatamente i martoriati corpi dei malcapitati. E le principali vittime erano fanciulle di Bellombra, invitate a grandi feste dai signori che qui venivano a villeggiare. Signorotti senza scrupoli che, dopo laute libagioni, approfittavano delle giovani e poi le lanciavano nel pozzo, dove sparivano per sempre.

Con orrore anche noi ragazzini ripetevamo la macabra storia e, nei periodi di siccità, quando il livello dell’acqua si abbassava, andavamo attorno al pozzo (del quale oggi non c’è più traccia) ed esclamavamo: Guarda! Si vedono le ossa! Che paura! Scappiamo!

Nessuna fuga invece per il gruppo dei camminatori che, dopo i ringraziamenti per la gradita ospitalità ricevuta al Palazzon, riprendono l’itinerario superando la LOCALITA’ ISOLELLA per sostare dinanzi ad un particolare Oratorio detto della Madonna del Pero. Una chiesetta questa che una secolare devozione popolare ha legato ad altre due, tanto da costituire un percorso religioso detto delle “tre sorelle”, ovvero tre chiese meta di un pellegrinaggio che nel passato contava numerosa partecipazione: la più meridionale delle tre è posta a sud del Po a Berra (FE), ed è conosciuta come “Madonna della Galvana”; quella centrale a Papozze dedicata alla “Madonna della Neve”; la più settentrionale la “Madonna del Pero” di Isolella di Bellombra ove il nostro gruppo pedestre compie una sosta.

Il cammino riprende, superando la località Burchio per raggiungere BELLOMBRA caratterizzata dalla bella Chiesa dedicata a S. Giacomo e S. Eurosia. Non abbiamo a disposizione il tempo necessario per una visita all’interno del tempio, dove non mancano pregevoli opere d’arte e pertanto procediamo alla volta della vicina CORCREVA’. E qui possiamo ancora vedere i resti della seconda Corte Benedettina, caratterizzata da un grande edificio in mattoni a vista, costruito su 11 arcate, che purtroppo sono state tamponate facendo perdere alla struttura l’eleganza originaria.

Procediamo frattanto verso la prestabilita tappa conclusiva del nostro itinerario raggiungendo la LOCALITA’ POSSIONANZA DI BELLOMBRA, dove presso la trattoria alla Rosa siamo attesi per un gustoso pranzo, a base di tipiche specialità polesane.

– Foto di Cristiano Fenzi

– Fonti storiche e leggende del prof. Paolo Rigoni e della prof.ssa Chiara Crepaldi

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Come citare questo articolo

Sauro Passarella. “Lungo la via dei Certosini”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/lungo-la-via-dei-certosini/

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