Il prof. Virgilio arrivava a scuola in bicicletta, “inesorabilmente”… mai che un raffreddore, una febbriciattola od una malattia lo vedessero assentarsi dal posto di lavoro. Le uniche assenze che si concedeva erano quelle in occasione del congresso della Democrazia Cristiana, che poi recuperava scrupolosamente.
Ogni mattina, dieci minuti prima del suono della campanella di entrata, abbigliato a seconda della stagione, sempre in giacca sotto l’impermeabile o sotto il cappotto lasciava la bici nella rastrelliera, riparata dalla tettoia, e si avviava, claudicante e da solo, lungo la scala per farsi trovare in cattedra dagli alunni della prima ora mentre sfogliava, sino al suono della campanella, il quotidiano per aggiornarsi sulle notizie del mattino.
Certamente, soprattutto nei primi anni, la Sua imponente serietà incuteva soggezione, per cui bastava la sua presenza per acquietare i nostri bollenti spiriti giovanili. Le imitazioni erano sempre garbate ed affettuose perché, con il passare degli anni, il timore iniziale si era tramutato in stima ed il rapporto in fiducia anche quando il suo ruolo gli imponeva di ‘regalarci’ delle insufficienze… Abbiamo capito maturando che non erano mai punitive ma di stimolo e per farci crescere. Alla fine del quinquennio Lui ci aveva adottato e noi avevamo adottato Lui. A volte in aula c’era il momento della battuta, dell’ironia e persino dell’autoironia….
Un episodio per tutti. Il Professore raramente girava tra i banchi e solo saltuariamente controllava gli esercizi assegnati per casa… semmai chiedeva a noi se volevamo che qualcuno, non risolto, fosse corretto nel qual caso sceglieva un “..bravo ragazzo..” e lo mandava alla lavagna a svolgerlo… eventualmente sotto la Sua guida se era veramente impegnativo… In qualche occasione, verso la metà del trimestre faceva una verifica del lavoro domestico chiamando singolarmente gli allievi alla cattedra. A Lui era sufficiente vedere che si era provato e riprovato a svolgere l’esercizio od il problema e nessun rimprovero c’era per chi lo avesse eventualmente sbagliato… Ma i giovani sono giovani, le distrazioni molteplici per cui poteva capitare che qualcuno non avesse svolto i compiti per casa ed allora il Prof. se lo appuntava sul registro e certamente ne avrebbe tenuto conto, in caso di incertezza, in sede di voto trimestrale….
Come si può ben capire non era facile presentarsi alla cattedra senza esercizi svolti, ma tra i ragazzi ci sono sempre quelli “creativi” che inventano simpaticamente scuse, imprevisti o situazioni improponibili pur di farla “franca”…
Uno di questi era Braggion, che si era già giocato in quattro anni di scuola i funerali di “sette/noni”, troppi per un docente di lettere, figuriamoci per uno di matematica, e quella mattina…
“Braggion venga alla cattedra…”
Braggion, uno dei primi in ordine alfabetico quella mattina non solo non aveva svolto il problema assegnato, ma neppure si era portato il quaderno…
Braggion si alza e si avvicina a mani vuote alla cattedra…
Il Professore lo guarda e, vedendolo senza quaderno, chiede “Ha svolto il problema?”
Braggion con incredibile disinvoltura: “Vede Professore io a casa studio su un tavolo vicino alla finestra della mia stanza, sopra il tavolo ho un pacco di fogli di riciclo che uso per brutta copia per tenere in ordine il quaderno, sotto un cestino. Ho letto e riletto il testo del problema, preso un foglio e, fatta la rappresentazione, ho messo l’incognita nel raggio… e lavora, lavora, lavora non sono pervenuto ad un risultato utile ed allora ho appallottolato il foglio e l’ho buttato nel cestino….”
“E bravo Braggion! – risponde il Professore facendo finta di credere, mentre in aula a stento si trattengono i sorrisi maliziosi – Poi Lei si è subito arreso e così oggi non mi ha potuto portare niente…”
“E no, Professore, non è finita così – continua lo studente da attore consumato – perché io ho preso un secondo foglietto ed ho messo l’incognita nell’angolo e, dopo una nuova elaborazione, non sono pervenuto al risultato… allora ho preso il secondo foglietto e, dopo averlo accartocciato, l’ho buttato nel cestino…”
Tra i banchi c’è sorpresa e meraviglia davanti a tanto osare, e molti si mettono a ridere a testa bassa….
“ E bravo Braggion! – riprende Il prof. Virgilio guardandolo in viso con un incoraggiante sorriso – e così Lei ha fatto una seconda scelta errata!”
Sempre più preso dalla parte, ormai in cerca solo dell’applauso finale, per rendersi credibile alzando il tiro…: “Sì Professore, ma non è finita qui, perché poi ho preso sul tavolo un nuovo foglietto, ho messo la x incognita nella “corda” ed ho rielaborato il problema; non pervenendo, ancora una volta, a nessun risultato….ho accartocciato il foglio e l’ho buttato nel cestino…poi ho desistito..”
Noi allievi non riuscivamo più a trattenerci, ed anche il Professore, pur stando al gioco, sorrideva compiaciuto per tanta “spudorata inventiva”… Ma a quel punto doveva una risposta al “disinvolto” studente ed alla classe…e con assoluta tranquillità:
“Vede Braggion, le consiglierei la prossima volta di non usare i foglietti, mi creda: meglio un quadernino! Ed adesso indovini un po’come va a finire questa storia…: io qui ho una penna – e dicendolo portava la sua mano sulla stilografica nera che teneva nel taschino della giacca e lentamente svitava il cappuccio – e sulla cattedra, guarda caso, come vede ho un registro: ebbene, visto che lei ha fatto tre tentativi e li ha sbagliati tutti e tre, io le metto un tre sul registro e ci vediamo a settembre…vada pure a posto e…avanti il prossimo…” E, pur non tenendone conto, è poi finita proprio così!
La risposta, degna della magistrale interpretazione, chiuse l’insolito siparietto. Tralascio il dopo campanella facilmente intuibile… L’insegnante dell’ora seguente trovò una inspiegabile agitazione in aula quella mattina…
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Come citare questo articolo
Angelo Gandolfi. “Quella mattina in aula”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/quella-mattina-in-aula/