L’importante mostra “Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento” promossa a Padova nel primo semestre del 2013 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, ha suscitato ampi consensi anche in Polesine, territorio che, al tempo, vide agire varie personalità interessate alle tematiche della rinascita delle lettere e delle arti.
Fratta, in particolare, costituì un importante centro di riferimento, grazie soprattutto alla presenza di Lucrezia Gonzaga (1524-1576), raffinata nobildonna mantovana qui giunta in seguito al matrimonio con il condottiero di ventura Gianpaolo Manfrone.
Nella villa-fortezza del marito (che morì prigioniero a Ferrara nel 1552, dopo essere stato catturato da un manipolo di armigeri estensi con l’accusa di complottare contro il duca) la giovane e coraggiosa nobildonna diede vita ad una piccola corte rinascimentale, che vide convenire a Fratta fior fiore di studiosi e letterati – tra cui Girolamo Ruscelli, Lodovico Dolce, Ortensio Lando, Orazio Toscanella, Girolamo Parabosco – con molti dei quali si intrecciarono anche fitti rapporti epistolari.
A questo punto nasce spontanea una domanda: Pietro Bembo, artefice primario del Rinascimento, giunse a Fratta Polesine in visita alla cultrice appassionata delle tematiche umanistiche, nonché animatrice solerte dell’Accademia dei Pastori Frattegiani?
C’è un’importante coincidenza che fa pensare, se non ad una sicura frequentazione, quanto meno all’esistenza di rapporti epistolari, in relazione alla scelta dei due personaggi di affidare nello stesso anno, il 1552, allo stesso stampatore veneziano, la propria raccolta di lettere spedite a personaggi illustri del tempo.
Tra le “Lettere” di Lucrezia Gonzaga – pubblicate “in Vinegia, MDLII… Appresso Gualtero Scotto”, e ristampate nel 2009 dall’editrice Minelliana, a cura di Renzo Bragantini e Primo Griguolo – non è però presente alcuna missiva inviata a Pietro Bembo.
Per saperne di più e fare luce sull’interessante presenza a Fratta di una corte rinascimentale, ci incontriamo col prof. Mario Cavriani, presidente dell’Associazione Minelliana che ha edito il citato volume con le Lettere di Lucrezia Gonzaga.
D. Prof. Cavriani, si può pensare alla possibilità di frequentazioni culturali, quanto meno di tipo epistolare tra Lucrezia Gonzaga e Pietro Bembo?
R. Allo stato attuale degli studi, escluderei che vi siano stati rapporti epistolari tra Pietro Bembo e la Gonzaga; i curatori dell’edizione critica delle lettere della Gonzaga, edite recentemente dalla Minelliana l’avrebbero senz’altro segnalato. Va inoltre detto che, quando Lucrezia pubblica nel 1552 a Venezia la sua raccolta epistolare, il cardinale Pietro Bembo era già morto a Roma da 5 anni, e la coincidenza dell’anno di stampa presso il medesimo editore dell’epistolario del Bembo (presumibilmente voluta dagli eredi), può ritenersi casuale. Neppure riteniamo che ci possano essere state frequentazioni di tipo culturale tra i due in quanto Lucrezia, che era approdata dopo il matrimonio nel 1541 con il capitano di ventura Gianpaolo Manfroni nel maniero di Fratta, ed occupata in ben altre faccende familiari, non poteva incontrare Pietro Bembo, trasferitosi nel frattempo a Roma già nel 1539, dopo essere stato eletto cardinale dal Papa Pio III Farnese.
D. Tra le lettere di Lucrezia Gonzaga troviamo due missive a Torquato Bembo. Chi era costui?
R. Torquato Bembo, come spiega in nota a piè pagina lo studioso Primo Griguolo, è uno dei tre figli naturali di Pietro Bembo, quindi quasi coetaneo di Lucrezia Gonzaga, anche lui letterato e già avviato come il padre alla carriera ecclesiastica. Dal contenuto delle due missive di Lucrezia inviate a Torquato, si evince che tra i due ci sia stata sia una frequentazione culturale (probabilmente nel corso degli spostamenti della Gonzaga da Fratta a Venezia) che una fitta corrispondenza epistolare.
D. La ripubblicazione del volume delle “Lettere” di Lucrezia Gonzaga ha portato alla luce uno spaccato storico ai più del tutto sconosciuto, ovvero la presenza di una piccola corte rinascimentale in Polesine. Come si spiega ciò in un territorio troppo spesso considerato emarginato e del tutto estraneo ai più importanti movimenti culturali?
R. La cosiddetta stagione felice di Fratta Rinascimentale coincide proprio con gli anni in cui Lucrezia vi ha soggiornato dal 1541 al 1570 circa, periodo nel quale si verificano positivi avvenimenti concomitanti, come rileva la studiosa Stefania Malavasi nel libro da lei curato “Le ricchezze dell’agricoltura” di Giovanni M. Bonardo. Intorno al 1555 si registra la concentrazione a Fratta e nelle vicine Costa e Lendinara di un consistente numero di soldati al servizio della Serenissima, molti dei quali, nonostante il divieto veneziano, acquistano case e terreni, creando nuclei familiari stabili, sposando le donne del luogo. C’è poi da considerare l’espansione delle bonifiche con la creazione delle grandi proprietà e anche la presenza di famiglie patrizie veneziane come Badoer e Grimani che commissionano ad architetti affermati come Palladio l’edificazione delle loro ville di campagna attorno al maniero medievale dell’illustre famiglia dei Manfroni, condizionando l’espansione urbanistica del centro storico con l’estensione intorno al palazzo di giardini e orti.
D. Un palazzo-fortezza purtroppo scomparso¹, ma con Lucrezia Gonzaga divenuto molto importante sotto il profilo culturale.
R. E’ così. Questo spazio infatti diventerà l’iniziale sede dell’Accademia dei Pastori Frattegiani, luogo di lavoro intellettuale libero, al riparo da invidie e malignità, voluto e animato da Lucrezia Gonzaga e dal letterato/fattore frattegiano Giovanni Maria Bonardo, punto d’incontro di uomini di cultura di area padana e veneta e non solo, un gruppo unito da interessi comuni, legati alla produzione editoriale, il quale, dopo il 1563, soppressa l’Accademia degli Addormentati a Rovigo, diventa fucina di dibattiti su tematiche religiose anch’esse di impronta erasmiana e sospette di eresia².
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Fratta e il Rinascimento”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/fratta-e-il-rinascimento/