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STORIA - TRADIZIONI

I Codici miniati

Preziosi tesori conservati presso l’Accademia dei Concordi di Rovigo

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 48 2014 pp. 42–45

Al tempo in cui per opera di geniali architetti si alzavano al cielo ardite cattedrali, altri artisti, chiusi nel silenzio di monasteri o nelle loro botteghe, esprimevano la propria maestria intervenendo su importanti manoscritti decorandoli con miniature di raffinata eleganza e fantasiosa varietà di stili e colori.

Anche il nostro “tempio della cultura”, vanto della Citta di Rovigo, la Biblioteca dell’Accademia dei Concordi, appunto, conserva numerosi esemplari di manoscritti miniati, di pregevole valore sia per l’origine, di età medioevale, sia per la ricchezza e varietà iconografica. Un utile strumento per la conoscenza della materia ci è offerto dal volume “I Manoscritti Medievali delle Province di Belluno e Rovigo”, con gli studi della dott.ssa Michela Marangoni, che presta la sua attività professionale presso la stessa Accademia, e della dott.ssa Federica Toniolo dell’Università di Padova.

Va innanzitutto ricordato come il patrimonio accademico sia ordinato in due distinte sezioni dette “Concordiana”, dal nome del sodalizio rodigino, e “Silvestriana”, dal nome della famiglia Silvestri, che contribuì in modo assai generoso alla formazione delle collezioni librarie e artistiche¹. In entrambe le sezioni sono conservati i preziosi manoscritti; in numero molto più consistente nella raccolta Silvestriana, testi importanti compresi in un periodo che va dal 1200 al 1500.

La Raccolta Concordiana

La Concordiana annovera tra le provenienze anche manoscritti appartenenti a corporazioni religiose soppresse, come il Concordiano 107 un tempo dei Padri Cappuccini di San Michele in Rovigo².

Tra i manoscritti di grande interesse vanno citati in particolare il Concordiano 39 contenente un volgarizzamento delle Epistole a Lucilio di Seneca e il Concordiano 200 contenente il Ninfale Fiesolano del Boccaccio. Entrambi furono di proprietà di Marsilio III Casalini: passati di mano in mano, vennero donati all’Accademia da Pier Maria Torelli Minadois³.

In questi due testi risaltano alcune pagine arricchite da miniature.

Nel manoscritto Conc. 39, f.1r, il foglio posto ad incipit delle rubriche (f.1r) e quello con il prologo al volgarizzamento delle Epistole a Lucilio (f.9r) si presentano incorniciati da fregi formati da racemi e foglie lanceolate dipinte in rosso, rosa, verde, blu e rilevate a biacca. Nel margine inferiore e superiore dei fregi si aprono dei tondi in origine dipinti con degli stemmi che, in epoca imprecisata, vennero coperti con lamina d’oro ad eccezione di quello al centro del margine inferiore che appare ridipinto con lo stemma d’Angiò⁴.

Molto belle e raffinate sono le decorazioni del Concordiano 200 (f.2r), datato 1446, di indubbio interesse, contenente, come già detto, il Ninfale Fiesolano del Boccaccio. Il codice, appartenuto al Casalini, narra le vicende dell’amore della ninfa Mensola e del pastore Africo. Il tema amoroso è visualizzato nell’elegante iniziale che apre il testo. Su fondo blu, appare una gentildonna nell’atto di incoronare l’amato inginocchiato dinanzi a lei. Dall’iniziale, in parte formato da un fantastico drago verde con ali, becco e orecchie allungate, si diparte un fregio che orna il margine esterno e superiore, composto da un ramo racemo, foglie, grandi fiori fantasiosi, piume di pavone cigliate a penna e ornato di filigrana sottile, quasi una trina⁵.

La Silvestriana

Nel 1858 i nobili Silvestri affidano all’Accademia dei Concordi la biblioteca di famiglia ricca di 40.000 opere a stampa comprendenti manoscritti molto importanti. Tra essi, un codice considerato un capolavoro, catalogato nel Silvestriano 212, un unicum del volgare padovano della fine del Trecento carrarese o dei primissimi anni del Quattrocento: è la Bibbia Istoriata Padovana. La celeberrima Bibbia consiste in un codice pergamenaceo miniato, smembrato fra l’Accademia di Rovigo e la British Library di Londra.

La parte rodigina comprende la Genesi e Ruth, 344 miniature, che già nel 1846 un giornalista tedesco aveva ammirato nella biblioteca di casa Silvestri. Si può ipotizzare che, poiché il Genesi reca delle attestazioni in lingua ebraica, Genesi e Ruth siano stati ceduti ai Silvestri da negozianti ebrei.

L’altra parte della Bibbia (529 miniature) dal 1844 si trova alla Britsh Library e comprende il codice smembrato del Pentateuco, ossia Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio e il libro di Giosuè, mentre il libro dei Giudici andò perduto. E’ importante ricordare che nel 1999 ci fu un evento eccezionale di portata internazionale relativo a questa Bibbia. Infatti nella sala Oliva dell’Accademia fu riunita la Bibbia istoriata e fu possibile ammirare tutte le figure dei fogli della parte rodigina, completamente sfasci- colata dopo il restauro.

La Bibbia è a doppio registro narrativo, figurato e linguistico, sicuramente miniato a Padova. Il testo è didattico-didascalico e scritto da un’unica mano assai simile a quella dell’Erbario Carrarese, sontuoso codice realizzato per Francesco Novello, signore di Padova.

La particolarità del manoscritto risulta evidente nelle scelte illustrative. Ogni carta contiene generalmente quattro vignette illustrate, ricche di dettagli, colorate a tempera, incorniciate di rosso e commentate dal testo scritto. Il Codice 212 è notissimo agli storici dell’arte secondo i quali queste miniature rielaborano gli esiti raggiunti nella pittura monumentale da illustri artisti che operarono in Padova nel Trecento come Altichiero, Giusto de Menabuoi e Jacopo da Verona⁶.

Miniature ad ambito bolognese sono il Silv. 214, che contiene un codice con testi di Valerio Massimo e di Varrone, miniato, come il Seneca, con iniziali con ritratti, verosimilmente dottori nell’atto di indicare il testo scritto, abbigliati con abiti dai colori vivaci e berrette orlate di ermellino e cappucci.

Il manoscritto Silv. 211, contiene opere di Cicerone. L’apparato illustrativo è costituito da un’iniziale figurata dell’autore con il libro, purtroppo assai compromessa e ridipinta.

Tra i codici databili alla metà del Quattrocento vanno indicati anche due libri d’ore, di piccole dimensioni, nati per la preghiera privata: il Silv. 53 e il Silv. 54. Se il primo si presenta molto rovinato e mutilo, il secondo appare meglio conservato con temi relativi alle preghiere delle ore. Per l’Ufficio della Vergine molto bella è l’iniziale con l’Annunciazione.

Assai interessante è la miniatura con il ritratto dell’autore, posta ad incipit del Super I librum Sententiarum di Duns Scoto che si trova nel Silv. 215. E’ evidente che si tratta di una raffigurazione del dotto teologo francescano, dipinto nell’atto di insegnare, affacciato ad un leggio ligneo dove è posto un libro. Ha il capo coperto da una berretta nera da dottore e indossa un saio marrone con cappuccio. Siamo di fronte ad una interpretazione provinciale delle illustrazioni che ornano un gruppo di incunaboli frutto dell’impresa editoriale di Lorenzo Canozi da Lendinara, proto tipografo di Padova oltre che, con il fratello Cristoforo, rinomato intarsiatore⁷.

Merita rilevante menzione un altro artista di origini polesane: il miniatore Antonio Maria da Villafora e la sua bottega, il quale, alla fine del Quattrocento, operò in Padova: a lui sono stati attribuiti codici per l’ambiente universitario padovano. Ad Antonio Maria da Villafora si accosta anche il Codice Concordiano 88, in cui la miniatura appare purtroppo rovinata, con sant’Agostino e le monache che orna il manoscritto delle Regole ad uso delle monache agostiniane di Rovigo datato 1500.

Tra i libri liturgici si ricorda l’Ufficio con Salterio relativo al Silv. 89, due pagine dipinte con cornice bordata in lamina d’oro e riempita da filigrana con fiori e foglie multicolori e bottoni dorati di stile ferrarese. Nel margine inferiore di un foglio è raffigurato in un tondo sant’Agostino vescovo con cocolla nera, forse a indicare che anche questo libro apparteneva ad una comunità agostiniana.

Di raffinata bellezza è pure il codice Silv. 126, che contiene opere di Aristotele. Presenta iniziali di varia grandezza a corpo in lamina d’oro poste su fondi a lacunari rosa, verdi e blu pallidi con puntini di biacca, sui quali corrono eleganti racemi. I colori dalle tonalità chiare e i tralci sottili, terminanti con foglie dentellate, sono di attribuzione probabilmente toscana e, più propriamente fiorentina, come è la piccola farfalla posta alla fine del fregio del margine superiore, un elemento spesso presente in tale ambiente miniaturale.

Molti altri codici conservati presso la Biblioteca dell’Accademia dei Concordi, meriterebbero un’adeguata descrizione come, ad esempio, i manoscritti Silvestriani 71, 103, 123, 310, 594 di straordinaria bellezza.

Il manoscritto di Adria

Vorrei concludere citando un ultimo codice – questo presente ad Adria – il manoscritto 866, probabilmente di ambiente ferrarese, conservato nella Biblioteca Comunale di Adria. Riguarda le miniature della volgarizzazione di Epitome di Giustino. Il fregio e l’iniziale del foglio si trovano in un ornato a bianchi girali in manoscritti eseguiti su commissione del duca Ercole I d’Este (1471-1505)⁸.

Accostarmi all’arte della miniatura nei manoscritti medioevali è stata un’entusiasmante scoperta di artisti che mettevano il loro ingegno a servizio della bellezza nel valorizzare sia opere di grandi letterati sia di semplici testi di culto, e questo perché riconoscevano in quei manoscritti la sacralità dello spirito dell’uomo e di Dio. Artisti, dunque, meritevoli di onore nella Storia dell’Arte, e grandi maestri di eleganza, di certosina pazienza, di vivace fantasia decorativa, di gusto raffinato dei colori e di geniale creatività.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Francesca Magon. “I Codici miniati”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-codici-miniati/

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